Finals toccasana per Zverev, delusione per Alcaraz
di Claudio GiuaPer un infinito secondo il PalaAlpitour s’azzittisce alle 17.04. Alexander Zverev cade rovinosamente durante uno spostamento verso destra nel tentativo di intercettare un passante di Carlos Alcaraz. S’afferra la caviglia sinistra, tenta di rialzarsi, sembra non farcela. Migliaia di voci urlano nooooo all’’unisono. Altri quindici secondi d’incertezza, poi uno scrosciante applauso di sollievo lo accompagna mentre a fatica si rimette in piedi, arranca verso la panchina, si ripulisce, ruota il piede, va a servire per piegare il polso dello spagnolo. Vincerà lui il match, per di più in rimonta: 6-7 6-3 6-4. Più tardi dirà: “Non ho pensato di rivivere un dramma. É stato come scivolare per strada. A Parigi mi ero davvero storto malamente la caviglia. Avevo sentito un pop. Oggi no”.
Sascha Zverev avrebbe ispirato Fjodor Dostojevski. È un personaggio tragico, la sua storia è costellata di speranze e successi, di malattie e infortuni, di crolli e resurrezioni, di errori sanciti e pene contestate. Ci sono aneddoti e documenti che raccontano dei suoi problemi sui campi da gioco, con le donne, con gli amici e i collaboratori. Nemmeno sei mesi fa, il 21 maggio, è lì lì dallo scavallare, all’indietro, quota 30 nel ranking mondiale. Il 3 giugno dell’anno prima è crollato a terra sul centrale parigino durante la semifinale contro Rafael Nadal. Incidente grave: distorsione acuta dei legamenti laterali della caviglia destra. Stagione finita. Il tedesco classe 1997, che convive da sempre con il diabete di tipo 1, recupera in tempi rapidi ma, a parte la semifinale in marzo a Dubai, all’inizio non sembra in grado di tornare ai fasti di quando - primo di una nuova generazione di fenomeni - batteva tutti nelle ATP Finals di Londra nel 2018 e di Torino nel 2021 e sfiorava il titolo a Flushing Meadows nel 2020. Invece, nella seconda metà della stagione prende a collezionare risultati eccellenti, dalla semifinale a Parigi a quelle a Ginevra, Halle, Cincinnati e Pechino, dalla vittoria ad Amburgo a quella a Chengdu. Scala oltre venti posizioni del ranking ATP e il primo novembre trova ufficialmente posto tra gli otto di Torino 2023.
Sul fronte personale Zverev deve affrontare nel frattempo vicende complesse e poco commendevoli. Tempo fa l’ex compagna Olga Sharypova racconta di violenze domestiche delle quali un’indagine dell’ATP non rintraccia “prove affidabili né testimoni oculari”. Poi la modella Brenda Patea, dalla quale Alexander ha avuto una figlia nel 2021, si rivolge ai magistrati per presunti abusi e lesioni: poche settimane fa il tribunale di Tiergarten lo condanna a pagare 450 mila euro suddivisi in 90 rate giornaliere di 5 mila euro. Ovviamente, i suoi legali fanno ricorso.
A osservarlo in campo contro Alcaraz, almeno fino all’ansiogeno ruzzolone del terzo set l’amburghese sembra non aver risentito fisicamente o mentalmente delle vicende dell’ultimo anno e mezzo. Forse perché, adesso, a 26 anni, ha sempre accanto a sé in tour il papà-coach, che ha il suo stesso nome, e il fratello Mischa, numero 25 ATP nel 2017, mezzo coach e mezzo portavoce, confessore e controllore. Apparentemente pacificato, il tennis è l’unico centro dei suoi pensieri. Lo spagnolo, invece, conferma il periodo poco felice cominciato dopo la semifinale degli Us Open e continuato con la sconfitta rimediata contro Jannik Sinner all’inizio di ottobre a Pechino. Il quotidiano di Barcellona La Vanguardia ha scritto di una fascite plantare al piede sinistro che condizionerebbe le sue prestazioni. L’interessato non conferma. Piuttosto dà tre ragioni del rendimento non soddisfacente di oggi, al suo esordio assoluto nelle Nitto ATP Finals: i troppi tornei ai quali ha partecipato durante la stagione, la superficie eccessivamente veloce (“…non so perché mettano questo manto se tutti i tornei sono sull’hard lento”, dice in conferenza stampa) e le palle che cambiano a ogni torneo (“…beh, dovrebbero fare qualcosa perché è incredibile che, se giochiamo tre o quattro tornei di fila, giochiamo con tre o quattro tipi diversi di palle. È rischioso”. Salvato rocambolescamente il primo set, negli altri due subisce il servizio e il diritto di Zverev. Il numero 1 di Spagna e 2 del mondo se la vedrà nei prossimi due turni con Daniil Medvedev e Andrey Rublev. Dovrà batterli entrambi per provare ad approdare alle semifinali.
Mica facile, per Carlitos, soprattutto contro Medvedev. Oggi i due moscoviti si affrontano direttamente nella sessione serale. È l’ottava volta nel circuito ATP ma forse la centesima da quando si conoscono. Come usa dire la presidente del Consiglio, l’underdog è Andrey, così come nel pomeriggio era Zverev. Ma è il favorito stavolta a prevalere. Il biondo boccoloso ed emotivo non riesce a esprimere un tennis efficace nonostante s’impegni come sempre e diverta il pubblico. Daniil il Cinico è invece inesorabile se appena l’avversario si distrae, come spesso gli accade. Sbaglia poco e rischia meno. Finisce 6-4 6-1, con Rublev che si dispera, scoraggiato, quasi fino all’autolesionismo. Dostojevski vorrebbe anche loro due come comprimari di Sascha nella versione 2023 di “Il giocatore”.