La testa di serie numero 1 contro la 2 è la finale sulla quale puntano sempre gli organizzatori dei tornei a qualsiasi livello. Eppure Tennis Australia avrebbe preferito avere domenica in campo, contro Jannik Sinner, la testa di serie numero 3, Carlos Alcaraz, oppure la numero 7, Novak Djokovic. Inutile spiegarvi le ragioni, le sapete. Poi accade che Nole elimini Carlitos nei quarti di finale e si ritiri anzitempo nella semifinale contro Alexander Zverev (è lui il numero 2). Così, tra due giorni, l’italiano e il tedesco si sfideranno per il titolo del primo slam dell’anno. Non fatevi ingannare dal punteggio (7-6 6-2 6-2) della seconda semi di oggi, quella della serata nella Rod Laver Arena. Jannik sapeva che contro Ben Shelton, 22 anni, da lunedì prossimo ATP 14, non sarebbe stata una passeggiata. È così è stato. Io invece lo speravo, in previsione della finale di domenica e dopo aver visto Zverev faticare davvero poco contro Novak Djokovic.
Sinner, un set recuperato all’ultimo tuffo
Il capofila del ranking ATP è costretto a recuperare il primo set all’ultimo tuffo: quand’è sotto 5-6, alla risposta, annulla due palle che avrebbero chiuso il parziale a favore dell’americano, poi gioca un tie break in totale controllo (7-2). Nel secondo set, pur combattuto, Sinner parte fortissimo, ottiene presto due break e non si fa più raggiungere. Insiste anche successivamente sul punto debole dell’americano, il rovescio troppo lavorato e obbligatoriamente in back. Alla risposta, trova le contromisure ai servizi dell’avversario, spesso oltre i duecento all’ora. Il break che annichilisce il mancino di Atlanta si materializza nel quinto game del terzo set, con un break volutamente forzato da Jannik per accorciare la durata della partita. C’è un motivo: l’allievo di Simone Vagnozzi e Darren Cahill ha qualche problema muscolare alle cosce, probabilmente crampi, tanto da farsi massaggiare un paio di volte nei cambi di campo. Determinato a chiudere, trasforma il primo match point a disposizione, dopo 2 ore e 34 minuti di scambi spettacolari. L’intervista sul campo con Jim Courier è un siparietto di Jannik sui rapporti “da famiglia” con lo staff: ridono e si abbracciano tutti, nel box, a dimostrazione di un clima assolutamente sereno, che è la premessa di ogni grande successo.
Un astio senza precedenti contro Djokovic
Il colpo d’occhio e, soprattutto, d’orecchio (si può dire?) lascia basiti. Il pubblico del campo centrale che fischia Novak Djokovic non è una novità, ma oggi sul dieci volte vincitore degli Australian Open si rovescia un astio sonoro senza precedenti, moltiplicato dal suo ritiro inatteso dopo che una volée sbagliata gli ha fatto cedere il tie break (7-5) del set d’avvio della semifinale pomeridiana. Il suo avversario, Zverev, ha invece capito tutto e cerca di spiegarlo ai contestatori: “Avete pagato il biglietto e vorreste vedere una battaglia al quinto set, ma Djokovic ha dedicato la vita a questo sport, qui ha vinto con uno strappo addominale e uno al tendine del ginocchio. Se si ritira è perché non può continuare. Siate rispettosi e mostrate un po’ di amore per lui“.
Nole spiega l’infortunio
Nella conferenza stampa post-match, Djokovic ha spiegato cosa gli è accaduto: “È lo strappo muscolare dell’altro giorno (per colpa del quale) non ho toccato palla dalla fine della partita con Alcaraz a un’ora prima di scendere in campo oggi. L’ho solo curato con medicazioni e fisioterapia. Verso la fine del primo set ho sentito sempre più dolore. È un esito sfortunato. Ma io ci ho provato”. Quanto trapela dallo staff del serbo è tuttavia rassicurante: si tratterebbe di un infortunio minore. La sua attuale condizione fisica sarebbe, per il resto, eccezionale, come peraltro mostrato nel corso del torneo, in particolare contro Carlitos. Dunque non cambiano i programmi per la stagione, a cominciare dalla sua partecipazione all’ATP 500 di Doha, a metà febbraio. Sul futuro della collaborazione con Andy Murray - che Nole ha giudicato “molto positiva” - la decisione sarà presa più avanti.
Zverev l’underdog da non sottovalutare
A meno di quarantott’ore dalla finale mi consentirete un paio di considerazioni: Zverev non è apparso perfetto negli 82 minuti giocati oggi. Anzi, ha dovuto subire in più occasioni l’aggressività di Nole e ha sciupato alcune buone occasioni, anche se nel tie break è stato impeccabile. Ma ha faticato poco e affronterà Sinner da underdog, senza i favori del pronostico. Sarà la sua terza finale in uno slam, dopo quelle degli Us Open nel 2020 e del Roland Garros l’anno scorso. Sottovalutarlo sarebbe un gravissimo errore.