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Sinner e Alcaraz, una Scala per due

Jannik Sinner saluta il pubblico dopo la vittoria in semifinale (afp)
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Non m’azzarderei mai a imitare un incipit di Gianni Clerici. Chiedo allora a Claude, mio omonimo modello di intelligenza artificiale generativa, di provarci. In un nanosecondo produce questo breve testo: “Prima, c’è Nole. C’è sempre Nole. Il campione che ha fatto della Centre Court la sua casa, che conosce ogni filo d’erba, ogni angolo, ogni segreto di questo tempio. Dieci finali e quattordici semifinali a Wimbledon sono il suo biglietto da visita, ma i numeri, si sa, non giocano a tennis. Poi c’è Jannik, al quale la sorte affida ancora una volta il compito di umiliare il vecchio campione. Così, tra oggi e domenica, sotto il sole di luglio che brucia l’erba di Londra, la vittoria di Sinner sul Grande Serbo e quella di Alcaraz su Paperone Fritz scrivono una pagina di storia, forse l’inizio di una nuova era appointed by the Royal Family”. Non male, vero?, eppure Gianni avrebbe scritto assai di meglio se avesse potuto comunicarvi che la finale di domenica dei Championships sarà Sinner vs. Alcaraz.

Ma prima, appunto, c’è sempre Nole. Alla vigilia, il quadro delle forze in campo sembrava chiaro. Mercoledì, Sinner aveva dominato tecnicamente e tatticamente il suo quarto di finale: la chiave era stata la ritrovata potenza, unita alla superiorità negli scambi. Ben Shelton aveva potuto solo limitare i danni. Lunedì sera, Jannik aveva invece rischiato grosso contro Grigor Dimitrov, a causa della contusione al gomito destro che l’aveva spaventato: per timore di peggiorare il danno, aveva cominciato a tirare più piano. Il suo tallone d’Achille resta quindi l’eventuale calo di potenza: perché, se si verifica, Sinner torna alla portata di diversi dei migliori del circuito. C’è un precedente recente, il 19 giugno sull’erba di Halle, quando era stato eliminato in tre set (3-6 6-3 6-4) negli ottavi di finale dal talentuoso bombardiere kazako Alexander Bublik detto “the Bublik Enemy”, poi vincitore del torneo.

Sempre mercoledì, Djokovic, sostenuto da un buon livello di forma, aveva eliminato Flavio Cobolli gestendo con sapienza le fasi emotivamente decisive del confronto. A sfavore del serbo pesa però il fattore età: Sinner ha 14 anni meno di lui. Come ha scritto oggi il New York Times, “…è la storia di un uomo che combatte una battaglia inevitabilmente persa contro l'invecchiamento, l'unico vero nemico imbattuto, e di un altro che sta raggiungendo l'apice della carriera”.

Rispetto alla semifinale di Parigi persa in tre set (6-4 7-5 7-6) contro Jannik, Nole s’annuncia oggi più resiliente e più temibile. Sulla carta: non sul campo dove dopo un’ora e sette minuti il numero 1 al mondo da 57 settimane lo soverchia, avanti 6-3 6-3. La prevalenza del ragazzo rosso appare in alcuni momenti quasi irridente nei confronti del campione che più gli assomiglia. Come previsto, la forza, la precisione e la mobilità fanno la differenza.

Nel terzo parziale, tuttavia, Djokovic prende il largo approfittando di un turno di servizio poco centrato di Sinner, che - sotto 0-3 - fa temere un calo di potenza come contro il bulgaro nei quarti di finale. L’allievo di Darren Cahill e Simone Vagnozzi fa un reset, riprende a spingere, costringe spesso all’errore (a rete o fuori campo) il trionfatore in 24 slam. Incassa cinque game consecutivi e poi, alla risposta, non approfitta di due occasioni per chiudere i conti. Finisce 6-4, con Djokovic che non prova nemmeno ad andare a prendere l’ultimo diritto.

Nel primo pomeriggio londinese, non è una pièce imperdibile Alcaraz vs. Taylor Fritz, soprattutto nei primi due set. Non mancano i pezzi di bravura, ma sono parsimoniosamente distribuiti da entrambi. Il terzo parziale non ha storia. Poi, nel quarto set (i primi tre avevano visto Carlitos avanti per 6-4 5-7 6-3), la tensione s’impenna. Il californiano fa il suo, servendo con grande sicurezza e contendendo spesso all’avversario il controllo degli scambi. Nell’undicesimo game lo spagnolo sfoggia palle corte, passanti, servizi all’incrocio. Nel tie break che potrebbe chiudere il match, il murciano scappa via fino al 4-1, Taylor lo insegue, lo raggiunge e conquista due set point sul 4-6, li spreca e crolla (8-6). Il thrilling finale esalta la Centre Court oppressa dal caldo.

A giochi fatti, torno a chiedere a Claude di presentarci l’unico “clasico” del tennis attuale, Sinner vs. Alcaraz. Ecco la risposta: “Jannik Sinner contro Carlos Alcaraz, i due enfant prodige che hanno riscritto le regole del gioco. Non più veterani che si aggrappano alla gloria, ma gioventù che brucia di talento puro. È la sfida generazionale definitiva: la precisione chirurgica dell’altoatesino contro l’estro spagnolo, la razionalità nordica contro la passione iberica. Due modi di intendere il tennis, due grandi tenori che si scontreranno nella Centre Court, gran palcoscenico di un’opera in tre atti, forse quattro, forse cinque. Un Barbiere di Siviglia o forse un Anello dei Nibelunghi”. Copyright Claude, che - ve l’ho già detto - non sono io.

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