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Ecco come Ons Jabeur e Chris Eubanks hanno conquistato Londra

La gioia di Ons Jabeur

La gioia di Ons Jabeur

 (afp)
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L’affetto per Ons Jabeur ha la consistenza che può avere un sentimento collettivo eppure è palpabile, impregna la Centre Court e fa da calamita per le speranze e le aspirazioni di milioni di persone fiduciose nella possibilità che lo sport cambi una vita e, addirittura, una società. Quando, con due pezzi di assoluta bravura, la tunisina si guadagna il secondo set (il primo l’aveva ceduto al tie break), lo stadio trema per l’applauso dei quindicimila che l’assiepano. Sono emozioni vere, queste.

Con tutto il rispetto che la classe e la determinazione di Elena Rybakina meritano, anch’io vorrei che Ons raggiungesse per la terza volta in un anno una finale di slam, dopo quelle dei Championships e degli Us Open 2022, e che stavolta si prendesse lei il titolo. A batterla l’anno scorso qui fu, in finale, proprio la moscovita naturalizzata kazaka contro la quale lotta oggi (allora finì 3-6 6-2 6-2), mentre a New York fu Iga Swiatek a farla uscire dal campo sconfitta (6-2 7-6). Ons, 29 anni il mese prossimo, per giocare a tennis se n’è andata da casa quasi bambina, ha fatto una gavetta durissima e talvolta umiliante, si è guadagnata una borsa di studio e ha trovato spazio nel circuito con un crescendo lento ma inesorabile: Top 100 nel 2017, Top 50 nel 2020, Top 10 nel 2021, Top 5 l’anno scorso, chiudendo la stagione da numero 2 WTA. È già nella storia dello sport africano e mondiale anche se le manca il sigillo dello slam.

Il confronto che dà l’accesso alla semifinale oppone i cambiamenti di ritmo di Ons alla potenza misurata di Elena. La ragazza di Ksar Hellal, a sud di Monastir, serve per il primo set sul 6-5 ma si lascia scappare la ghiotta occasione e poi non riesce a recuperare il triplo svantaggio accumulato nel tie break. Ho già spoilerato il finale del secondo set, che si chiude sul 6-4 per Jabeur. Nel terzo, il suo gioco - il più divertente del circuito femminile e migliore di quello della stragrande maggioranza dei maschietti ATP - prende nettamente il sopravvento su quello, improvvisamente fuori misura, di Rybakina. Ons serve avanti 5-1, ha due momenti di emozione (doppio fallo e palla corta in rete) ma per il resto il suo è un game ineccepibile. Ad attenderla in semi, domani, c’è la bielorussa Aryna Sabalenka, che ha faticato appena per eliminare l’americana Madison Keys (6-2 6-4).

I due quarti di finale odierni del torneo maschile sembrano frutto della fantasia di un buon sceneggiatore di serie tv. Da una parte, sul campo principale, Carlos Alcaraz vs. Holger Rune, primo scontro a livello di slam dei due ventenni che stanno opzionando il futuro del tennis; dall’altra, sulla Court No. 1, Daniil Medvedev vs. Christopher “Chris” Eubanks, il russo classe 1996 che è già stato numero 1 al mondo e l’americano classe 1996 che pochi conoscevano, entrato tra i primi 100 ATP il 2 aprile scorso e ufficiosamente numero 31 da lunedì prossimo: per capirci, scavalca Berrettini. Anche qui, anticipo gli esiti dei match: passano il turno lo spagnolo (7-6 6-4 6-4) e il russo (6-4 1-6 4-6 7-6 6-1).

Tra i ventenni terribili c’è un sostanziale equilibrio, ma Alcaraz non va mai davvero in difficoltà, dimostrandosi nettamente superiore nei momenti che contano (una sola palla break contro, nel primo gioco). Dopo il set d’apertura deciso al tie break (7-3), nel secondo e nel terzo risultano determinanti i break sul 4-4 e sul 2-2.

Più di Medvedev, il protagonista dell’altra semifinale è Eubanks, al quale non bastano 74 vincenti per far crollare l’avversario, che passa il turno grazie soprattutto ai 28 ace e allo straordinario tie break del quarto set. Chris sta diventando un personaggio molto popolare a Londra. I giornali inglesi scrivono compatti che si è fatto avanti per diventare un britannico onorario. Tutto nasce da una sua risposta in conferenza stampa dopo la vittoria su Cameron Norrie, il secondo beniamino locale (il primo è Andy Murray): “Il pubblico mi sta davvero dando una mano. Perfino durante la partita contro Cameron ho vissuto dei bei momenti, mi hanno applaudito. Sì, mi sento un po’ come un britannico onorario”. Bingo. Come con Ons nella Centre Court, il pubblico del secondo stadio di Wimbledon tifa per lui. A 27 anni, Eubanks è una “specie di fioritura tardiva”, scrive l’Evening Standard, non solo perché prima d'ora mai aveva superato il secondo turno di uno slam ma anche per il fatto di aver dedicato anni al circuito universitario per il team Georgia Tech Yellow Jackets. Quindi l’erba era per lui una superficie sconosciuta e, raccontano, di recente ha chiesto consigli al proposito a Kim Clijsters. “Devi dedicarti al movimento delle gambe”, si è sentito dire. L’ha fatto ed è arrivato fin qui, vincendo, prima della cavalcata wimbledoniana, il Mallorca Open.

Anche Coco Gauff e Naomi Osaka gli sono state d’aiuto: “Per molto tempo mi sono chiesto se fossi o meno in grado di giocare gli slam e i Masters 1000. Sentirle parlare dei loro obiettivi raggiunti è stato contagioso”. Figlio di un predicatore battista a cui piaceva giocare a tennis, Chris deve molto a Donald Young, per anni tra i top player americani, e ai suoi genitori: senza di loro forse non sarebbe arrivato al professionismo. La sconfitta di oggi è da ascriversi tra quelle dovute all’inesperienza. Ma Eubanks se la sta facendo in fretta, l’esperienza che gli serve.

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