Nei gerghi del marketing o aziendali, la mission di Monday’s Net sarebbe definita così: trovare una chiave di lettura o un punto di vista non convenzionali che consentano poi di raccontare quanto è accaduto sui campi da gioco nel corso della giornata. Oggi, in avvio del secondo turno del Roland Garros, me ne vengono in mente tante, di chiavi o punti: a convincermi di più è il percorso dei predestinati che, mancate le loro precoci grandi occasioni, rischiano adesso di non sapersene procurare altre.
Prendiamo Casper Ruud, eliminato, sorprendentemente, per 6-2 4-6 1-6 0-6 dal portoghese Nuno Borges. Per carità, dopo aver vinto il primo set l’ex numero 2 ATP ha lamentato evidenti difficoltà fisiche, in particolare al ginocchio sinistro, che lo hanno costretto a richiedere un medical timeout dopo il terzo parziale. L’infortunio gli ha però compromesso la mobilità e il rendimento, portandolo a cedere 13 degli ultimi 14 giochi. In carriera il più vincente giocatore norvegese della storia aveva sempre avuto percorsi eccellenti nel tabellone parigino, non uscendo mai così presto di scena. Con i 750 punti in meno nel ranking ATP, adesso è fuori dall’empireo della Top Ten. Eppure Casper, classe 1998, è uno dei tennisti in attività che più spesso è stato a un passo dal vincere uno slam. Tre le finali all’attivo: Parigi, 2022, sconfitta contro Rafael Nadal (3–6 3–6 0–6); New York, 2022, Carlos Alcaraz (4–6 6–2 6–7 3–6); di nuovo Parigi, 2023, Novak Djokovic (6–7 3–6 5–7). Lo rivedremo mai a quei livelli?
Stefanos Tsitsipas è un altro esempio di campione che forse s’è bruciato le ali avvicinandosi troppo ai trionfi che lo avrebbero definitivamente consacrato. Anch’egli classe 1998, l’ateniese ha ceduto in entrambe le finali raggiunte: Parigi, 2021, sconfitta contro Novak Djokovic (7–6 6–2 3–6 2–6 4–6) e Melbourne, 2023, ancora Djokovic (3–6 6–7 6–7). Oggi a ridimensionare sue ambizioni è - assai più sorprendentemente di Borges con Ruud - il mancino Matteo Gigante, 23 anni, romano di Casal Palocco. E non è un infortunio a spianare la strada a un successo che fa salire l’ennesimo italiano nelle classifiche (a fine slam sarà almeno il numero 129 al mondo, che è per ora il suo best ranking) e nella considerazione del pubblico globale. Non che Matteo fosse uno sconosciuto, ma non era sotto i riflettori nonostante i buoni risultati in alcuni Masters 1000, compresa la vittoria di tre settimane fa contro Arthur Rinderknech al Foro Italico, seguita da una sconfitta di misura contro il fenomeno emergente Jakub Mensik (5-7 5-7).
Ho seguito il match dalla piccola tribuna stampa del Simonne Mathieu, lo stadio costruito all’interno di una serra, osservando l’incredulità del foltissimo pubblico trasformarsi via via in ammirazione per il ragazzo allenato da Marco Gulisano, che a 28 anni è poco più di un ragazzo anche lui. Sempre glaciale e determinato, Matteo ha avuto un solo momento di disattenzione che gli è costato il secondo set. Agilissimo, veloce, preciso, capace di condurre con autorevolezza la gran parte degli scambi, costantemente all’attacco, si è preso i break che gli servivano e li ha difesi con rari affanni. Molto combattuto il game che gli ha dato il successo, durante il quale ha dovuto annullare le quattro palle di controbreak avute da Stefanos. Il punto del definitivo 6-4 5-7 6-2 6-4 è arrivato grazie a un ace al centro.
È stata una giornata di soddisfazioni per l’Italia del tennis, ormai stabilmente a un’incollatura da quella del calcio (facendo gli scongiuri, sabato ci sarà un confronto sulle audience televisive, ma avremo modo di ragionarne). In apertura di giornata sul campo del Simonne Mathieu, un concentratissimo Lorenzo Musetti ha velocemente regolato la pratica con il colombiano Daniel Elahi Galan (6-4 6-0 6-4), a conferma della sua acquisita sicurezza (“…ho la consapevolezza di poter battere chiunque”, ha detto in conferenza stampa), grazie alle tre caratteristiche del suo gioco, puntualmente elencate: l’imprevedibilità, la consistenza in forma di ordine anche a livello mentale, la continuità di rendimento. Il suo prossimo avversario sarà l’argentino Mariano Navone.
A cavallo dell’ora di pranzo c’è stato il doppio show di Jasmine Paolini: prima, sul campo del maestoso stadio Philippe Chatrier, ha rifilato un doppio 6-3 all’australiana Ajla Tomljanovic, poi sul minuscolo campo 2, in coppia con Sara Errani, ha eliminato Vika Azarenka ed Erin Routliffe (6-2 6-3): perché la nostra numero 1, e 5 del mondo, è da bosco e da riviera, come dicono a Lucca.
Il protagonista assoluto della quarta giornata del Roland Garros 2025 resta però Matteo da Casalpalocco. Nell’affollata conferenza stampa, pur emozionato, analizza con lucidità la sua partita. “Ci eravamo preparati bene, io e Marco (Gulisano ndr), ho giocato sul rovescio di Stefanos e cercato di mettergli spesso la palla tra i piedi”, spiega. “La mia forza è stata la tranquillità. E ho avuto la personalità necessaria in questi casi. Dall’angolo mi sono arrivate solo voci di incoraggiamento e positività”. Poi racconta di sé, del nonno che per primo gli ha messo la racchetta in mano quando aveva tre anni, della mamma che faceva nuoto agonistico, della passione per il calcio (“…sono veloce, gioco a destra, all’ala, e calcio di destro!”) e chiude con una battuta da menzione: “Da piccolo, a tennis non sono mai stato uno dei primi”. Adesso sì che è tra i primi, visto che è a ridosso dei Top Ten d’Italia.