Monday's Net

Alcaraz-Zverev, ma non solo. Quelli che sanno che da domani c'è un altro torneo

Alcaraz-Zverev, ma non solo. Quelli che sanno che da domani c'è un altro torneo
(afp)
3 minuti di lettura

“Non guardiamo mai indietro, c’è sempre un altro torneo da cominciare”. Sara Errani condensa in poche parole quanto provano i 127 singolaristi i e i 126 doppisti maschi e femmine che, sconfitti, hanno già lasciato e stanno per lasciare Parigi. Al netto del doppio misto e di quanti hanno partecipato sia ai singolari, sia ai doppi dello slam sulla terra rossa, sono più o meno cinquecento i tennisti “delusi”. E se solo in sei stanno festeggiando un titolo, tutti, i vincitori e i vinti, da domani si rimetteranno a lavorare per il prossimo appuntamento, che per la maggioranza di loro sarà uno dei tornei che precedono Wimbledon.

La concretezza della romagnola veste come un abito di buon taglio il tennis italiano nel day after del migliore major mai giocato nella storia dagli azzurri, che hanno raggiunto tre delle quattro finali principali ed erano ancora in corsa ovunque a livello di semifinale. Fossero le Olimpiadi - che, per quanto riguarda il tennis, saranno ospitate su questi stessi campi tra un mese a mezzo - brinderemmo oggi alle tre medaglie d’argento, di Jasmine Paolini, di Simone Bolelli & Andrea Vavassori e di Errani & Paolini, e al bronzo di Jannik Sinner. Speriamo sia di buono auspicio.

Tre delle protagoniste della finale di doppio femminile le conosciamo bene. Sono la superstar americana Coco Gauff e la nuova eroina d'Italia Jasmine Paolini, da domani ufficialmente numero 2 e 7 WTA, e la veterana Errani, ora 88 ma numero 5 nel 2013. La quarta, Katerina Siniakova, ceca classe 1996, è più titolata di loro eppure assai meno nota, almeno in Italia, perché da qualche anno s’è dedicata ai tornei di doppio, che - incomprensibilmente - faticano ad attrarre folle reali e virtuali. Al fianco della connazionale Barbora Krejcikova, Katerina ha ottenuto risultati formidabili. Insieme hanno vinto due volte ogni slam escluso l’Us Open, dove contano un solo successo; nel 2021 hanno conquistato l’oro olimpico a Tokyo e poi si sono laureate campionesse alle WTA Finals. La coppia, che s’era formata quand’erano adolescenti, s’è separata senza clamore ma con qualche risentimento, pare, appena prima dello slam australiano d’inizio anno: “Quando si sono incrociate come avversarie nei quarti di finale, si sono salutate freddamente”, sottolineò acido il Daily Mirror.

Con gente così, lo spettacolo è assicurato. E oggi, a fine mattinata, la giocatrice che fa la differenza è proprio Siniakova, che con tutta evidenza trae vantaggio da una visione di gioco e da una capacità di previsione delle traiettorie avversarie che le altre tre hanno in misura minore. Sara e Jasmine fanno quanto possono, ma cedono in due set, 7-6 6-3. “Colpa della fatica?”, chiede un collega nella conferenza stampa dopo la finale. “Sì, ha pesato. Jasmine ha giocato due tornei dall’inizio alla fine, quindi il suo dispendio nervoso e fisico è stato alto”, risponde Errani, oggi assai loquace: “C’è rammarico, è ovvio, ma in futuro saremo contente di quanto abbiamo fatto in questo torneo. Sono state settimane positive, dunque continueremo la nostra strada comune di sicuro, possiamo solo migliorare”. Aggiunge Jasmine: “Abbiamo cominciato a giocare insieme l’anno scorso, siamo sinergiche: lei è bravissima davanti, io tengo dalla linea di fondo”. Ci riproveranno a Wimbledon e alle Olimpiadi, che considerano l’obiettivo principale della stagione.

Si torna sul Roland Garros nel pomeriggio. Dove, mentre Alexander Zverev fallisce per le seconda volta la conquista di uno slam, Carlos Alcaraz si conferma infallibile quando in palio c’è il titolo di uno dei major nonostante una prestazione al di sotto dei suoi standard abituali. La vittoria in rimonta in cinque set gli consegna la sua prima Coupe del Mousquetaries, massiccio trofeo d’argento con intricate incisioni e due enormi manici ricurvi.

La prima ora del confronto tra il murciano di 21 anni e l’amburghese di 27 sembra una sorta di prova d’artista. Non mancano momenti nei quali entrambi, approdati a Parigi come numero 3 (ma da domani Carlitos sarà 2, alle spalle di Sinner e davanti a Novak Djokovic) e numero 4 del ranking ATP, fanno spellare le mani dei quindicimila spettatori dello stadio centrale con palle corte, passanti incrociati e qualche avanzamento sotto rete. Ma sono altrettanto frequenti i loro errori banali, più stupefacenti quando a compierli è lo spagnolo, che tuttavia prevale nel set d’apertura (6-3) in forza di una migliore efficienza quando gli scambi si prolungano. Il tedesco, notoriamente a carburazione lentissima (nel corso del torneo aveva già lasciato il primo set a Griekspoor, a Rune e a Ruud), è invece perfetto nella seconda frazione, che domina con un doppio break, al quinto e al settimo game (2-6).

Zverev mantiene all’avvio del terzo set il livello di tennis mostrato a Roma. Al servizio chiude in anticipo gli spazi all’avversario; alla risposta prova a costringerlo a sbagliare con traiettorie lunghe. Ma è solo un momento, poi è Alcaraz accelera con il break a zero che, senza alcun preavviso, ottiene sul 3 pari. Sascha accusa il colpo e spreca le tre chance di controbreak immediato, si riporta sotto nel nono gioco, prende il largo nell’undicesimo e va a chiudere (5-7). Il punteggio del quarto set, 6-1, è bugiardo nella misura in cui entrambi esibiscono alcune inconsuete, per loro, castronerie tennistiche. Quella del Roland Garros 2024 non è di sicuro la versione Terminator di Alcaraz, il quale nemmeno nella lunga semifinale contro Jannik Sinner aveva dato stessa sensazione di totale controllo sfoggiata in occasione dei trionfi a Flushing Meadows 2022 e Wimbledon 2023. Carlitos vince in rimonta perché Zverev esce di fatto di scena nel quarto set e spreca le occasioni di prendere in mano il match avute all’inizio del quinto parziale (6-2). Non credo che questa finale verrà indicata negli annali tra le imperdibili.

La lezione del Roland Garros 2024 è che la situazione è fluida, che nessuno giocatore ATP tra i Top Ten s'avvicina ai due appuntamenti estivi, prima degli Us Open, avendo nello zaino il bastone da maresciallo. La situazione appare diversa tra le donne, perché Iga Swiatek è di un altro pianeta quando la superficie è la terra rossa. Sull’erba e sul sintetico i valori si riavvicinano. Ci divertiremo.

I commenti dei lettori