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Us Open, l’ecatombe dei ventenni

Lorenzo Musetti

 
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Se siete djokovicciani, attenti a illudervi che, con la meglio gioventù del tennis mondiale che si sta già assottigliando sul sintetico di Flushing Meadows, per Novak - esordio oggi in scioltezza contro il francese Alexandre Muller in tre set (6-0 6-2 6-3) - si spiani la strada verso il rimpolpo del suo ricchissimo bottino di slam. L‘ecatombe odierna dei ventenni comincia con Holger Rune, classe 2003, testa di serie numero 4 del torneo, che esce di scena forse per il problema alla schiena che lo tormenta da un po’ (eppure giorni fa era sembrato ottimista quando aveva twittato: “La scansione, la radiografia, il trattamento e l’eccellente lavoro di squadra tra i medici di New York e di Monaco e il mio team mi assicurano che sarò pronto”), forse perché il suo avversario, lo spagnolo Roberto Carballes Baena, gioca la partita perfetta (6-3 4-6 6-3 6-2); l’ecatombe continua con altri giovanotti di buone speranze come i finalisti delle Next Gen Finals 2022 Jiri Lehecka e Brandon Nakashima, che s’incagliano malamente in tre set contro, rispettivamente, Arslan Karatsev e Laslo Djere; ha un’evoluzione sconcertante con Sebastian Korda, secondo solo a Carlos Alcaraz a Milano due anni fa, che cede per sfinimento (7-6 4-6 7-6 4-6 6-4) al martellatore ungherese Marton Fucsovics; diventa, almeno per noi, drammatica quando Lorenzo Musetti non ce la fa ad aver ragione di un francese spuntato dal nulla, il classe 2001 Titouan Droguet, al suo primo ingresso nel main draw di un major grazie all’ottimo percorso nelle qualificazioni (vittorie su Cristian Garin, Tennys Sandgren e Kimmer Coppejans). Il carrarino serve male, risponde peggio, ha un’ora e mezza accettabile tra il secondo set e l’avvio del quarto, poi cede di schianto: 6-3 0-6 7-6 6-3 6-2. Per l’allievo di Simone Tartarini è il momento di chiedersi quali provvedimenti può prendere, a questo punto della carriera, per uscire dallo stallo di insicurezze e tensioni che lo stanno bloccando. Ha bisogno di ritrovare serenità e fiducia, magari rinforzando il proprio team con inserimenti che lo potenzino sui versanti tecnico e psicologico.

Fuori Holger & Compagni, chi sono i giovani in grado di fermare o almeno intralciare la corsa di Nole nella parte inferiore del tabellone degli Us Open 2023? Non ne mancano. Oltre al citato Droguet, per esempio, un pericolo per il serbo si sta profilando all’orizzonte con le sembianze di un ragazzo nato a Prostejov in Cechia esattamente 18 anni fa, che di nome fa Jakub e di cognome Mensik. Chi l’ha visto, come me, umiliare Fabio Fognini nelle qualificazioni della scorsa settimana per poi eliminare lo svizzero Leandro Riedi e il connazionale Zdenek Kolar non si sorprende quando nel pomeriggio batte 6-4 4-6 7-6 6-2 Gregoire Barrere, uno dei francesi più in forma. Anche lo svizzero Dominic Stricker, che a 18 anni veniva annunciato come il probabile erede dei fasti di Federer e Wawrinka, ora che ne ha 21 sembra finalmente in grado di raccogliere le briciole del loro talento, battendo l’australiano Alexei Popyrin in quattro set.

La prova di forza data da Djokovic - in campo oggi 96 minuti rompendo la consuetudine dei suoi approcci cauti e farraginosi agli slam - è il primo dei dodici passaggi della sfida a distanza tra lui e Carlos Alcaraz che tutti si aspettino vada avanti fino al 10 settembre. Il tredicesimo passaggio dovrebbe essere lo scontro vero, il faccia a faccia, la resa dei conti in finale di una rivalità recentissima eppure già un “clásico”. Se lo sono promessi l’un l’altro dopo la strepitosa finale di Cincinnati della scorsa settimana, una delle più avvincenti a livello Masters 100 da parecchi anni in qua. Il murciano sarà in campo tra poche ore, a chiusura del programma dell’Arthur Ashe Stadium. Suo avversario un tedesco da non prendere sottogamba, Dominik Koepfer, 29 anni, cresciuto tennisticamente negli Stati Uniti, dove risiede.

Nell’attesa che il torneo mantenga o smentisca il copione che parrebbe già scritto, Nole incassa l’ufficioso ritorno alla testa della classifica mondiale, che manterrà in ogni caso poiché Carlitos sta vedendo scadere i punti ATP guadagnati qui con il trionfo di un anno fa. Dodici mesi che sembrano decenni: allora il serbo non era in tabellone, escluso per il suo rifiuto di certificare alle autorità sanitarie americane l’avvenuta vaccinazione anti Covid. Per fortuna, a New York nessuno sembra più ricordarsi della vicenda.

Dei cinque italiani scesi in campo oggi, nemmeno uno passa il turno. Sapete di Musetti. Va in confusione la testa di serie numero 29 Elisabetta Cocciaretto che si fa intrappolare dalla giovane ma assai esperta slovena Kaja Juvan, WTA 145, proveniente dalle qualificazioni (6-2 7-5). Stefano Travaglia, generoso come suo solito, riesce almeno a strappare un set a Tommy Paul, finalista battuto a Toronto da Jannik Sinner (6-2 6-3 4-6 6-1). Altrettanto fa Jasmine Paolini, che costringe Jelena Ostapenko al terzo set (6-2 4-6 6-1). È un disastro Marco Cecchinato, che racimola sei game (6-4 6-2 6-0) contro il russo Roman Safiullin, che non è Alcaraz. Non è un buon inizio.
 

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