Un ragazzo normale di nome Jannik (ma speciale come Gigi Riva)
di Claudio GiuaAlle 16.51 Jannik Sinner diventa il protagonista assoluto del tennis globale e però l’unico a non rendersene conto è lui: sta lottando nel suo quarto di finale nello stadio Philippe-Chatrier, mica è lì a spulciare i social o a leggere le news sui siti d’informazione. Match sulla carta tutt’altro che agevole quello con Grigor Dimitrov, numero 9 del ranking ATP in tempo reale. Il bulgaro è uno dei guru del bel gioco anche se ha raccolto in carriera meno di quello che avrebbe potuto. Non ha mai provato la tensione febbrile di una finale di slam. Ne ha sfiorate tre (prima semifinale a Wimbledon nel 2014 quando aveva 23 anni, seconda a Melbourne nel 2017, ultima a Flushing Meadows nel 2019) ma al Roland Garros qualcuno l’ha sempre fermato con discreto anticipo, da Richard Gasquet (2012, secondo turno) a Pablo Carreno Busta (2017, terzo turno), da Stan Wawrinka (2019, terzo) ad Alexander Zverev (2023, quarto). Non ce la farà nemmeno quest’anno perché Jannik Sinner lo sta ingabbiando nella sua ragnatela di accelerazioni che inducono a sbagliare e di vincenti che quando partono dalla racchetta sembrano raggiungibili e controllabili e invece no (almeno, così appare dalla tribuna dei cronisti).
Il fatto è che il rosso di Sesto Pusteria dà il meglio di sé contro chi gioca pulito come Dimitrov perché così può fare altrettanto, valorizzando la propria prevalenza nei punti ottenuti nei turni di servizio e la bassa percentuale di errori non forzati in quelli di risposta. L’effetto è un confronto di gran classe ma - nessuno s’offenda - di scarso pathos fino al terzo set, nel corso del quale Grigor, già vincitore delle ATP Finals 2017, piazza un controbreak in extremis perché forse qualcuno ha urlato a Jannik che Djokovic s’è ritirato dal torneo (l’interessato più tardi negherà, ma chissà…). L’annuncio urbi et orbi della rottura del menisco mediale destro di Novak è appunto delle 16.51, ed è targato France Press: “ALERTE: Novak Djokovic, blessé, déclare forfait (organisation)”. Da qualche minuto Sinner è dunque ufficialmente il numero 1 al mondo, e lo sarebbe anche se per qualche accidente dovesse perdere questa partita che finora ha dominato. Niente paura. Al tie break vince in scioltezza (7-3). La sequenza dei set è 6-2 6-4 7-6.
Quando Fabrice Santoro, che fa le interviste post-match sul campo, dà la notizia del ritiro di Nole dal torneo e dell’automatico cambio al vertice della classifica mondiale, scatta un’ovazione che commuove Jannik. Si commuovono gli italiani che affollano le tribune, tra i quali il presidente della Federazione italiana tennis e padel. Angelo Binaghi, gli occhi gonfi di lacrime, è un fiume di parole in piena: “Non pensavo che nella vita avrei vissuto momenti così e visto uno così. È un successo che bisogna condividere con quei quattordicimila maestri che domani torneranno in campo più orgogliosi di prima, con quelle quattromila società che domani giustamente si sentiranno protagoniste più di prima nello sport italiano, con tutti i dirigenti che quando eravamo poveri, brutti e sporchi hanno perso tempo e speso passione per cercare di fare il bene del tennis. Adesso ci sono da studiare il contesto, la famiglia, le condizioni per capire come abbiamo avuto in regalo un ragazzo eccezionale come Jannik, di grande educazione e correttezza, di rara intelligenza, che finora non ha sbagliato una parola fuori dal campo. È un patrimonio dello sport italiano, non solo del tennis”.
Mezz’ora dopo, in conferenza stampa Sinner è misurato come sempre, consapevole e determinato: “Sto già pensando alla semifinale, che sarà durissima. Non cambia nulla. Posso solo dire che quando ho avuto difficoltà, le ho accettate. Sono stato fortunato ad avere sempre le persone giuste intorno a me”. Sentendolo, Binaghi da cagliaritano di origini lombarde si ricorda di un paragone che si portava in saccoccia da chissà quanto, e che adesso tira fuori per mostrarlo orgoglioso: “Mi viene in mente Riva, che però parlava meno. Gigi era umile, era un uomo del popolo mite e timido che esprimeva concetti straordinari in poche parole. Pur non volendo mai essere in primo piano, Jannik sa invece comunicare e anche questa è una grande dote”.
Se le vittorie su Djokovic a Torino e a Malaga in dicembre sono state lo spartiacque, se lo Slam conquistato in Australia a fine gennaio è stata la conferma del predominio acquisito, adesso la conquista della testa del ranking ATP è solo un passaggio nella vita di Sinner: potrebbero essercene molti altri altrettanto importanti, che per scaramanzia non citerò qui. E se lui si schermisce e di sé dice “resto una persona normale che è felice quando gioca a tennis e che vuole continuare a migliorare”, per lo sport italiano oggi è una giornata speciale.
Un contributo lo danno anche Jasmine Paolini e Sara Errani, che in mattinata fanno il proprio dovere conquistando l’accesso ai quarti di finale del torneo di doppio femminile battendo con un punteggio alla Swiatek, 6-2 6-0, la coppia Anshba-Detiuc. Sono sicuro che anche loro si sono commosse per Jannik