La giornata di Jasmine Paolini, la ragazza che non si ferma più
di Claudio GiuaPoichè oggi è la Giornata mondiale dell'ambiente, al Roland Garros si mangia solo verdura e frutta. I giocatori sono esentati, pare, ma noialtri ci scopriamo vegetariani per forza. Non c’è altro. Davanti a una smunta omelette arrotolata con spinaci e funghi (pessima), in attesa del match di Jasmine Paolini ed Elena Rybakina vado a rileggermi quanto la lucchese diceva lunedì, appena passato il terzo turno grazie al successo su Elina Avanesyan: “Con Rybakina si deve tenere la palla lunga e costringerla a muoversi il più possibile. È questa la chiave”. Mica facile. La moscovita di passaporto kazako, WTA 4 da lunedì prossimo, dispone di un servizio devastante, è leggera eppure potente e ha tanta esperienza, come testimoniano il titolo vinto a Wimbledon nel 2022 e la finale persa a Melbourne l’anno successivo, più la sfilza di piazzamenti negli slam e i 12 titoli WTA. In carriera le due ragazze si sono affrontante quattro volte, dicono le statistiche, di fatto tre perché in un caso Elena aveva dato forfait prima di scendere in campo. Jasmine ha prevalso soltanto a Cincinnati l’anno scorso, nei quarti di finale. L'ultimo testa-a-testa è del 19 aprile, nei quarti di finale del Porsche Tennis Grand Prix di Stoccarda, con Rybakina che prevale per 6-3 5-7 6-3.
M’immagino che Jasmine sia intimorita dal pubblico maestoso del Philippe-Chatrier. Invece domina il primo set facendo esattamente quanto s’era proposta, con drittoni e rovesci lunghi che l’avversaria non riesce a interpretare. In più piazza vincenti in forma di diritto incrociato, di drop shot e perfino - lei che è alta 160 centimetri contro i 184 di Elena - di ace (uno). L’allieva del croato-meneghino Stefano Vukov va in confusione, Jasmine si prende il set in soli 29 minuti. Con i colleghi in tribuna concordiamo che il merito della recente crescita dell’efficacia della numero 1 d’Italia, che ha 28 anni, è della sua tenacia (“…del DNA” multietnico, sostiene) e delle cure di Renzo Furlan, il suo coach, ex Davisman negli anni novanta, "uno che usava la testa", sento dire.
La seconda frazione potrebbe risolversi allo stesso modo della prima, per come si esprimono le due tenniste. L’imponderabile è però sempre in agguato: al servizio sul 4-3 40-15, Paolini ha un momento di black- out che di fatto le costa il break e, alla fine, potrebbe perfino essere determinante. Nel terzo set Jasmine non sfrutta le occasioni per andare in fuga che via via, nei primi giochi, le si presentano. Tuttavia, non si demoralizza. Si procede di conserva fino al 4 pari, poi Rybakina serve controsole, si scompone e fa tre errori di dritto, che è il colpo che oggi le manca (ne sbaglierà in tutto 34). Al servizio per prendersi il più importante successo della vita, Jasmine si mantiene glaciale mentre Elena continua a sbagliare. Finisce 6-2 4-6 6-4, è semifinale. In sovrappiù, da oggi la numero 1 d’Italia è anche la numero 10 WTA.
Il pomeriggio dovrebbe essere di brevi e contenuti festeggiamenti ma non ce n’è il tempo: è già stato chiamato per le 18 nell’eco-impianto del Suzanne Lenglen il quarto di finale di doppio Paolini-Errani vs. Navarro- Shnaider. In questo stesso stadio, all’ora di pranzo, si erano qualificati per la semifinale del doppio maschile Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Il bolognese e il torinese avevano eliminato in rimonta la coppia composta dagli specialisti Rajeev Ram, statunitense, e Joe Salisbury, britannico. Ceduto il primo set per 1-6, gli azzurri si erano imposti nelle due successive partite (6-3 6-4).Con questo risultato, tra l'altro, Vavassori entra nella Top Ten del doppio. Ora tocca a Sara ed Jasmine provare ad imitarli.
Chiedere alla ragazza di Bagni di Lucca un altro miracolo sarebbe troppo, chiederlo alla coppia tosco-emiliana no. Nel primo set Errani e Paolini lasciano minimi spazi alle giovani avversarie - 42 anni in due, l’americana Emma Navarro 23, la russa Diana Shnaider 19 - che tentano, senza riuscirci, di recuperare il break rimediato in apertura (6-3). Appena più equilibrato il secondo parziale, con la trentottenne finalista di Parigi 2012 che s’accolla il lavoro più duro. Quando però c’è da chiudere il punto, Errani c’è sempre. Il punteggio, 6-3, è lo stesso, a conferma della netta superiorità. Che ora le ragazze brindino in pace con i loro team: altro che Giornata dell'ambiente, per loro è la Giornata di Jasmine.
Senza alcun trionfalismo, avere italiani e italiane nelle semifinali sia dei singolari, sia dei doppi di uno slam (misto escluso) è un risultato che pochi paesi possono vantare nell’era Open. Di sicuro non ci sono precedenti di marca azzurra. Il rischio è che i tifosi che saltano ora numerosi sul carro tennistico s’illudano che questa sia una situazione facilmente replicabile in futuro. Che lo sappiano: non è che questi ragazze e ragazzi vincano in quanto più svegli o furbi, a fare la differenza sono fatica e l’impegno quotidiani.