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L'inverno arabo delle donne egiziane

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Che futuro aspetta le donne dopo la primavera araba? Le cittadine che sono state in prima fila nel rivendicare diritti nel 2011 non finiranno con l'essere le vere sconfitte di questo movimento? Domande che nelle ultime settimane hanno preso a girare sempre più spesso sui giornali e nei centri studi specializzati.

"Andremo avanti. Non ci lasceremo schiacciare: anche se ai grandi media internazionali non sembra, abbiamo fatto molti progressi. E non ci lasceremo togliere gli spazi che abbiamo conquistato": così mi aveva risposto un mese fa Gameela Ismail, la donna più in vista della scena politica egiziana, oppositrice della prima ora di Mubarak prima e dei Fratelli musulmani poi, quando avevamo discusso la questione.

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Qualche giorno fa, quando ci siamo riviste, Gameela era molto meno ottimista: la scelta del presidente Morsi di attribuirsi nuovi poteri, la volontà di non confrontarsi con l'opposizione l'aveva scoraggiata. Poche ore dopo il nostro incontro sarebbe tornata in piazza, a dire "no"a un Egitto dove un vecchio Faraone (Mubarak) fosse sostituito da uno nuovo (Morsi). "Non è per questo che sono morti i nostri giovani. A questo punto non so più come finirà questa primavera egiziana", mi ha detto.

Eravamo ad un convegno pubblico. Subito dopo di lei ha preso la parola Amina Megheirbi, parlamentare libica, una delle donne che stanno lottando perché la nuova Costituzione del paese venga scritta tenendo ben presenti i diritti fondamentali della persona, sia essa uomo o donna. "Le donne in Libia a lungo hanno avuto paura: a presentarsi alle elezioni, a dire la loro, ad esporsi. Potevi finire nelle liste nere di Gheddafi. Oppure essere costretta a militare fra le fila del regime, perché rifiutare era impossibile. Oggi non è più così: ci sono donne in Parlamento, nella società civile, nelle università. Stanno ricostruendo il Paese, fiere di farlo. Senza la rivoluzione non sarebbe stato possibile. La strada è lunga, ma noi siamo pronte a percorrerla fino in fondo", ha detto guardando verso la collega egiziana. Gameela l'ha ascoltata, e per la prima volta nel pomeriggio ha sorriso, rincuorata: "Le donne - mi ha detto - sanno essere pazienti. E continuare a lottare per il futuro anche quando le speranze sembrano scomparire".

Guardando le foto del Cairo martedì sera, quando migliaia di persone sono scese in strada contro Morsi, ho pensato che aveva ragione: c'erano migliaia di ragazze fra la folla, velate o no, in prima fila, pronte a sfidare le pallottole di gomma e i gas lacrimogeni. È nel loro nome che la primavera d'Egitto non può finire così.

@francescacaferr