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Sinner batte Moutet nonostante la bolgia del Philippe-Chatrier

(afp)
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Le partite si preparano studiando. Poi si vincono. O si perdono se si è studiato qualcosa che non serve. Anche al massimo livello professionistico un avversario sconosciuto è più pericoloso, il fatto che sia piazzato cinquanta posizioni più sotto nel ranking ufficiale ATP conta poco, così come non fa differenza se abbia vinto o no qualche torneo: potrebbe sfoderare un colpo, uno solo, che mette in difficoltà, oppure tenere un atteggiamento in campo che innervosisce o, ancora, portarsi dietro una claque organizzata che disturba le fasi decisive.

Corentin Moutet è e fa un po’ tutte queste cose e il loro contrario. Dispone di fondamentali di qualità e commette qualche svarione da ragazzino poco portato per il tennis, scrive melense poesie d’amore (che pubblica) e aggredisce verbalmente gli arbitri, compone rap trasmessi a rullo dalle radio francesi e s’accapiglia con l’avversario per un tono di voce che non gli piace. Esattamente l’opposto di Jannik Sinner, direi. I due non si sono mai affrontati in campo, come aveva confermato Moutet alla vigilia del match di stasera: “Non lo conosco. Non ci siamo mai allenati insieme. Però l’ho visto giocare. È molto aggressivo. È il numero 2 ATP o qualcosa del genere. È uno dei migliori giocatori al mondo, forse il migliore in questo momento. Gli spettatori potrebbero stare dalla sua parte perché è fortissimo, ma vedremo. Alla fin fine siamo ancora in Francia, no?, e io sono francese”.

Classe 1999, Top Ten a livello junior, Moutet ha finora tradito le attese, a cominciare da quelle dei media che lo collocavano tra i protagonisti del circuito prima dei vent’anni. La risalita del ranking ATP è recente: ora è il numero 5 di Francia dietro Ugo Humbert, Adrian Mannarino, Arthur Fils e Giovanni Mpetshi Perricard. I primi tre sono stati eliminati nel corso della prima settimana parigina da Lorenzo Sonego, Giulio Zeppieri e Matteo Arnaldi: i transalpini che affollano il Philippe-Chatrier hanno dunque buone ragioni per avere il dente avvelenato con noi, Jannik compreso.

Il primo set è forse il peggiore giocato dal sudtirolese negli ultimi due anni. Preso alla sprovvista dalle variazioni dell’avversario, distratto dai cori e dai tamburi, si ritrova sotto 0-5 in un battibaleno. Ha una minima tardiva reazione che lo salva da un umiliante cappotto. Jannik è uno che studia tanto, ma forse stavolta non l’ha fatto nel modo giusto. La palla lavoratissima di Corentin gli dà noia. Sembra che la schiena gli faccia male, ma è un’impressione errata. Più ragionevole ritenere che il contesto da Plaza de Toros lo frastorni fino a impedirgli per una buona mezz’ora di riordinare le idee. Il secondo set, comunque, è come dev’essere, con il numero 1 al mondo - ranking in tempo reale - che prende il mano il gioco e il numero 56 che fa il possibile per non sfigurare. Il terzo parziale ha un andamento simile, con un break iniziale e un secondo poco dopo che Corentin s’affanna inutilmente a tentare di recuperare. Il quarto è appena più combattuto, mentre sulle tribune non s’ azzittano mai gli urlatori di “olé!” e i trombettieri evidentemente sponsorizzati: hanno tutti la stessa t-shirt.

Dopo la piccola paura di stasera (2-6 6-3 6-2 6-1), per il suo quarto quarti di finale Jannik dovrà ripassare le caratteristiche di Grigor Dimitrov, dal quale è stato sconfitto una volta sola nel 2020 a Roma; poi, tre vittorie abbastanza nette. Le partite, si diceva, si preparano studiando. Come fa anche Stefanos Tsitsipas, che alla vigilia del match con Mattei Arnaldi aveva detto: “L’ho tenuto d'occhio. So esattamente che tipo di giocatore è perché l'ho visto a Barcellona e a Roma e poi qui a Parigi. Sì, l’ho tenuto d'occhio negli ultimi sei mesi, direi, da quando ha iniziato a fare buoni risultati nell'ATP Tour. Matteo è uno che scende in campo e combatte. Non si arrende. Ha un forte, evidente desiderio di fare bene quello che fa. Ci sono profili di giocatori che puoi notare e altri che noti meno, diciamo. Sono un po' più passivi. (Matteo è uno dei primi) perché entra davvero nel gioco, quindi va affrontato con cautela, la strategia va pensata intorno a questa sua caratteristica. (È come) quando devi attraversare un fiume. Bisogna trovare il modo di aggirarlo, cambiare percorso e riuscire a superarlo”. Analisi perfetta che è frutto di un lavoro lungo e meticoloso. Il sanremese è proprio così, un lottatore che non molla, che quando è il serie positiva in quanto a punti e game è assai difficile contrastare anche da parte di un Top Ten come l’ateniese. I suoi primi due set sono perfetti, anche se cede il secondo per un nonnulla. Affinato il tiro, Tsitsipas concede il minimo indispensabile nel terzo e quarto set, mettendo a frutto la propria prevalenza in termini di precisione, pesantezza di colpi e lucidità strategica. Il punteggio finale, 3-6 7-6 6-2 6-2, viene correttamente interpretato da Arnaldi come “giusto per uno come me che non ha ancora l’esperienza che potrebbe consentirmi di eliminare due Top Ten in tre giorni”.

Non passa il turno nemmeno la fantastica Coccia, che è Elisabetta Cocciaretto: la sua avversaria era Coco Gauff, che presumibilmente si giocherà con Iga Swiatek e Aryna Sabalenka il titolo degli Open di Francia. All’americana bastano 15 game (6-1 6-2) e 61 minuti per sbrigare la pratica. Per la marchigiana un quarto turno in uno slam è comunque un obiettivo importante finalmente raggiunto.

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