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Ora comincia la nuova vita di Stefano Napolitano

Stefano Napolitano (ansa)
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Quando dalla curva del Grand Stand affacciata sull’Olimpico si leva l’urlo “Daje Mattarella” mi sovviene che dieci anni fa - mese in più, mese in meno - il New York Times celebrò Giorgio Napolitano per avere consentito all’Italia di godere “di stabilità politica in tempi instabili". Grandi presidenti entrambi, quello attuale scherzosamente scambiato per il tennista in campo e quello di allora, scomparso sei mesi fa e omonimo, appunto, dell’ultimo giocatore italiano nel tabellone degli Internazionali 2024. Il Napolitano in maglietta e traghette, che di nome fa Stefano, oggi dà il possibile per approdare agli ottavi di finale. Paga lo scotto, nel primo set, di ritrovarsi sulle spalle la responsabilità inattesa di essere lì dove Sinner, Berrettini, Musetti, Arnaldi e gli altri non ci sono, poi lavora di forza, tocco e intelligenza per strappare il secondo parziale, infine tenta qualsiasi strada per recuperare il break subito nel terzo game al termine di un’altalena continuata per quindici scambi. Il punteggio, 6-2 4-6 6-4, non restituisce il calore del pubblico, che davvero crede fino all’ultimo - ...se pò fa’, se pò fa, se pò fa” gridano all’unisono almeno in cinquemila - nella possibilità di rivederlo in campo negli ottavi di finale.

Il biellese, classe 1995 come il suo avversario Nicolas Jarry, nel corso di due terzi del confronto con il numero 1 cileno e 22 del ranking live ATP, Stefano mostra sicurezza tattica, un servizio efficace, un rovescio naturale che fa male e un diritto che è, adesso, non solo difensivo. Lascia dunque Roma con la credibilità tecnico-agonistica cercata con testardaggine per molto tempo, è finalmente a ridosso dei Top 100 (è 125) e può impostare un prosieguo di carriera a livelli a lui sconosciuti. Come ha spiegato con dovizia di particolari due giorni fa in conferenza stampa dopo aver eliminato Shang Juncheng, è tutta una questione di maturità: ci è arrivato attraverso un percorso di crescita non facile, che ha più a che fare con la testa che con i muscoli, ovviamente. Ma adesso può cominciare la mietitura.

Segnatevi questo mio suggerimento, se intendete comprare i biglietti per l’anno prossimo: la versione romana di quello che era il Manic Monday di Wimbledon fino al 2022, quando fu abolita la sosta domenicale, è il giorno giusto per venire al Foro Italico. Il programma prevedeva oggi otto match dei sedicesimi del torneo maschile, otto degli ottavi di quello femminile, più quattro doppi. Ogni partita vedeva confrontarsi i migliori. Qualche esempio: Felix Auger-Aliassime vs. Alex de Minaur, Daniil Medvedev vs. Hamad Medjedovic, Hubert Hurkacz vs. Tomas Etcheverry, Naomi Osaka vs Qinwen Zheng, Elina Svitolina vs. Aryna Sabalenka. Due miei amici fiorentini non sono venuti al Foro Italico “perché - mi hanno spiegato - non c’è Sinner”. Da assenti volontari - contrariamente al numero 2 al mondo, che agli Internazionali avrebbe voluto esserci, eccome! - hanno torto. La qualità del gioco di questi giorni a Roma è altissima e l’estensione della durata del torneo consente di non sovrapporre troppi appuntamenti. Certo, gli organizzatori devono predisporre migliorie significative in termini di accessibilità ai campi, perché le presenze sono talmente tante da riempire gli spalti di ogni campo a prescindere da chi sta giocando. È più una questione d’inventività che di soldi, credo.

Infine, una notazione tra sport e cronaca rosa ispirata dal mio amico Carlo. Eccola. Lui sul campo rosso del Centrale, più tardi lei su quello della Grand Stand Arena. Lei non segue lui che se la sta vedendo con il britannico Cameron Norrie, lui fa lo stesso - cioè non raggiunge l’angolo del suo team - mentre lei lotta contro Coco Gauff. Lui vince in due set (6-2-7-6), lei perde in tre ma senza demeritare (7-5 4-6 1-6), anzi dando la sensazione di essere sulla via del pieno recupero dopo i guai fisici dell’ultimo anno, collegati in particolare a una frattura da stress alla colonna vertebrale. I fidanzati un po’ alla Peynet ai tempi dei social, che si scambiavano parole dolcissime sulla fortuna d’essersi scoperti anime gemelle, oggi sono lontanissimi anche se sono su campi distanti poche centinaia di metri. Eppure Stefanos Tsitsipas e Paula Badosa hanno entrambi tratto giovamento dalla storia d’amore più mediatica dell’ultimo periodo.

L’ateniese sta giocando da qualche settimana come non faceva da mesi, la spagnola nata a New York potrebbe tornare presto ai livelli di un paio di stagioni fa, quando avrebbe voluto dare l’assalto al vertice del ranking mondiale. Della loro storia non parlano volentieri, ma una frase di Paula spiega come sono andate le cose: “La nostra storia ricorda quella tra Maria Sharapova e Grigor Dimitrov. Capita di incontrare la persona giusta nel momento sbagliato, e per noi è stato così. Emotivamente non è facile in questi giorni ma sono una persona forte”. Amore & Tennis vanno a braccetto ma faticano a trovare un equilibrio: per la controprova rivolgersi a Matteo Berrettini e Ajla Tomljanovic.

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