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Djokovic è il Maestro nella galassia dei Jedi del tennis

Novak Djokovic 
Il commento alla prima giornata dei quarti di finale degli Australian Open
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Se il tennis fosse la galassia di Star Wars, oggi avremmo vissuto la resa dei conti tra il Cavaliere Alcaraz e il Maestro Djokovic (se non la ricordate, cercate in rete la gerarchia dell’Ordine dei Jedi). E forse ci sarebbe stato uno come Yoda, il Grande Maestro, guida del Consiglio Jedi, ad avvertirli: la paura porta alla rabbia, la rabbia all’odio, l’odio porta alla sofferenza (cito da “Episodio I: la minaccia fantasma”): nella Rod Laver Arena la paura è davvero palpabile. Il duello, l’ottavo dei testa a testa, potrebbe essere l’ultimo, considerando che in maggio Nole compirà 38 anni.

Alle Olimpiadi sfida più combattuta

Nel match più recente tra i due ex numeri 1 Atp, la finale per l’oro a Parigi in agosto, aveva avuto la meglio il serbo, quinto giocatore a completare in carriera il Golden Slam, che significa intitolarsi almeno un volta gli Australian Open, il Roland Garros, Wimbledon, gli Us Open e le Olimpiadi. Era però finita con un risicatissimo 7-6 7-6, di sicuro non la sanzione di una superiorità indiscussa. Mentre meno di un mese prima lo spagnolo aveva umiliato il vecchio guerriero ai Championships londinesi, con un beffardo 6-2 6-2 7-6 in finale.

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Inizio di match sprint

Oggi, all’inizio del match, ad avere davvero paura è Nole, che – pur di vincere – correrebbe volentieri il rischio di arrivare a odiare l’avversario. Il Maestro sa di dover abbreviare il match, ché altrimenti il Cavaliere avrà alla lunga il vantaggio della assai più ampia riserva di energia. Forzano entrambi da subito, con conseguenti break e controbreak. Nel nono game Alcaraz si procura tre occasioni per prendere il volo e trasforma l’ultima, poi va a chiudere di filato sul 4-6. Djokovic, pur lamentando un problema muscolare all’inguine, ci riprova nel secondo set, accelerando fino al 3-0: di nuovo, però, non riesce a conservare il distacco. Quando il tie break sembra inevitabile, ha un guizzo impressionante, da Jedi espertissimo, nel decimo game: 6-4.

Alcaraz in difficoltà

Adesso quello tremebondo è Carlitos. Esita. Tende a accelerare quando dovrebbe tenere lo scambio. Fatica tenere il passo del vecchio Maestro, il quale piazza due break e se ne fa recuperare uno solo, per un 6-3 che è una mazzata sull’autostima dell’allievo di Juan Carlos Ferrero. Il quarto set è quello delle paure contrapposte. A Djokovic bastano il precoce break e la successiva sua difesa arcigna per chiudere una delle partite più combattute e nervose degli ultimi anni. Il colpo decisivo del 6-4 è un incrociato che Alcaraz mette a rete. A Melbourne è l'una di notte.

Djokovic-Zverev in semifinale

Djokovic affronterà in semifinale Alexander Zverev, numero 2 Atp, le cui prestazioni vengono spesso mediaticamente offuscate da quelle più glamour dei due più giovani numeri 1 e 3, Jannik Sinner e il murciano. E del Maestro. Come sappiamo, l’understament giornalistico si rivela talvolta un’arma vincente, perché comporta meno pressione. Oggi il tedesco classe 1997 passa il turno (7-6 7-6 2-6 6-1) riproponendo il solito altissimo standard di gioco e concedendo al coetaneo americano Tommy Paul di prendersi il terzo set dopo aver dominato i tie break di avvio (7-0 7-1).

Bolelli-Vavassori in semifinale nel doppio

Il vittorioso quarto di finale di Simone Bolelli e Andrea “Wave” Vavassori registra questi numeri: 196 minuti di gioco, 23 game (6-4 7-6), soltanto un break a favore e due chance di controbreak annullate dagli italiani, 29 vincenti contro 21 degli avversari e 12 errori contro 13. I portoghesi Nuno Borges e Francisco Cabral hanno fatto il loro, ma nel decimo game del primo set hanno fallito le uniche occasioni, alla risposta sul servizio di Bolelli, di rimettersi in corsa. Il secondo parziale non ha registrato alcun break point e s’è risolto di misura (7-4) nel tie break. Il pubblico della KIA Arena ha imparato ad apprezzare i due ragazzoni italiani. In effetti, il bolognese e il torinese stanno giocando alla grande in questo torneo che amano (qui sono stati sconfitti in finale anno fa da Matthew Ebden e Rohan Bopanna). Sicuri di sé, appaiono assai migliorati nei turni di risposta e nelle fasi di attacco sotto rete. In semifinale la coppia italiana non troverà, come s’attendeva, i favoriti del torneo Mate Pavic e Marcelo Arevalo bensì lo svedese Andre Goransson e l’olandese Sem Verbeek, oggi vittoriosi per 6-4 4-6 6-3 sul croato e sul salvadoregno. Li conoscono bene: agli ultimi Us Open si sono incrociati nel secondo turno ed è finita 6-3 7-6 per Simone e Wave.

Gauff fuori a sorpresa

Nel torneo femminile la sorpresa, ma nemmeno troppo, è merito (o colpa) della ritrovata Paula Badosa, che ha un coach di rinforzo nel fidanzato Stefanos Tsitsipas. La spagnola, testa di serie numero 11, non fatica nemmeno troppo (7-5 6-4) ad aver ragione di Coco Gauff, che già nel turno precedente aveva sofferto contro la svizzera Belinda Bencic. L’altra semifinalista della parte alta del tabellone femminile sarà Aryna Sabalenka, che elimina in tre set (6-2 2-6 6-3) la russa Anastasia Pavlyuchenkova.

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