La paura di vincere è sintetizzata, nel gergo tennistico, dall’espressione “braccino”. Ecco, a Ons Jabeur - già finalista sconfitta a Wimbledon da Elena Rybakina e a Flushing Meadows da Iga Swiatek l’anno scorso - oggi “viene il braccino” quando nel primo set va a servire per lo 0-3 e concede il break e quando, avanti 2-4, si fa raggiungere e superare definitivamente fino al 6-4. La tunisina e Marketa Vondrousova, la sua avversaria, si conoscono bene, visto che oggi si affrontano per la settima volta. Tre i successi a testa: Marketa giovanissima prevale sulla terra rossa a Praga nel 2015, quest’anno quella “ritrovata” s’impone sul sintetico agli Australian Open e a Indian Wells nel 2023. Ons vince 2016 sulla terra rossa a Sunrise in Florida e si ripete a Eastbourne nel 2021 sull’erba e a Stoccarda nel 2022, di nuovo sulla terra.
La ceca, classe 1999, non ha praticamente mai vinto alcunché da professionista, a parte un remoto torneo a Biel, in Svizzera, sei anni fa. Ha però raggiunto le finali del Roland Garros nel 2019 e quella delle Olimpiadi di Tokyo, perdendole per mano di Ash Barty e Belinda Bencic. Dunque nessuna sa meglio di lei cosa significhi avere il braccino. Nel suo caso, poi, ci sono stati anche problemi serissimi al braccio sinistro, che è quello dominante. Operata nella primavera dello scorso anno, aveva approfittato della convalescenza per preparare il matrimonio, celebrato il 16 luglio. Poi, partendo dai tornei minori, la risalita del ranking.
Anche nel secondo set è la paura a segnare le prestazioni delle protagoniste dell’attesissimo ultimo atto del torneo femminile dei Championships. A soffrirne di più è, di nuovo, Jabeur, che non percepisce, contrariamente a quanto le era accaduto nei quarti e nella semifinale, l’appoggio del pubblico della Centre Court e della platea globale trasformandolo in vincenti. In fuga sul 1-3, lascia che Vondrousova, meno tremebonda e più regolare, si rifaccia sotto. Poi, sul 4 pari, la numero 6 WTA cede il servizio per propria esclusiva responsabilità. Al servizio per prendersi il titolo, la mancina di Sokolov non sbaglia nulla, e incassa il 6-4 in scioltezza.
Tecnicamente, tra le due resta una divario netto, tutto a favore di Ons, ma oggi davvero non le è di alcun vantaggio. M’immagino molte lacrime negli spogliatoi, soprattutto sulla spalla del marito Karim Kamoun, ex olimpico di scherma e suo trainer. Questo epilogo mette anche me di cattivo umore perché il ruolo di Jabeur nella società globale prescinde dal mero fatto sportivo: per esempio, un suo successo avrebbe facilitato le relazioni tra il Maghreb e l’Europa.
Dunque, tra qualche giorno il piatto istoriato (che va solo alle donne e non, come ieri ho scritto nella fretta, al vincitore del torneo maschile, premiato invece con la coppa) avrà il posto d’onore tra i pochi trofei in casa di Marketa e del marito Stephan Simek, con il quale sta da quando aveva 16 anni, un tecnico informatico che l’ha raggiunta solo negli ultimi giorni a Wimbledon perché “non poteva lasciar da solo il nostro gatto”. O forse l’affiderà alla mamma Jindriska Anderlova, ex giocatrice di volley della Serie A ceca.
I record vengono registrati per stupire: per esempio, dalla prima edizione dei Championships femminili, organizzati nel 1884 a Worple Road dove oggi ci sono i prati di allenamento delle ragazze di una scuola superiore, Vondrousova è soltanto la cinquantunesima tennista a trionfare almeno una volta sull’erba più curata del mondo. Molte donne hanno infatti conquistato più titoli a Wimbledon, come Marina Navratilova, che ne ha sommati 9, o Steffi Graf e Serena Williams, 7.
Per quanto riguarda i quattro slam, la ceca è la campionessa numero 129. Ed è la prima che è approdata a due finali di major senza essere mai una testa di serie. Nella classifica mondiale sarà da lunedì la numero 10 dopo esser stata al massimo la numero 14. Entrata in tabellone a Wimbledon come numero 42 WTA, è la decima tennista con la classifica più bassa a conquistare uno slam. È in buona compagnia: dal 2000, ci sono riuscite tenniste come Clijsters, Serena, Swiatek, Ostapenko, Raducanu e Stephens, ai tempi scivolate per vari motivi a distanza dalle top player. Il dubbio è che Marketa sappia ripetersi a questi livelli: non lo escludo, se il successo di oggi la sbloccherà emotivamente.