Sinner continua a farci sognare, terza semifinale Slam del 2024
di Claudio GiuaNel suo anno più bello e difficile, Jannik Sinner approda alla terza semifinale Slam dopo gli Australian Open - dove poi trionfò - e il Roland Garros. S’avvicina dunque l’occasione di pareggiare il conto dei major 2024 con Carlos Alcaraz, che s’è già preso i titoli agli Open di Francia e ai Championships. Ci proverà senza risparmiarsi.
Sinner-Medvedev, 3-1 nel 2024
Nel match lungo una stagione contro Daniil Medvedev, il punteggio parziale è adesso 3-1, tre vittorie per il numero 1 al mondo (finale a Melbourne, semifinale a Miami e oggi a New York), una per l’arcinemico sportivo moscovita (quarti di finale a Wimbledon). Probabilmente ci sarà almeno una quinta occasione, alle Finals torinesi di novembre.
Fase di studio iniziale
Come nelle attese della vigilia, Jannik e Daniil tengono attaccati alle poltrone e alle sedie per due ore e 40 minuti i quasi ventiquattromila spettatori sulle tribune e le decine di milioni davanti a tv e computer. Il match comincia davvero nel terzo set, perché i primi due (6-2 1-6) servono all’inizio all’altoatesino per approfittare della lenta carburazione del numero 5 Atp, il quale fa però poi pesantemente valere la raggiunta confidenza con il complesso antroposistema dell’Arthur Ashe Stadium. In questa fase la chiave è la lunghezza degli scambi: se si va troppo in là con il batti e ribatti, Daniil prevale, altrimenti Jannik ha la meglio in forza dei più efficaci vincenti.
Medvedev travolto nel terzo set
Si diceva del terzo set, con Medvedev che si ritrova in fretta sotto 5-0 in forza delle continue accelerazioni imposte da Sinner al servizio e alla risposta, aggressivo come nel primo parziale. Sotto gli occhi preoccupati dei due Gilles, Simon e Cervara, i suoi coach, riesce a strappare il suo ultimo game al servizio, ma poi deve cedere.
Sinner travolge Medvedev
L’equilibrio viene temporaneamente mantenuto nel quarto set, senza fughe di uno o dell’altro fino al settimo game, quando Jannik, ringalluzzito dall’aver appena annullato due palle di break, confeziona un game perfetto alla risposta, costringendo il russo a sbagliare tre volte. Avanti 4-3, si concentra sul proprio servizio, ottiene un primo match point alla risposta sul 5-3, poi al servizio chiude con uno spettacolare sventaglio di diritto a uscire. Finisce 6-2 1-6 6-1 6-4.
Per Sinner ora c’è l’amico Draper
Dopo cinque turni, Sinner appare atleticamente e mentalmente al livello di inizio stagione. A meno di sorprese nelle prossime ore (l’agenzia mondiale antidoping, la Wada, può ricorrere entro il 6 settembre contro la sentenza di piena assoluzione per il caso Clostebol), il ragazzo di San Candido affronterà psicologicamente da il favorito entrambi i prossimi impegni. In semifinale Jannik troverà il carissimo amico Jack Draper, suo compagno di doppio a Montreal poche settimane fa. L’inglese di Sutton, primo credibile aspirante erede di Andy Murray, ha infatti letteralmente annichilito Alex de Minaur, che soltanto nel secondo set ha sperato di poter limitare i danni (6-3 7-5 6-2). Ha addirittura maramaldeggiato nel finale del terzo set, piazzando colpi tanto efficaci quanto spettacolari.
Chi è Jack Draper
Jack è un classe 2001 come Jannik. Un predestinato, verrebbe da dire. Papà Roger è stato direttore generale della Lawn Tennis Association (la federazione tennis britannica), mamma Nicky una giocatrice di livello nazionale quand’era una under 18. Nel 2018 finalista nel torneo junior di Wimbledon, da professionista ha scalato lentamente il ranking Atp e messo finora ha segno un unico successo, battendo in finale Matteo Berrettini sull’erba di Stoccarda il 16 giugno scorso (3-6 7-6 6-4). È allenato da James Trotman, 45 anni, ottimo junior ritiratosi giovanissimo a seguiti di una serie di infortuni, considerato tra i migliori coach britannici. Alto 193 centimetri, Jack dispone di un ottimo servizio e preferisce colpire con forza da fondo campo, sia di diritto, sia di rovescio. Chiude però altrettanto bene sotto rete. Molto agile, copre bene il campo. Finora il suo maggiore punto debole era la difficoltà a mantenere la continuità delle prestazioni nel corso dei tornei. A New York ha eliminato, prima di de Minaur, il cinese Zhang Zhizhen, l’argentino Facundo Diaz Acosta, l’olandese Botic van de Zandschulp (il “killer” di Carlos Alcaraz) e il ceco Tomas Machac: a nessuno ha ceduto un set, senza peraltro mai ricorrere al tie break. Un biglietto da visita impressionante. Se venerdì fermerà Draper, domenica Sinner se la vedrà con Taylor Fritz o Frances Tiafoe.
Swiatek eliminata, avanza Pegula
Da vecchio cronista, ho l’obbligo di segnalare che, nei due ultimi quarti di finale del singolare femminile, la ceca Karolina Muchova - reduce dalla vittoria su Jasmine Paolini - ha malmenato (6-1 6-4) la brasiliana Beatriz Haddad Maia, mentre a sorpresa l’americana Jessica Pegula ha eliminato 6-2 6-4 la numero 1 al mondo Iga Swiatek. La polacca conferma la propria non perfetta attitudine alla superficie sintetica, che è il suo unico punto debole (si fa per dire, considerando che a Flushing Meadows ha alzato la coppa due anni fa). In via teorica, domenica la finale potrebbe essere all-american, Pegula vs. Navarro: sarebbe il più ricco ultimo atto di slam della storia, i patrimoni dei padri delle due ragazze cumulano circa 8,5 miliardi di dollari, pari a un quarto del valore medio di una manovra economica del governo Meloni. Per arrivarci, Jessica dovrebbe battere Muchova ed Emma fare altrettanto con Sabalenka. Difficile, ma never say never, cantava Justin Bieber quindici anni fa.