Protagonista immancabile dei film che in questo periodo le tv tirano fuori dai magazzini è il miracolo di Natale. Quella cosa che nessuno si aspetta possa accadere, e invece.
Il miracolo di Natale della tv italiana è accaduto domenica, quando nei nostri invecchiati salotti sono stati per mezza giornata di nuovo gli anni Ottanta. Prima c’è stata (ve ne sarete accorti, se non eravate in settimana bianca su Marte) l’esibizione di Silvio Berlusconi da Giletti. Ora, detto tra noi: quanti anni erano che non guardavate Domenica In? (Se ho ben capito, non si chiama neanche più così, un po’ come se Sanremo lo chiamassero Festival di Liguria. Un po’ di rispetto per i marchi, diamine: non avete imparato niente dalla Coca Cola? Quando le cambiarono nome, non la beveva più nessuno.)
Dicevo: da quanti anni non giravate su Rai 1 la domenica? Ve lo dico io: dal cruciverbone, da quegli splendidi pomeriggi festivi di fine anni Ottanta in cui Edwige Fenech smetteva d’essere il sogno pecoreccio dei soli maschi di casa e univa le famiglie.
Il miracolo di Natale è durato ancora molte ore: girando su La5, nel tardo pomeriggio c’era Sposerò Simon Le Bon, ed era improvvisamente il 1985, avevo il ciuffo biondo come John Taylor e, il giorno dopo, un compito in classe. La botta di nostalgia per quei tagli di capelli inguardabili è stata la prova definitiva: nessun decennio è troppo impresentabile per essere rimpianto, se in quel decennio sei stata giovane.
Quindi, quando la sera Luciana Littizzetto, su Rai3, ha approfittato della lettera di Natale per spiegare a Tiziano Ferro che no, l’amore non è una cosa semplice, è una cosa che ci rende pirla e felici e poi pirla e disperati, non ho avuto nessuna esitazione. Ho tirato fuori la Smemoranda, e ho preso nota di cotanta saggezza. Coi pennarelli di vernice.
Twitter: @lasoncini
Il miracolo di Natale della tv italiana è accaduto domenica, quando nei nostri invecchiati salotti sono stati per mezza giornata di nuovo gli anni Ottanta. Prima c’è stata (ve ne sarete accorti, se non eravate in settimana bianca su Marte) l’esibizione di Silvio Berlusconi da Giletti. Ora, detto tra noi: quanti anni erano che non guardavate Domenica In? (Se ho ben capito, non si chiama neanche più così, un po’ come se Sanremo lo chiamassero Festival di Liguria. Un po’ di rispetto per i marchi, diamine: non avete imparato niente dalla Coca Cola? Quando le cambiarono nome, non la beveva più nessuno.)
Dicevo: da quanti anni non giravate su Rai 1 la domenica? Ve lo dico io: dal cruciverbone, da quegli splendidi pomeriggi festivi di fine anni Ottanta in cui Edwige Fenech smetteva d’essere il sogno pecoreccio dei soli maschi di casa e univa le famiglie.
Il miracolo di Natale è durato ancora molte ore: girando su La5, nel tardo pomeriggio c’era Sposerò Simon Le Bon, ed era improvvisamente il 1985, avevo il ciuffo biondo come John Taylor e, il giorno dopo, un compito in classe. La botta di nostalgia per quei tagli di capelli inguardabili è stata la prova definitiva: nessun decennio è troppo impresentabile per essere rimpianto, se in quel decennio sei stata giovane.
Quindi, quando la sera Luciana Littizzetto, su Rai3, ha approfittato della lettera di Natale per spiegare a Tiziano Ferro che no, l’amore non è una cosa semplice, è una cosa che ci rende pirla e felici e poi pirla e disperati, non ho avuto nessuna esitazione. Ho tirato fuori la Smemoranda, e ho preso nota di cotanta saggezza. Coi pennarelli di vernice.
Twitter: @lasoncini