Siamo una squadra zaloniamente fortissimi
di Claudio GiuaSe la data del 4 luglio 2024 finirà sui libri di storia non sarà per Luciano Darderi e Lorenzo Musetti, protagonisti di un altro appassionante duello italiano a Wimbledon, né per Flavio Cobolli, che la sua piccola impresa l’ha sfiorata contro il cileno Alejandro Tabilo: sarà merito dei milioni di britannici che dopo 14 anni di stampo conservatore e brexitista stanno decidendo, con il loro voto, di ridare ai laburisti la maggioranza in parlamento e di affidare a Keir Starmer la guida del governo.
Collocati correttamente gli eventi londinesi, vanno lodati i tre giovani tennisti azzurri impegnati oggi nei trentaduesimi di finale dei Championships. Darderi e Musetti, entrambi nati a fine inverno 2002, hanno dato vita a una tiratissima maratona di quasi quattro ore sul campo 4, che dispone di tribunette per circa 320 spettatori seduti e per altrettanti in piedi: decisamente pochi rispetto all’interesse suscitato dal secondo derby tricolore in 24 ore. Con i rispettivi coach, papà Luciano Enrique e Simone Tartarini, avevano impostato strategie opposte: l’attacco su ogni colpo da parte del ragazzo di Villa Gesell, la difesa in preparazione del vincente per il carrarino. I lunghi scambi e le continue variazioni di ritmo hanno segnato ogni set, con la conseguente altalenante prevalenza minima di uno e dell’altro, come segnala il punteggio (6-4 4-6 6-7 6-4 6-4) che premia Lorenzo anziché Luciano, sebbene il contrario non mi avrebbe stupito.
Senza che il paragone inquieti le massicce e crescenti folle di sinneriani, il match ha avuto passaggi tecnico-spettacolari perfino più interessanti della sfida tra Jannik e Matteo Berrettini, che pure i media di tutto il mondo hanno giudicato tra le migliori giocate di recente sul rettangolo verde della Centre Court (secondo il Daily Mail, “un avvincente confronto tra il formidabile servizio di Berrettini e la potenza della risposta di Sinner, che ha vinto grazie a un epico 7-6 7-6 2-6 7-6”). Musetti ha rischiato di finire ko dopo aver ceduto il terzo set perché, ha poi raccontato, “il mio livello di tensione e di frustrazione era alto dopo gli errori banali che avevo commesso. Sono contento di averla scampata. La voglia di vincere che ho ritrovato negli ultimi tempi ha fatto girare il match”. Molto maturato dopo la nascita del primo figlio, non ha più paura di aprirsi e di lasciarsi andare: “Adesso ogni volta che vado in campo sono contento: non so quanti altri ragazzi possano dire altrettanto, magari hanno un mestiere noioso, si devono svegliare la mattina presto e andare a lavorare controvoglia. Io invece faccio quello che più mi piace. Ci sono le giornate sì e le giornate no, però io e gli altri della mia generazione, cioè Jannik, Luciano, Arnaldi, Nardi, Matteo, Flavio, Sonego, Passero, stiamo vivendo il miglior momento del nostro tennis maschile e anche femminile, grazie a Jasmine. Sono esperienze che a fine carriera diventeranno bellissimi ricordi”.
Al terzo turno il numero 2 d'Italia troverà il sorprendente Francisco Comesana, argentino classe 2000, numero 122 del mondo, che oggi ha eliminato in cinque set (7-5 1-6 6-7 6-1 7-6) l’australiano Adam Walton, mentre martedì al primo turno aveva stritolato Andrey Rublev al proprio esordio assoluto nel main draw di uno slam. Luciano Darderi ha confermato le proprie qualità di carattere e di versatilità, considerando che non aveva mai calpestato le superfici erbose di un campo da tennis prima del mese scorso. Quando scoprirà, assai presto, che la pazienza è sinergica con la grinta, potrà scalare rapidamente il ranking Atp (ora è 35) e ingarellarsi proprio con il suo avversario di oggi.
Peccato che Flavio Cobolli, anch’egli classe 2002, non possa festeggiare stasera una vittoria che avrebbe meritato. Opposto sul campo 14 al cileno testa di serie numero 24, ha perso i primi due set al tie break, compiuto una mirabile rimonta e ceduto di un niente sul filo di lana di un match durato quasi quasi quattro ore (7-6 7-6 4-6 4-6 6-4). Alejandro Tabilo, nato a Toronto e cresciuto in Florida, ha avuto il merito di non demoralizzarsi dopo essere stato raggiunto dal romano, il quale lascia i Championships con il suo miglior piazzamento nella classifica Atp a quota 47. Nel caso di Flavio, non è la pazienza a fargli difetto. Gli serve invece affinare il killer instinct da sfoderare nel momento decisivo del confronto. Poco più di un mese fa a Parigi aveva vissuto la stessa esperienza contro Holger Rune, in una partita fotocopia di quella di oggi (6-4 6-3 3-6 3-6 7-6 per il danese). Un déjà vu o, se preferite, la versione tennistica del "Giorno della marmotta". Anche qui, è solo questione di tempo ed esperienza: perché Cobolli è già adesso un titolare di una squadra fortissimi, come Checco Zalone cantò in altri tempi e per altre situazioni.