Parla con lei

Un click su Facebook porta in carcere

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A quasi un mese dalla sua morte, l’ombra lunga di Bal Tackeray continua ad allungarsi sull’India. Il leader dell’estrema destra indiano, l’ispiratore delle politiche anti-musulmane che periodicamente hanno infiammato l’India e provocato la morte di migliaia di persone, è morto il 17 novembre. Per le sue esequie, Mumbai, il cuore finanziario dell’India, la vetrina della sua modernità, si è paralizzata: due milioni di persone sono arrivate a rendergli omaggio, al suono di slogan razzisti e xenofobi.

Una vista che ha scandalizzato molti a Mumbai, compresa Shaheen Dhaha, 21 anni, che come molti suoi coetanei ha deciso di affidare i suoi dubbi a Facebook: «Bisognerebbe ricordare anche Bhagat Singh e Sukhdev», ovvero i due leader della lotta per l’indipendenza indiana, ha scritto. Subito una sua amica l’ha appoggiata, cliccando l’opzione mi piace.

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Nulla di strano, in apparenza: ma solo in apparenza. Nel giro di poche ore infatti le due giovani sono state individuate ed arrestate dalla polizia indiana in base a un articolo del Codice penale indiano che punisce «dichiarazioni politiche che istigano odio o divisioni nella società». Poco dopo, la clinica dello zio di una delle due ragazze è stata assaltata e danneggiata dagli estremisti dello Shin Seva, il partito di Tackeray.

Il caso ha creato non poco sconcerto in India, un Paese che ama presentarsi all’estero come «la più grande democrazia del mondo» e che invece, quotidianamente, si scontra con le sue tante, troppe questioni ancora aperte: in materia di diritti civili, come in questo caso, di libertà politica o di diseguaglianza sociale.

La questione è rimbalzata dai giornali indiani ai grandi network internazionali, fino a tornare in patria per approdare sulla scrivania della Corte suprema. Pochi giorni fa il presidente ha chiesto alle autorità di giustificare l’arresto delle due ragazze di Mumbai, sostenendo che alcune disposizioni della legge su Internet invocate per arrestarle «possono essere strumentalizzate». Un tentativo il suo, di salvare la faccia del Paese all’estero: pochi pensano però che possa bastare. L’ultimo regalo di Bal Tackeray alla sua India è stata l’ennesima mela avvelenata.
Twitter @francescacaferr
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