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Sinner e Berrettini, una sfida che ci inorgoglisce

Sinner e Berrettini, una sfida che ci inorgoglisce
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Capita che Sinner scivoli a terra per colpa dell’erba bagnata, che perda un set, che dica qualcosa all’arbitro e subito un brivido attraversa l’Italia. Tutti a chiedersi (e chiedergli): Jannik, non è che ti fai riagguantare dal tuo quasi omonimo e come te germanofono Yannick Hanfmann? Dopo la delusione in terra teutonica agli Europei di calcio e prima degli auspicati ori olimpici parigini, tocca al sudtirolese farci passare un inizio d’estate senza altri traumi sportivi. Sinner risponde all’appello, non tradisce le attese. Gli chiudono il tetto mobile della No.1 Court, s’abbassa il tasso di umidità e in quattro e quattr’otto sistema, sorridendo, la pratica, 6-3 6-4 3-6 6-3, dopo tre ore esatte di scambi di buon livello con il tedesco di Karlsruhe.

Capita che dei nove azzurri che giocano nella giornata inaugurale dei Championships 2024 passino il turno in cinque, tre vengano eliminati e uno debba aspettare domani per finire il match che sta conducendo con autorevolezza. Oltre a Sinner, fa il dover suo Matteo Berrettini, amatissimo a Wimbledon, che lascia un solo set all’ungherese Marton Fucsovics (7-6 6-2 3-6 6-1): saranno loro a disputarsi l’accesso al terzo turno, mercoledì, sicuramente nello stadio principale di SW19. “Sarà un match molto tosto”, mette le mani avanti il numero 1 ATP. È una sfida che ci inorgoglisce, perché il romano è stato il primogenito di questa eccezionale nidiata di nostri giocatori di primissima fascia a livello globale, mentre Jannik è già il più vincente della storia ultrasecolare del tennis italiano.

Capita anche che talvolta l’esperienza venga premiata. Come con Jasmine Paolini, che si libera in due set della spagnola Sara Sorribes Torno (7-5 6-3). Altrettanto efficaci Lorenzo Sonego (6-4 7-6 6-4 ai danni dell’argentino Mariano Navone, una delle sorprese del prima metà della stagione) e Fabio Fognini (6-1 6-3 7-5 al giovane lucky loser francese Luca Van Assche, allenato da Vincenzo Santopadre). Escono invece di scena Matteo Arnaldi, che pure aveva fatto sperare nei primi due set contro l’americano Frances Tiafoe (6-7 6-2 1-6 3-6 3-6), e le veterane Martina Trevisan (6-4 7-6 da Madison Keys, testa di serie numero 12) e Sara Errani (7-6 6-1 da Linda Noskova, testa di serie 26). Tra qualche ora Mattia Bellucci tenterà l’impresa di mandare a casa il giovane americano Ben Shelton, numero 14 del ranking mondiale: la partita è stata sospesa per l’oscurità quando il bustocco era avanti con il punteggio di 6-4 3-6 6-3.

Capita nei film che un giovane sfrontato senza dimora si trasformi in un paio di settimane in un finanziere tanto abile quanto arrogante. Nella realtà sono sufficienti 118 minuti per fare del perfetto sconosciuto tennista Mark Lajal un personaggio che da qui in poi ogni organizzatore di tornei si disputerà con crescenti extra-ingaggi indichiarabili. Il classe 2003, ATP 269, proveniente dalle qualificazioni, s’impone sul campo centrale all’attenzione generale mettendo in serie difficoltà Carlos Alcaraz nei primi due set, che lo spagnolo si prende per il rotto della cuffia (7-6 7-5). L’estone perde malamente il terzo, 6-2, ma ormai chi l’ha visto dalle tribune o in tv non lo dimenticherà facilmente. Merito del suo gioco scintillante, servizio e diritto potenti, propensione all’attacco, giovanile spavalderia. A scatenare la tempesta di commenti estemporanei e battute sui social è però, più dei fondamentali tecnici, il suo look: in testa ha un cespuglio di dreadlocks biondi che sfidano la gravità elevandosi verticalmente dalle tempie e dalla nuca perfettamente rasate. Un sito inglese s’è divertito a raccogliere alcuni post su X e Bluesky a match appena cominciato: “L'acconciatura di Lajal mi sta decisamente distraendo. Sembrano corde, mica capelli”, “Vorrei che Alcaraz vincesse, anche se sarebbe un peccato veder lasciare così presto i Championships uno divertente come il suo avversario", “Nessuno gli ha spiegato che Wimbledon non è una festa ai Caraibi?”.

Marc porta i capelli così da bambino, perché i dread sono la passione della sorella più grande e anche lui li vuole uguali. Cresciuto in una famiglia di matti per i motori - caso tutt’altro che infrequente nei paesi che s’affacciano sul Baltico - da piccolissimo è già un fan del pluricampione mondiale di motocross Antonio Cairoli. Anche suo padre partecipa a competizioni in moto, mentre il nonno era un pilota di rally. A otto anni scorrazza su una piccola due ruote. La mamma, che non vuole un figlio in Formula 1, quasi di nascosto lo inizia al tennis, e lui si convince a provarci davvero quando scopre di avere qualche qualità non comune: “Giocavo con la destra e la sinistra, quindi avevo due dritti. Poi, facevo rotazioni che rendevano i miei colpi imprevedibili”.

Insomma, nemmeno adolescente smette di pensare alle competizioni in sella o al volante e si dedica solo al tennis. Da qualche anno è uno dei ragazzi della Mouratoglou Tennis Academy. Nei suoi precedenti tre falliti tentativi di approdare al tabellone principale di uno slam, Mark ha sempre perso al primo turno. Racconta: “É incredibile. Stavolta, passate le qualificazioni, speravo di affrontare qualcuno di forte forte. Per qualche ragione, Carlos non mi era tuttavia passato per la mente. Quando mi hanno detto del sorteggio, è stato un colpo”. Pochi minuti più tardi, passando davanti ai campi di allenamento dell’Aorangi Park, Lajal ha visto Alcaraz in campo con Flavio Cobolli, “che ha piazzato un bellissimo vincente. Juan Carlos (Ferrero, coach del murciano ndr) s’è avvicinato e mi ha detto: “Guai a te se farai un numero del genere lunedì. Ho iniziato a ridere a crepapelle”. Lajal non sarà una meteora, il tennis ha bisogno di personaggi come lui.

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