“Clamoroso alla Rod Laver Arena!” urlerebbero nei loro microfononi Sandro Ciotti o Ezio Luzzi (l’attribuzione riguardo il Cibali, campionato di Serie A 1960-1961, resta incerta). Succede, di clamoroso, che nel torneo di singolare maschile degli Australian Open 2024 non sarà Carlos Alcaraz, numero 2 del ranking, il semifinalista che venerdì affronterà Daniil Medvedev (3), non sappiamo ancora se prima o dopo la sfida tra Novak Djokovic (1) e Jannik Sinner, (4). Fosse passato lo spagnolo, com’era nei pronostici dei più, il mio amico Carlo Annovazzi avrebbe pienamente ragione nel sostenere che “ormai c’è una spaccatura tra chi comanda e gli altri”. Invece il posto di Alcaraz va ad Alexander Zverev, testa di serie numero 6 del torneo e già semifinalista qui nel 2020. Nel primo set della partita di chiusura della giornata il ragazzo di Murcia, appannato forse per colpa dell’ora tarda, non riesce in alcun modo a far fronte al gioco ordinato e potente dell'avversario, che sfrutta benissimo la netta superiorità con il servizio e il diritto. Incassato il 6-1, Alcaraz sembra riscuotersi nel secondo parziale ma nel game sul 3 pari, combattutissimo, è il tedesco, alla risposta, ad avere la meglio: grazie al break non più recuperato e addirittura raddoppiato, il punteggio si fissa sul 6-3.
Cambia tutto nel terzo set. All’inizio Carlitos è incerto e falloso. Sascha si prende il break nel quarto game e poi gestisce gli scambi per andare a servire per il match sul 5-3. E qui Carlitos fa il miracolo, si riprende il maltolto, conquista il controbreak e rianima il pubblico, che sembra amarlo di più del biondo di Amburgo. Nel tie break non c’è partita tant’è in estasi agonistica l’allievo di Juan Cartos Ferrero (2-7). Mi dicono, chiamandomi da Londra, che gli allibratori in tempo reale danno per favoritissimo, a questo punto, Alcaraz, che invece nella seconda metà del quarto set incappa in un momento - uno solo! - d'indecisione sul 4 pari, cede il servizio e può solo inutilmente tentare di ripetere il miracolo di tre quarti d’ora prima (6-4).
Venerdì Zverev se la vedrà dunque con Medvedev, dal quale è stato sconfitto in 11 occasioni su 18. Il russo regola oggi con parecchia fatica il polacco Hubert Hurkakz, che a mio giudizio mostra complessivamente un gioco più divertente e appena un po’ meno cattivo: giusto quanto serve per chiudere i conti di misura al quinto set (7-6 2-6 6-3 5-7 6-4). Prima del Politically Correct, del Me Too, della Cancel Culture, le favole erano un mix di tragedie e felici riscatti. Nell’economia del racconto popolare o dei Grimm prevaleva la violenza, con Cappuccetto Rosso e la nonna divorate dal lupo (peraltro poi brutalmente sventrato dal cacciatore, alla faccia degli animalisti), Hansel e Gretel abbandonati nella foresta, Cenerentola umiliata e sfruttata dalla matrigna e dalle sorellastre. Talvolta anche il tennis racconta tragedie con finali rassicuranti, dal barone Gottfried von Cramm, omosessuale perseguitato anche perché non allineato con il regime nazista e poi celebrato nel dopoguerra come uno dei più completi campioni della storia, alla fortissima croata naturalizzata aussie Jelena Dokic, che vent’anni fa denunciò gli abusi fisici e mentali subiti per mano del padre, padrone e coach Damir e ora è una stimata giornalista, telecronista e scrittrice.
Di questi tempi, chi scrive favole deve intingere la penna nei calamai dell’altruismo e dei messaggi positivi. Accade perfino a Tim Burton. Le favole vissute sono altra cosa. Le più belle degli Australian Open 2024, per esempio, sono sia senza la tradizionale quota di tragedia, sia con. Allineata con l’attuale main stream buonista è quella di Rohan Bopanna, da oggi virtualmente numero 1 del ranking mondiale di doppio: gli accade a tre mesi dal quarantaquattresimo compleanno, età alla quale di solito si è da un pezzo un “ex” del circuito. Dopo aver eliminato 6-4 7-6 gli argentini Maximo Gonzalez e Andres Molteni, l’indiano di Bangalore domani giocherà la semifinale a fianco dell’australiano Matthew Ebden.
Ha tratti favolistici solo rassicuranti anche l’avventura di Simone Bolelli, classe 1985, e Andrea Vavassori, 1995, che a Melbourne raggiungono lo stesso traguardo di Bopanna ed Ebden, la semifinale, sconfiggendo i fortissimi tedeschi Tim Puetz e Kevin Kravitz 7-5 6-4. Destinati da sempre a far coppia in quanto migliori italiani della specialità, il bolognese e il torinese sembrano finalmente decisi a unire i propri destini, migliorando partita dopo partita, trovando perfetti automatismi, mostrando una sintonia anche personale che mette di buonumore chi li guarda. Nella prossima nottata italiana se la vedranno con la coppia tedesca Yannick Hafmann-Dominik Koepfer, più noti come singolaristi.
Poi c’è la tragedia vissuta da Dayana Yastremska, ucraina di Odessa, 23 anni, che in Australia si sta trasformando in una meravigliosa favola. Costretta a fuggire due anni fa dalla sua città bombardata dai russi, raccontò in una lettera aperta all’Equipe: “Le esplosioni erano spaventose. Ci siamo nascosti tutti nel parcheggio sotterraneo. Abbiamo passato là sotto anche la notte. Avevo i biglietti aerei per Lione, dove avrei dovuto partecipare ad un torneo. A quel punto non era più possibile volare, la guerra era iniziata”. Già numero 21 al mondo nel 2020, ingiustamente sospesa dal circuito nel 2021 per un controllo antidoping risultato un falso positivo, crollata a quota 158 del ranking WTA nel 2023 dopo aver lasciato casa e genitori, ha costruito la propria resurrezione grazie ai buoni risultati nei tornei minori della primavera e dell’estate scorse, quand’è rientrata tra le Top 100. Partita due settimane fa dalle qualificazioni dello slam down under, oggi nei quarti di finale del tabellone principale elimina in due set (6-3 6-4) la ceca Linda Noskova, che a sua volta aveva mandato a casa sabato la testa di serie numero 1 Iga Swiatek e lunedì la capofila ucraina Elina Svitolina. Otto successi consecutivi sui campi del Melbourne Park nel singolare femminile: non accadeva dal 1978. Dayana, che sente la responsabilità di rappresentare l’Ucraina aggredita, domina tatticamente e tecnicamente il match grazie al buon servizio, alla propensione all’attacco e alla determinazione nei passaggi decisivi. Virtualmente di nuovo tra le Top 30, domani sfiderà Quinwen Zhen, che ha prevalso sulla russa Anna Kalinskaya in tre set (6-7 6-3 6-1). La cinese, che s’allena a Barcellona con il giovane aspirante supercoach Pere Riba, appare una candidata di tutto rispetto al titolo degli AO.