Va così: guardo giocare Jannik Sinner e penso a Novak Djokovic. Meglio: penso alle lezioni che Craig O'Shannessy trasse qualche anno fa da un periodo di collaborazione con il serbo. Giornalista (cura il blog Braingametennis), guru delle strategie in campo e collaboratore della FITP, nel 2019 il tecnico australiano scrisse che dalla sua esperienza pluriennale spiluccava a nostro beneficio cinque cose che il numero 1 al mondo faceva, e forse fa ancora, meglio di chiunque altro. Le reinterpreto qui, a memoria e sinteticamente:
1. non serve sfoggiare un tennis fantastico - peraltro assai faticoso - perché è più “economico” capire come gioca l’avversario e costringerlo a sbagliare
2. analogamente, non bisogna provare a piazzare un vincente ogni volta che si colpisce la palla, mentre conviene attendere il momento della massima probabilità di fare punto
3. tuttavia, poiché a ogni livello di gioco sono gli scambi brevi, ossia quelli sotto i cinque colpi a testa, a determinare chi prevale, è buona regola attrezzarsi mentalmente per essere pronti a chiudere in tempi rapidi perfino se si è consapevoli della propria prevalenza negli scambi prolungati
4. è sbagliato concentrarsi su un solo fondamentale (la potenza del servizio, la precisione e la forza del diritto o del rovescio, oppure la difesa a fondo campo, l’aggressività sotto rete etc.) in quanto il tennista che sa fare bene tutto punta, di volta in volta, su una o più caratteristiche del proprio gioco per sfruttare le debolezze dell’avversario
5. le seconda di servizio va provata e riprovata, in allenamento, perfino con più attenzione della prima.
A me risulta chiaro come nell’ultimo anno Jannik abbia introiettato questi insegnamenti - insieme a tanti altri, per carità - con il risultato di un suo approccio “alla Djokovic” a qualsiasi match. Nole non aveva né ha l’obiettivo di provocare un infinito “oooohhhh!” d’ammirazione, come accadeva con Roger Federer. Né noi spettatori ci aspettavamo o aspettiamo, nei suoi match, di trasecolare per l’esuberanza fisica, come con Rafael Nadal, e neppure di avere plurimi orgasmi visivi come con le invenzioni di Nick Kyrgios. Il campione di Belgrado giocava e gioca per vincere, e ancora adesso, a quasi 37 anni, nei primi turni dei tornei si concentra sulla sperimentazione di soluzioni innovative.
Lo stesso fa, a 22 anni e 6 mesi, il ragazzo dell’Alta Pusteria. Talvolta il suo tennis è più efficace che spettacolare, come ha mostrato nella finale dell’ATP 500 di Rotterdam giocata oggi contro l’australiano di formazione spagnola Alex de Minaur, 25 anni compiuti ieri e da domani numero 9 ATP a riprova di una notevole costanza di rendimento. È determinato, Sinner, e giudizioso nei turni di servizio. Nei momenti che contano, come in occasione del primo break point sul 2 pari, alza di un grado il livello di aggressività e fa sbagliare l’avversario (1 e 4 del pentalogo di Djokovic feat. O'Shannessy). Quando eccede in sicurezza (punto 3), qualche volta la sfanga, più spesso no, come nell’interminabile game (il decimo, un quarto d’ora!) del controbreak di Alex. Riagganciato sul 5 pari, il nuovo numero 3 al mondo - sul significato dell’evento statistico, lascio ad altri le considerazioni sportive e storiche - cancella ogni retropensiero e va a prendersi il set con un turno alla risposta e uno al servizio senza tentennamenti (7-5).
Il secondo set è sfiancante, con trenta punti giocati complessivamente nel quarto e nel quinto game. Saltano gli schemi, tre break consecutivi (due a favore di Jannik, uno di Alex) portano l’italiano a servire sul 3-2. Ritrovando ritmo e beneficiando degli errori “forzati” dell’avversario più che dei propri vincenti (vedi di nuovo la prima regola di O’Shannessy), si procura il turno di servizio che lo consacra, con un 6-4, campione dell’ultimo torneo europeo prima della trasferta collettiva negli Stati Uniti. Anche qui, gioca alla Djokovic: non lascia chance a de Minaur, che incassa la settima sconfitta consecutiva contro il più grande tennista azzurro di sempre.
E il bello di questo 2024, davvero già indimenticabile, deve ancora venire. Perché, come s’usa dire, i margini di miglioramento di Sinner sono tuttora enormi. Per esempio, restando ancorati alle regole di O’Shannessy, sulla seconda di servizio deve operare di fine tuning per farla diventare un’altra arma letale. Questione di tempo, vedrete.