L’Italia di Sinner, Berrettini, Fognini e Paolini dà lezioni
di Claudio GiuaIl campo 2 occupa, a fianco del più piccolo 12, l’angolo acuto a sud ovest dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, alla confluenza di Church Road e Somerset Road. Da lì, la sera, gli sfiniti reduci dai Championships risalgono la collina di ville e giardini che si anima di negozi, pub e ristorantini via via che si avvicinano a Wimbledon Village. Dalle file alte delle tribune si vede il campanile della chiesa di Saint Mary spuntare dalle fronde degli alberi, oltre il recinto. Dall’altra parte, si stendono i campi minori e poi s’innalza il colosso del centrale. Cinquemila posti, la Court No.2 è lo stadio più raccolto e old style del tempio del tennis. La Centre Court di Worple Road, dove i Championships furono organizzati fino al 1922, doveva apparire - m’immagino - più o meno così ai contemporanei.
Le nubi basse e cariche di pioggia e, soprattutto, la purissima classe di Fabio Fognini, classe 1987, ufficiosamente di nuovo tra i migliori 80 al mondo (78 del live ranking, per la precisione), accentuano oggi lo straniante effetto retrò. È qui che si sta giocando il tennis più divertente della terza giornata dello slam sull’erba, fatto di infinite variazioni sul tema, nessuno sfoggio di potenza, scambi che spesso creano occasioni per un colpo inatteso e vincente, fughe esaltanti e recuperi che appaiono impossibili.
L’avversario del ligure è il norvegese classe 1998 Casper Ruud, numero 8 ATP, finalista nel 2022 a Parigi e a New York e l’anno scorso di nuovo finalista al Roland Garros, in questa stagione vincitore del 500 di Barcellona e del 250 di Ginevra e battuto soltanto da Stefanos Tsitsipas nel 1000 di Montecarlo: uno specialista della terra rossa, ostico per chiunque anche sul sintetico eppure, diciamocelo, titolare di una personale questione irrisolta con i campi verdi. Fabio lo sa e ne approfitta.
Nel primo set s’invola fino al 5-2, si lascia quasi agguantare e per poi accelerare (6-4); controlla il secondo parziale e piazza il colpo di reni del 7-5; domina con un altro 5-2 il terzo set ma stavolta non contiene il ritorno di Ruud (6-7); chiude definitivamente i conti con un sofferto 6-3 evitandosi un rischioso quinto set. Al suo settimo approdo al terzo turno di Wimbledon, per Fabio potrebbe essere la volta buona per raggiungere gli ottavi di finale, considerando che il suo avversario sarà lo spagnolo Roberto Bautista Agut, classe 1988, numero 9 ATP cinque anni fa, che ha eliminato Lorenzo Sonego al termine di match interrotto non so quante volte dalla pioggia: 6-3 3-6 6-3 6-4.
Silenzioso e mai polemico durante il match, Fognini ridiventa il “Fogna” (copyright dell’interessato) nella conferenza stampa post-match, che vale la pena di riassumere in poche battute: “Sono ancora qua. A 37 anni so come gioco io e come giocano gli altri e mi godo questo successo. Il resto non m’interessa”; “…ho fatto scelte sbagliate ma ora basta, niente più Challenger soprattutto in Italia, in futuro esclusivamente tornei che mi tengono vivo e mi accendono il fuoco dentro”; “…se mio figlio Federico vorrà fare il tennista, lo appoggerò. Ma gli dirò che è un mondo falso, un mondo egoista, dunque di stare con gli occhi bene aperti”. Di Jannik Sinner dice che “è quadrato”, ma per l’esegesi dell’aggettivo non c’è tempo: il numero 1 al mondo è già in campo per la sfida fratricida - l’Italian Showdown, l’hanno ribattezzato - che sancisce urbi et orbi il ruolo da protagonista assoluto che il nostro tennis si è guadagnato. Avversario del sudtirolese è infatti Matteo Berrettini, in questo stesso stadio finalista tre anni fa contro Novak Djokovic e semifinalista nel 2019 contro Roger Federer.
Non vi racconterò la partita, che con tutta probabilità avete visto in tv e a me è sembrata equilibrata, divertente, di sicuro tra le più avvincenti, finora, del torneo. È il contesto a meritare qualche riga. Tribune stipate sebbene domani si voti per il parlamento, con i laburisti di Keir Starmer attesi a un cappotto ai danni dei conservatori di Rishi Sunak. Affollati il Royal Box e lo spicchio destinato ai giornalisti. Gli origliati commenti dei colleghi stranieri sono unanimi: tanta qualità e spettacolo avrebbero meritato almeno una semifinale. Gli applausi premiano l’underdog più dell’incumbent, per usare termini familiari ai tanti nostri connazionali della finanza londinese che si sono comprati il biglietto per stasera, perché Matteo è più popolare, oltre Manica, di Jannik. In parecchie occasioni, nel quarto set, arrivano le standing ovation.
Morbosa la curiosità quando Anna Kalinskaya compare nell’angolo presidiato da Simone Vagnozzi, Darren Cahill e Alex Vittur, ma è un riflesso condizionato - in questo caso - che riguarda soprattutto gli italiani e i loro media. Delle ex fidanzate di Matteo, per fortuna sua, nessuno al momento si sta più occupando.
Al di là della sconfitta di misura (7-6 7-6 2-6 7-6), il romano è un giocatore recuperato nel fisico, nell’approccio alla partita e nelle motivazioni. Merito anche del nuovo coach, lo spagnolo Francisco Roig, che sta lavorando bene anche sul calendario degli impegni. Se la fortuna lo assisterà, potrebbe tornare alla vittoria sul sintetico nella stagione statunitense e in quella asiatica e risalire altre posizioni nel ranking mondiale. Con Berrettini così competitivo, la Coppa Davis resterebbe in Italia.
Sinner esce dal match con sensazioni contrastanti, perché nei momenti più stressanti - la necessità del controbreak immediato del secondo e nel quarto set e soprattutto i tre tie break - riesce a essere assai incisivo, mentre deve migliorare la gestione delle pause di concentrazione, inevitabili nei match al meglio dei cinque set.
Oscurata dal protagonismo dei maschietti, passa purtroppo sotto silenzio la seconda vittoria sull’erba di SW19 di Jasmine Paolini, mai in passato qualificata al terzo turno di Wimbledon. La finalista del Roland Garros del mese scorso sconfigge in due set, 7-6 6-2, la belga Greet Minnen, 26 anni, WTA 80. Prometto che tra un paio di giorni mi occuperò comunque della piccola grandissima lucchese.
Infine, una considerazione scontata che immagino condivisa dai miei venti lettori: ragazzi come Jasmine, Jannik, Matteo e persino Fabio ci rassicurano sulla qualità dello sport italiano, che la disavventura calcistica in Germania aveva messo in forse.