Parla con lei

La scelta delle donne, libera e imprevedibile

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di ANAIS GINORI

"You don't own me" cantano le ragazze democratiche a Mitt Romney. Il video che circola in rete è l'ultimo tentativo di riprendersi un elettorato femminile che, incredibilmente, sembra andare verso il candidato repubblicano, nonostante sia accusato di sessismo - la sua gaffe sui "classificatori pieni di donne" - e di voler cancellare diritti acquisiti. Con la svolta integralista del partito repubblicano, all'eterna battaglia "pro-life" si sono aggiunti anche gli attacchi ai consultori famigliari, all'accesso alla contraccezione. Il video è  un'ideale staffetta generazionale tra alcune ventenni, come Lena Dunham, protagonista della popolare serie Girls, e la cantante Lesley Gore che introduce la canzone: "Ho registrato You Dont Own Me nel 1964 ed è difficile per me credere che siamo ancora in lotta per le stesse cose di allora. Sì, signore, dobbiamo unirci, uscire e votare per proteggere i nostri corpi".

Romney vorrebbe ricacciare le donne nel grazioso ruolo di segretarie alla Mad Men, spiega Maureen Dowd, l'opinionista del New York Times. Eppure molte elettrici non se ne curano, sono convinte di potersi difendere da sole, seguono altre priorità. Con la crisi, molte donne sono diventate breadwinner, il vero capofamiglia che porta a casa il reddito. "Sono disposte a votare contro i propri interessi" osserva Dowd. È il superamento della logica di genere. Un paradosso. Qualcuno dirà: un progresso. Tre commissarie dell'Ue hanno votato contro il progetto (avanzato dalla vicepresidente Viviane Reding) che vuole istituire le quote rosa obbligatorie nelle aziende europee. La scelta delle donne non è mai scontata, non "appartiene" a nessuno, come dice la canzone, neanche a Barack Obama. Femminile plurale. Comunque imprevedibile come l'elezione americana che forse è decisa da lei, una creatura mostruosa di nome Sandy.

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