La Coppa Davis della consacrazione ha le facce di Sinner e Berrettini
di Claudio GiuaAngelo Binaghi prenota il volo di ritorno per Roma per l’amata insalatiera d’argento quando Matteo Berrettini strappa - a zero! - a Botic van de Zandschulp il break nel nono gioco del primo set. Sono le 16.50 del 24 novembre 2024, da lì in poi per la squadra azzurra è una breve discesa affrontata in sicurezza. Il romano ha facilmente ragione del giovanotto di Veenendaal, classe 1995, che fino a tre anni fa veleggiava stabilmente oltre quota 150 nel ranking ATP eppure questa settimana aveva battuto Rafa Nadal, all’ultimo match della carriera, e poi il tedesco Daniel Altmaier. Messo in cascina il 6-4 di avvio, Matteo non si limita a tenere a distanza l’olandese ma lo annichilisce di bombe di servizio e passanti irridenti. Lo mata nel settimo game con un secondo break, poi il decisivo 6-2 viene ufficializzato da un servizio centrale che Botic mette fuori a destra. È in quel momento, alle 17.33, che il presidente della FITP fa il check-in per riportare a casa la coppa, che da gennaio in poi aveva girato tutt’Italia, laico pellegrinaggio, di città in città. Che riprenderà a breve.
L’eroe Berrettini e il patto per la Davis
Sinner entra in campo mezz’ora più tardi quando l’eroe consacrato di Malaga 2024 è già Berrettini, con tre vittorie in altrettanti match, compreso quello di doppio contro l’Argentina: sono toccati a lui i singolaristi più rognosi, l’australiano Thanasi Kokkinakis e, oggi, BvdZ. Lui è l’uomo squadra, come spiegherà più tardi in conferenza stampa: “Ho chiesto ai compagni di sentirsi in campo con me come mi sentivo con loro, io, un anno fa. Sì, c’era un patto della Davis: quando l’altra volta ho abbracciato Filippo e Jannik, loro mi hanno detto: questa coppa la vogliamo vincere anche con te in campo. Mi sono stupito ed emozionato. Ho pensato: tu guarda questi due che in un giorno così pensano a me. Per me è stata energia pura per tutto l’anno, sono loro debitore per questo”.
La rassegnazione degli avversari di Sinner
Il livello attuale del ragazzo rosso è talmente alto che i suoi avversari devono di solito accontentarsi delle briciole. Ieri un giornalista australiano, Craig Gabriel, aveva posto al compatriota Alex de Minaur la domanda più acuta, nella sua semplicità: come ci si sente quando l’avversario è Jannik Sinner? Ecco la risposta: “Beh, è come cercare di risolvere un puzzle che finora pochi sono riusciti a risolvere. Non saprei come descrivere meglio la sensazione che si prova. La sua velocità di palla e la sua efficacia non diminuiscono per l’intera partita. Quindi, se vuoi provare a batterlo, devi uscire (dal solito standard di gioco ndr.) e produrre il tuo miglior tennis possibile. Soprattutto nei punti importanti, devi fare un passo avanti. A volte sembra che Jannik non ci arrivi, invece poi ce la fa, è solido, colpisce bene, avanza e ti toglie spazio. È un giocatore contro il quale è difficile giocare. È quest'anno molti altri avversari si sono sentiti come me”.
Il momento storico del tennis italiano
Tallon Griekspoor, 28 anni, 40 ATP, non potrebbe che confermare parola per parola. Anche lui prova a risolvere il puzzle e s’illude di riuscirci per dodici giochi, approfittando del fatto che Jannik sembra affidarsi soprattutto al servizio in attesa del momento giusto per affondare il colpo. Nel tie break il numero 1 orange perde il contatto in apertura, e un secondo mini break, ottenuto con una palla corta, gli taglia le gambe (7-2). Il secondo set vola via, Griekspoor ha ormai solo le energie per limitare i danni. Con un servizio nell’angolo sinistra sigilla il punteggio (7-6 6-2) e consegna allo sport italiano un trionfo storico. Intanto dagli altoparlanti Rino Gaetano urla che il cielo è sempre più blu. La Davis è il coronamento dell’anno più glorioso del tennis italiano, con i successi in due slam e nelle ATP Finals, con l’oro e il bronzo alle olimpiadi, con la BJK Cup, con due finali femminili nei major, con oltre una quindicina di titoli negli ATP e WTA 1000, 500 e 250 in singolo e doppio. Hanno alzato le coppe in tanti: Sinner più di tutti, ovviamente, poi Berrettini, Jasmine Paolini, Sara Errani, Simone Bolelli, Andrea Vavassori, Lorenzo Musetti, Luciano Darderi, Lorenzo Sonego. A fine stagione ci sono nove italiani tra i primi cento al mondo, con un unico ultratrentenne, Fabio Fognini, numero 89. Sono solo tre le ragazze Top 100, ma Jasmine è la numero 4 al mondo.
Italia, il successo della consacrazione
Nessun movimento tennistico nazionale è oggi più forte del nostro, e le donne danno un proprio significativo contributo. Mica tutti ne sono consapevoli. Peppe Smorto, che ha fatto la storia della sezione sportiva e del sito di Repubblica, mi ha scritto ieri su WhatsApp: “Viaggiavo in auto e sulla radio nazionale interrompevano Berrettini per raccontare i gol della serie B. Qui sta succedendo una rivoluzione, e qualcuno non se n’è ancora accorto”. Non sono i ritardi della Rai a colpirmi, bensì che il termine “rivoluzione” sia usato per definire un fenomeno complesso che comprende Sinner e compagni, il tennis, l’informazione e la società italiana. Pone quesiti. Anzitutto, è una rivoluzione oppure un’infatuazione collettiva passeggera? I media sono attrezzati a raccontarla? Le strutture federali e le associazioni dei tennisti e delle tenniste stanno facendo quanto possibile per cogliere un’opportunità che ha pochi precedenti nella storia del nostro sport, inteso come insieme di discipline sportive? A Malaga ho passato pranzi e cene a discuterne con i colleghi, senza venirne a capo. Anche per noi, come per gli avversari di Jannik, il puzzle è difficile da ricomporre.