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Buona lettura
Il Superbonus va azzerato, dopo Banca d’Italia lo dice anche il Fondo monetario internazionale. Le parole della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti contro l’incentivo pensato dal governo Conte II, e considerato oggi come il principale male dei conti pubblici, sono rimaste solo parole, perché invece di azzerarlo lo hanno fatto crescere a dismisura.
L’incremento maggiore del Superbonus spetta al governo Meloni. Come dimostrato da una analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio proprio con l’arrivo a Palazzo Chigi della coalizione guidata da Fratelli d’Italia la spesa mensile in ristrutturazioni con lo sconto iniziale del 110% è passata dai 3,8 miliardi dell’ottobre 2022 ai 5,7 miliardi dello scorso maggio, portando il conto complessivo degli investimenti ammessi a deduzione a 117,2 miliardi di euro. Di questi ben 66 miliardi sono da attribuire al governo Meloni.
Le colpe al passato, i debiti nel futuro. I numeri li ha messi nero su bianco l’Ubp, ma quello che avrebbe dovuto fare Giorgetti e il perché lo hanno spiegato bene prima la Banca d'Italia in un’audizione alla Commissione Finanze e poi il Fondo monetario nell’article IV il report annuale sul nostro Paese.
Sono due istituzioni che non hanno certo gli interessi elettorali del governo, che oltre a non aver preso provvedimenti efficaci ha cercato da una parte di riversare la colpa del Superbonus sugli esecutivi precedenti quando invece il carico maggiore, più del 50% dell’intero impatto, è arrivato durante la propria permanenza a Palazzo Chigi e dall’altra ha tentato di addossare il peso sugli esecutivi futuri spalmando il debito in dieci anni invece di quattro. Uno scaricabarile di Meloni e di Giorgetti, in perfetto stile pre-elettorale in vista delle europee di giugno.
Il consiglio di Banca d’Italia. Banca D’Italia nella sua audizione ha analizzato i due interventi del governo Meloni sul Superbonus (i decreti legge 11 e 39), accusandoli di aver mantenuto troppe eccezioni ed aver così prorogato e ampliato l’impatto sui conti dello Stato. E senza troppo indugiare Via Nazionale consiglia l’azzeramento del Superbonus: “Il decreto legge n. 39 rappresenta un passo necessario per ridurre l’incertezza sui costi del Superbonus; l’esperienza del decreto legge n. 11 dello scorso anno sembrerebbe sconsigliare, al fine della sua efficacia, allentamenti rispetto al testo originale. Se neppure le nuove restrizioni dovessero frenare l’accumularsi dei crediti, l’unica via che rimarrebbe da percorrere sarebbe l’eliminazione del Superbonus prima della sua naturale scadenza alla fine del prossimo anno”.
Il Superbonus non ha aiutato il Pil. Del resto l’effetto espansivo del Superbonus sul Pil è tutt’altro che confermato. L’andamento degli investimenti in abitazioni tra il 2019 e il 2023 sono cresciuti del 60% con una incidenza sul Pil passata dal 4 al 6,4%, ma si affretta a dire Banca d’Italia che un quarto di queste spese sarebbero state realizzate comunque.
Il peso sui conti. In più il Superbonus ha avuto un costo notevole pari all’1% del Pil nel 2021, al 3% nel 2022 e al 3,7% nel 2023, per un totale di quasi otto punti del Pil, a cui andranno aggiunti i costi del 2024 e del 2025. E non possiamo certo affidarci alle stime e alle previsioni del ministro Giorgetti che ha mostrato di non aver per nulla la situazione sotto controllo visto che nel Def 2023 aveva previsto per l’anno passato un impatto dello 0,7% alzato poi al 3,7% con il Def 2024. Ciò rivela che oltre alla generosità dell’incentivo superiore a quanto si sarebbe speso (110%) e agli errori originari di aver introdotto la possibilità di cedere il credito fiscale senza introdurre un tetto ai fondi, si aggiunge anche l’incapacità di monitorare la situazione.
Inefficace per l’ambiente. Nemmeno l’obiettivo di agevolare la transizione green è stato raggiunto dal Superbonus. “Dal punto di vista ambientale, il rapporto tra costi e benefici – spiega Banca d’Italia – risulta sfavorevole rispetto ad altre tipologie di intervento”, tanto che si stima che lo stesso risultato in termini ambientali si sarebbe potuto realizzare con un incentivo non del 110%, ma del 40%.
Il consiglio del Fmi. La stoccata finale è arrivata dal Fondo monetario che nel suo report sull’Italia ha bollato come eccessivi gli sconti fiscali legati al Superbonus e con un effetto minore di quello previsto inizialmente: “Lo stimolo alla crescita derivante dai crediti d'imposta per l'edilizia abitativa è stato probabilmente piuttosto limitato rispetto all'entità delle risorse fiscali spese, a causa delle perdite nelle importazioni, dei notevoli sconti sulle fatture, dell'aumento dei margini di prezzo nell'edilizia, dell'esclusione di altri investimenti e dell'uso improprio dei fondi pubblici”.
E anche il Fondo monetario suggerisce di eliminarli. Il problema dell’Italia è il debito, troppo elevato in rapporto al Pil, aggravato in prospettiva da un deficit superiore al 3%. Una mossa a costo zero per avvicinarsi agli obiettivi chiesti dal nuovo patto di Stabilità “può essere realizzato – scrive l’Fmi - con un costo modesto attraverso un più rapido ritiro delle misure inefficienti o temporanee, tra cui la cessazione dei sussidi per la ristrutturazione delle case e le misure per compensare l'alta inflazione”.
Insomma, caro Giorgetti, cara Meloni, il Superbonus non va limitato, ma azzerato e prima possibile, indipendentemente dalle elezioni in arrivo.