Troppo Djokovic per Sinner (che può attendere)
di Claudio GiuaPuò essere che il barone de Coubertin pensasse davvero che l’importante è partecipare, ma chi fa sport agonistico sa che non è così. Vincere è un’altra emozione. Lo ha spiegato bene martedì scorso Jannik Sinner dopo aver battuto Novak Djokovic in tre set: “Sentirsi in cima (al mondo ndr) è fare meglio di uno che ha alzato la coppa in 24 slam”. Peraltro, in forza dei trionfi in tutti quei major ma anche in 6 ATP Finals, in 40 Masters 1000, in 15 ATP 500, nella Coppa Davis eccetera eccetera, nessuno sa meglio di Nole quanto piacere c’è nel dire “io vinco”.
Tuttavia, l’episodio agonistico che chiude le Finals non è un match del round robin, quando a una giornata storta si può mettere una pezza. A questo punto, il tennis torna alla sua essenza: chi perde è fuori. Per la prima volta così avanti in un torneo che vale come uno slam, il cuore di Jannik batte più forte, le gambe sono un po’ legnose, lo sguardo viene attratto dai moltissimi tifosi in total look arancione, parrucche comprese. Il serbo invece non spreca un gesto, non alza gli occhi, usa ogni secondo, non si fa distrarre da nulla. Al servizio è incontenibile. Negli scambi prolungati punta a far sbagliare l’avversario, mentre Sinner insiste inutilmente a cercare i vincenti. Portato il duello sul territorio dell’ottimizzazione delle energie fisiche e mentali, il divario si cristallizza a favore di Diokovic che nel primo parziale, ottenuto il break in rimonta sul 15-40 nel quarto game, non si fa più raggiungere.
All’inizio del secondo set il giovane sudtirolese prova disperatamente a fermare la valanga messa in movimento dalla pressione mediatica fuori dal campo e da quella dell’avversario in campo. Subisce un break in apertura, accelerando l’inerzia che lo sta travolgendo. Quando serve, il numero 1 al mondo sfiora la perfezione: per settanta minuti non concede un’occasione di break che sia una e poi, quando se ne concretizzano un paio nel sesto game, le annulla con imbarazzante sicurezza. Subito dopo, il numero 1 d’Italia è commovente nel prolungato tentativo, che va a buon fine, di prolungare il match. È il suo momento migliore, che per dieci minuti illude i dodicimila del Pala Alpitour. Invece, la fine del match arriva per un banalissimo doppio fallo.
Onestamente, il punteggio, 6-3 6-3, riassume con fedeltà quanto accaduto sul campo. Nole rimpingua un palmares che lo spinge sempre più su nel virtuale ranking dei Greatest of All Times. Jannik affronterà la prossima stagione con la consapevolezza che nessun obiettivo è fuori dalla sua portata. Che l’ultimo atto delle Finals 2023 si sia trasformato per noi italiani, giorno dopo giorno, in uno degli eventi sportivi dell’anno e forse del decennio lo hanno capito persino a viale Mazzini 14 a Roma, dove hanno smontato il sancta sanctorum della programmazione domenicale di RaiUno per fare spazio alla diretta. Peraltro, non è soltanto a Torino che il successo delle Finals fa notizia. La FITP ha celebrato tutti i record di questa terza edizione insieme al ministro Andrea Abodi, al sindaco Stefano Lo Russo e al presidente piemontese Alberto Cirio.
I numeri delle ricadute economiche, sociali e sportive illustrate dal presidente della Federazione Angelo Binaghi hanno davvero dell’incredibile. Eccone alcune: un giro d’affari di oltre 300 milioni di euro; 66 milioni di tasse versati nelle casse dello Stato; 15 sessioni consecutivi senza un posto libero; 174mila biglietti venduti, il 41 per cento a stranieri, il 59 a italiani, il 33 a piemontesi; tre giorni di pernottamento medio registrato negli hotel dell’area grazie alle Finals; lavoro per 2000 persone a tempo pieno. L’intero movimento tennistico e sportivo nazionale ne trarrà giovamento, grazie alla crescita degli investimenti per lo sport di base.
Per dare un segnale che celebri il momento felice della FITP e sia apprezzato a livello dei circoli, che sono il tessuto connettivo del tennis, Binaghi ha annunciato che “da domani per la prima volta nella storia aboliamo le tasse ai campionati giovanili e a squadre, quindi dalla serie A alla D non si pagherà più per iscrivere le squadre e per le società sarà gratuita anche l'organizzazione di qualunque tipo di torneo”. All’esterno può sembrare poco ma, da tennista di circolo, festeggio anch’io. Il vero colpo di teatro il presidente lo riserva per la fine dell’incontro con la stampa: a Torino o in qualche altra nostra città, le ATP Finals resteranno in Italia anche dopo il 2025 perché, ripete, “io vinco”.