Mi piacciono le coincidenze verbali. Il fatto che Christopher (composto dalle parole greche “Christós”, Cristo, e “phéro”, portare, dunque “portatore di Cristo”) perda per la seconda volta in stagione negli Stati Uniti contro Sinner, che in inglese significa “peccatore”, spero porti bene al numero 1 del mondo: in marzo, a Miami, Jannik andò a prendersi il suo secondo Masters 1000 in carriera proprio dopo aver battuto O’Connell 6-4 6-3 negli ottavi di finale.
Oggi come allora, all’australiano rimangono le briciole, cioè sette game: 6-1 6-4 6-2 in un’ora e 53 minuti. Non sprecherò righe per raccontare il match, davvero a senso unico tant’è macroscopica la superiorità atletica, tattica e mentale dell’italiano, che sta migliorando man mano che avanza nel tabellone. Bene, perché negli ottavi contro Tommy Paul sarà presumibilmente assai più dura. Altre parole, altre coincidenze.
Nel 2013 il più newyor…
Mi piacciono le coincidenze verbali. Il fatto che Christopher (composto dalle parole greche “Christós”, Cristo, e “phéro”, portare, dunque “portatore di Cristo”) perda per la seconda volta in stagione negli Stati Uniti contro Sinner, che in inglese significa “peccatore”, spero porti bene al numero 1 del mondo: in marzo, a Miami, Jannik andò a prendersi il suo secondo Masters 1000 in carriera proprio dopo aver battuto O’Connell 6-4 6-3 negli ottavi di finale.
Oggi come allora, all’australiano rimangono le briciole, cioè sette game: 6-1 6-4 6-2 in un’ora e 53 minuti. Non sprecherò righe per raccontare il match, davvero a senso unico tant’è macroscopica la superiorità atletica, tattica e mentale dell’italiano, che sta migliorando man mano che avanza nel tabellone. Bene, perché negli ottavi contro Tommy Paul sarà presumibilmente assai più dura. Altre parole, altre coincidenze.
Nel 2013 il più newyorkese dei registi, Woody Allen, diresse “Blue Jasmine” e scelse per la colonna sonora alcuni brani di Louis Armstrong, monumentale trombettista jazz originario di New Orleans. Oggi Jasmine Paolini ha ottenuto un paio di record assoluti - la prima italiana a vincere 18 match negli slam in un’unica stagione, la prima ad approdare al terzo turno in tutti e quattro i major 2024, da Melbourne in febbraio a Flushing adesso - giocando nel secondo stadio degli Us Open, dedicato nel 1978 a Louis Armstrong, che aveva vissuto a lungo lì accanto, nel Queens (usato come centrale del torneo fino all'apertura nel 1997 del più grande Arthur Ashe Stadium, l’impianto è attivo dal 2018 nella nuova configurazione con tetto mobile).
Un filo lega dunque Woody, Louis e Jasmine, ma di sicuro lei non lo sa. Il suo confronto con la moscovita naturalizzata kazaka Yulia Putintseva, 29 anni, WTA 32, non è una passeggiata di salute per la numero 4 al mondo (ranking live). Pur senza mai correre rischi, deve mantenere sempre la concentrazione per evitare di farsi controbrekkare (pardon) in entrambi i set. È efficiente al servizio ed efficace alla risposta, soprattutto con il diritto che ieri, nello sfortunato match di doppio con Sara Errani, l’aveva un po’ tradita. Finisce 6-3 6-4.
Al prossimo turno l’attende la ceca Karolina Muchova, 28 anni, alla quale non rende giustizia l’attuale cinquantaduesima posizione nella classifica mondiale: l’anno scorso fu finalista al Roland Garros e semifinalista qui al Corona Park. Si ferma invece la corsa da singolarista della compagna di Jasmine nei tornei di doppio, battuta nettamente (6-2 6-2) dalla russa Diana Shnaider, classe 2004, WTA 18. Sara resta in tabellone soltanto nel misto insieme ad Andrea Vavassori, il quale ha invece superato nel pomeriggio, al fianco di Simone Bolelli, l’ostacolo rappresentato dallo svedese Andre Goransson e dall’olandese Sem Verbeek.
Gli ultimi due italiani impegnati nel terzo turno sono Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli. Il sanremese affronta sul rettangolo blu del Granstand il sorprendente Jordan Thompson, 30 anni, che, da numero 32, è solo due posti dietro di lui nella classifica ufficiale ATP. L’australiano sa come e cosa fare sul lento sintetico di New York, altrimenti non avrebbe eliminato giovedì in tre set Hubi Hurkacz, testa di serie numero 7. Matteo tiene il ritmo nel primo set, si fa surclassare dall’avversario nel secondo parziale, perde un’occasione d’oro nel settimo game del terzo set per rimettersi in corsa (7-6 6-2 7-6).
Onestamente, mi aspettavo una prova più convincente, soprattutto nella gestione delle fasi critiche come il tie break. A Cobolli si può rimproverare poco. Non stupisce che lasci il passo a Daniil Medvedev, numero 4 ATP e vincitore qui nel desolato 2021 covidiano. In una serata condizionatadall’altissimo tasso di umidità, il romano tenta di mettere in difficoltà il russo, che però non gli lascia alcuna chance di portare il match al quarto set. Gli scambi sul campo dell’Arthur Ashe finiscono quando mancano venti minuti a mezzanotte, il punteggio è 6-2 6-3 6-4.