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Zverev, perché vince tanto ma scalda pochi cuori

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È difficile azzardare un giudizio equilibrato sull’uomo Alexander Zverev, ma certo è un formidabile tennista. Oggi sul campo del Louis Armstrong Stadium ha regolato in quattro set una delle sorprese degli Us Open, il californiano Brandon Nakashima, annichilendolo con la potenza coniugata all’intelligenza. I miei lettori più attenti sanno già che, a prescindere da chi sarà il campione degli Us Open 2024, dal 9 settembre il tedesco sarà ufficialmente il numero 2 al mondo dietro Jannik Sinner. È un risultato conseguente alla sua continuità di prestazioni: dall’inizio di stagione, Sascha ha alzato il trofeo a Roma, ha raggiunto la finale al Roland Garros e ad Amburgo, ha fatto le semifinali a Melbourne, Los Cabos, Miami, Halle e Cincinnati. Oggi ha racimolato la manciata di punti mancanti alla qualificarsi per le ATP Finals torinesi, dove finora solo il sudtirolese aveva un posto assicurato.

Eppure, sebbene il pubblico di New York lo abbia in simpatia e i suoi estimatori siano una legione, qualcosa impedisce a Zverev di diventare un eroe universale, come sono tuttora - absit iniuria verbis - Rafa Nadal e Roger Federer. Non l’aiuta nemmeno il fatto che ne abbia passate tante, perché alle vicende che suscitano compassione se ne affiancano altre assai controverse. Vediamole. Nel 2001 aveva quattro anni quando i medici spiegarono ai suoi genitori che era (e sarebbe sempre stato) affetto dal diabete di tipo 1. Il papà, ex tennista che aveva rappresentato l'URSS in Coppa Davis, e la mamma decisero di non dire niente nemmeno al figlio maggiore Michail detto Misha, allora grande promessa del tennis tedesco. Essendo una disfunzione di natura genetica, al diabete di tipo 1 si può fa fronte solo con l’assunzione pluriquotidiana di insulina, che l’organismo non produce. Per tutta la vita: per questo motivo Alexander se la inietta talvolta nel corso dei match.

Negli ultimi anni, il fenomeno amburghese ha fatto parlare di sé anche per fatti gravi sia collegati al suo mestiere, sia di natura personale. Il 3 giugno 2022, sul campo dello stadio Philippe-Chatrier, Alexander stava tentando di fermare in semifinale la corsa di Rafael Nadal, che a 36 anni voleva confermarsi re di Parigi per la quattordicesima volta. Sul 6 pari nel secondo set, nel tie break durante uno spostamento laterale s’accasciò urlando. Provò a rialzarsi ma si rese conto d’avere il piede destro penzoloni per la lacerazione di tutti e tre i legamenti laterali della caviglia. Rientrò nel circuito a stagione 2023 avanzata. Tre mesi fa, il 7 giugno, Alexander era pronto per scendere in campo e giocarsi contro Casper Ruud l’ingresso alla finale del Roland Garros. Squillò un cellulare. Poco dopo uno del suo staff lo avvertì che il tribunale di Berlino aveva appena chiuso, a seguito di un accordo economico extragiudiziale, il caso delle accuse di abusi fisici lanciate dalla ex compagna Brenda Patea, madre di suo figlio. Fu una liberazione per Sascha, che in rimonta batté il norvegese per 2-6 6-2 6-4 6-2. Ma storie così lasciano il segno.

Veniamo a oggi. Nel primo set Nakashima fa mostra degli enormi progressi registrati da quando lo allena Davide Sanguinetti. Velocissimo, preciso, indomabile, propone il gioco divertente ed efficace che gli ha consentito di eliminare in settimana i più o meno coetanei Holger Rune, Arthur Cazaux e Lorenzo Musetti. Sascha lotta ma s’arrende al termine di un game di quindici punti: 3-6. Prende fiato e poi impartisce una lezione in tre tempi al ventitreenne di San Diego, che riesce solo in cinque occasioni a prendersi il game: 6-1 6-2 6-2. Nei quarti di finale, martedì, l’avversario di Zverev sarà un altro beniamino di casa, Taylor Fritz: di sicuro, non la volta buona per contare su un flusso favorevole d’empatia.

Nella prima giornata senza italiani nei tornei di singolare, per non perdere le buone abitudini la folta tifoseria tricolore di Flushing Meadows si dedica alle coppie Bolelli-Vavassori e, più tardi, Errani-Vavassori. Il bolognese e il torinese escono di scena con onore, nel tie break a 10 indispensabile dopo la parità dei tre set regolari (6-4 3-6 6-6). I superspecialisti tedeschi Kevin Krawietz e Tim Puetz prendono presto il largo e non si fanno rimontare (10-4). Sara e Wave, teste di serie numero 3 del misto, conquistano invece il passaggio ai quarti di finale battendo 6-2 6-3 gli americani Maria Mateas e Mackenzie McDonald. Azzurri dunque ancora in corsa in tre dei cinque tornei, i due singolari con Sinner e Paolini e, appunto, il misto. Per ora, non lamentiamoci.

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