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Jannik sempre più convincente, ora l’aspetta Medvedev

Jannik sempre più convincente, ora l’aspetta Medvedev

Il numero 1 al mondo è ancora di più il numero 1: oggi alla fine del primo e del secondo set gioca con una determinazione formidabile, assestando colpi da ko al più yankee del circuito

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L’aveva azzeccata l’allenatore di Tommy Paul, Brad Stine, alla vigilia del match con Jannik Sinner agli Us Open: “Sono due che amano competere, sarà una partita dura, dipenderà dai dettagli”. Dettagli che contano di più nei tie break, quando basta un solo errore per compromettere le fatiche del set. È lì che, se possibile, il numero 1 al mondo è ancora di più il numero 1: oggi alla fine del primo e del secondo set gioca con una determinazione formidabile, assestando colpi da ko al più yankee del circuito, che nell’atteggiamento in campo ricorda Andy Roddick, ultimo vincitore americano in uno slam, agli Us Open, 2003 contro lo spagnolo Juan Carlos Ferrero.

Nato 27 anni fa a Voorhees, cittadina del New Jersey che però confina con la capitale della Pennsylvania, Philadelphia, Paul conferma le qualità che mi hanno convinto ultimamente a collocarlo nei primissimi posti del ranking personale, dietro a Djokovic, Sinner, Alcaraz, Zverev e, forse, Medvedev. Divertente e coraggioso, costringe gli avversari più geometrici come Jannik a crescere in termini di inventività. Il primo set è il trailer dell’intero match: un ottimo Paul che mette talvolta in difficoltà Sinner ma nel lungo periodo deve subirne la pesantezza dei colpi, l’intelligenza tattica e, soprattutto, la solidità mentale. Recuperato il doppio break subito all’avvio del parziale, il sudtirolese domina il tie break. Più equilibrata la seconda frazione e più combattuto anche il tie break, che però Jannik fa suo alla prima occasione utile. Il terzo set è un assolo nel quale Tommy può soltanto limitarsi a inserirsi con qualche bel colpo.

Il punteggio di 7-6 7-6 6-1, ottenuto dopo 2 ore e 42 minuti di gioco, proietta l’italiano verso il quarto di finale contro Daniil Medvedev, che quest’anno ha sconfitto in finale a Melbourne e dal quale è stato battuto a Wimbledon nei quarti. Nel bilancio dei dodici confronti tra i due, cominciati dal 2020, il russo prevale per sette successi contro cinque, ma Jannik ha prevalso in cinque degli ultimi sei match. “Ho imparato tanto da Daniil, sarà un match molto impegnativo sia mentalmente che fisicamente”, ha detto ai microfoni di Supertennis. Insomma, un po’ come oggi, no? Non capita spesso che chi perde un match sorrida come Jasmine Paolini prima d’imboccare il tunnel che conduce agli spogliatoi del Louis Armstrong Stadium. Non è soltanto la naturale cortesia nei confronti del pubblico che l’applaude con calore e al quale lei risponde agitando la mano: è che del suo straordinario 2024 la ragazza di Bagni di Lucca è integralmente felice, dunque sorride. È l’anno del suo primo WTA Masters 1000 vinto in carriera, delle due finali al Roland Garros e a Wimbledon, dei quattro ottavi di finale consecutivi nei major, dello storico oro di doppio alle Olimpiadi: in una sola stagione l’allieva di Renzo Furlan s’è affiancata stabilmente a Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Sara Errani in un quintetto che sta al tennis femminile italiano del ventunesimo secolo come i Quattro Moschettieri, Jean Borotra, Jacques Brugnon, Henry Cochet e René Lacoste, stanno a quello maschile francese del ventesimo.

Oggi Jasmine cede il passo alla pari età, classe 1996, Karolina Muchova, che serve meglio, piazza più vincenti, mantiene maggiore concentrazione. Jasmine dà anche stavolta quanto può, ma è evidente che non si sente in fiducia come a Dubai in febbraio, a Parigi in giugno, a Wimbledon in luglio e nemmeno il mese scorso alle Olimpiadi. Il match ha sviluppi simili nei due set, con l’eccezione di un immediato tentativo di fuga di Jasmine rintuzzato in fretta da Karolina. Poi, sul 3 pari in entrambi i parziali, le accelerazioni della ceca risultano irresistibili, o comunque non contenibili dalla versione odierna di Paolini: 6-3 6-3 in 69 minuti. Il dato statistico più eloquente riguarda l’efficienza del servizio di Muchova, che lascia all’avversaria solo 9 punti negli altrettanti turni di servizio. A impressionare è che in febbraio Karolina s’era sottoposta a un intervento chirurgico per sistemare il tendine lesionato del polso destro e che era rientrata nel circuito a fine giugno a Eastbourne, sull’erba, dopo nove mesi di stop. Dopo settanta giorni, è così in forma da poter puntare a ripetere l’exploit dell’anno scorso a Flushing Meadows, quando raggiunse la semifinale.

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