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Jannik Sinner l’implacabile, Medvedev risorto

(ansa)
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Il verso più popolare di “Signs”, canzone del 1971 dei Five Man Electrical Band, scritta da Les Emmerson e riproposta dai Tesla vent’anni dopo, recitava: “If God Was Here, He'd Tell You to Your Face, Man, You're Some Kinda Sinner”. Mi toccasse ora raccontare per Monday’s Net di qualche giovanissimo tennista italiano, lo tradurrei così, ad sensum: “Se il Signore fosse qui, ti direbbe in faccia, amico, che sei una specie di Sinner”. Invece, i due migliori under 20 azzurri - Federico Bondioli, classe 2005, e Federico Cinà, 2007 - sono rispettivamente numero 586 e 596 del ranking ATP. Glielo auguro, ma non diventeranno dei Sinner. All’età di Bondioli, Jannik era già stabilmente tra i primi cento al mondo. La riduzione del numero di prospetti (inglesismo entrato ormai nell’uso comune di chi segue lo sport: prospect è l’atleta che ha il potenziale per diventare un campione o, almeno, per avere una carriera di successo) è confermata dal fatto che quest’anno non avremo italiani alle Next Gen Finals di Gedda in Arabia Saudita, a ridosso di Natale. È presto per preoccuparsi, ma guardare lontano e preparare contromisure è sempre buona cosa.

Intanto, godiamoci il piacere, mai provato in passato, di avere in campo in ogni grande torneo un italiano che è da sei mesi il più quotato del circuito. Stasera Sinner ritrova l’avversario sconfitto in settembre nella finale di Flushing Meadows, Taylor Fritz, 27 anni appena compiuti, numero 5 ATP, reduce dalla migliore stagione in carriera. Non è un match indimenticabile, forse perché il numero 1 al mondo parte un po’ teso per l’obbligo di battere il californiano. Non ci riuscisse, approderebbe all’ultimo appuntamento del girone, contro Daniil Medvedev, con minime chance di raggiungere la semifinale. Più tranquillo Fritz. Lui può permettersi di perdere, perché al terzo turno troverà Alex de Minaur, ormai eliminato. Per quasi cinquanta minuti l’equilibrio è perfetto, poi Jannik accelera, ha tre occasioni di break nell’ottavo game e una, quella trasformata, nel decimo.

Poche sorprese anche nel secondo parziale, comunque più spettacolare, con lunghi scambi e pezzi di bravura. L’americano soffre le variazioni di ritmo che Sinner usa con crescente sapienza e coscienza: drop shot, back di rovescio, lungolinea beffardi più precisi che forti. Nel decimo set, puntuale, arriva il break: 6-4 6-4 in un’ora e 40 minuti.

Nel pomeriggio gli spettatori dell’Inalpi Arena hanno assistito alla resurrezione miracolosa di Medvedev, del quale di prima mattina si sussurrava fosse pronto a ritirarsi dal torneo. Domenica il moscovita era stato contestato durante la partita poi persa contro Fritz in quanto evidentemente disinteressato a competere. Oggi ha preso a pallate l’australiano de Minaur, abbuonandogli soltanto sei game (6-2 6-4). Com’è possibile? Merito del materiale, sembrerebbe: in conferenza stampa, il numero 4 ATP ha detto d’aver cambiato qualcosa “nell’attrezzatura prima della partita, cosa che di solito non si fa durante un torneo. (…) Nei due match qui a Torino ho fatto dei test. Il secondo ha funzionato bene”. È credibile? Ho dubbi al proposito anche se Daniil ha aggiunto: “Come me, alcuni giocatori non sono soddisfatti delle palline, che non sono le stesse di prima del Covid. Il mio 2022 (il secondo anno della pandemia ndr) è stato pessimo. (Per colpa delle palline diverse) sono stato costretto a sostituire le corde con altre più morbide, così ho aumentato la velocità. Infatti non riuscivo più a piazzare un vincente. Quest'anno ne ho usate altre, ancora più morbide. Sulla terra e sull'erba è stato più difficile giocare. Oggi ho cambiato di nuovo ed è stato ok”. Non oso immaginare quanti mal di testa siano costati ai tecnici della Tecnifibre le richieste di Medvedev, che ha collaborato con l’azienda francese per sviluppare la propria racchetta personalizzata, la Dynacore 305, poi commercializzata in tutto il mondo in una versione light. Qualcuno sussurra che starebbe per cambiare (dopo anni!) fornitore, ma non c’è alcuna conferma.

Molto più convincente mi sembra l’analisi di de Minaur: “Capita di giocare una brutta partita perché ci sono tensione, nervosismo e troppe aspettative. E capita che giochi bene il match successivo perché lo affronti senza preoccuparti più di tanto”. Come Medvedev, appunto. Insomma, palline insoddisfacenti, corde morbide, racchette e tutto il resto c’entrano poco.

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