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Se Internet rivela la fine della "tinca"

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Ogni volta che qualcuno adopera la parola "spoiler", mi chiedo cos'ho fatto di male per ritrovarmi a vivere in un secolo così fesso da concentrarsi sempre e solo sulle irrilevanze. Spoiler, come molti concetti coniati nella contemporaneità, non è traducibile con una parola sola: sta per "rovinare la sorpresa, svelando sviluppi di qualcosa che l'interlocutore non ha ancora visto".

Capite bene che è un concetto incompatibile col secolo che l'ha inventato. Poiché la fruizione non è più quella in cui tutti vedevamo la stessa tv alla stessa ora dello stesso giorno, la potenzialità dello spoiler dovrebbe essere eterna. E infatti, secondo i suoi fanatici, lo spoiler non cade in prescrizione. Per loro, quando intitolò un suo programma Francamente me ne infischio, Celentano stava spoilerando Via col vento.

Ricordo ancora le lettere a un settimanale americano che, uscito due giorni dopo un colpo di scena in Lost, lo raccontava: lettori furibondi perché avevano registrato e non ancora visto la puntata. È l'era della fruizione differenziata e della comunicazione globale: se non vuoi sapere cos'è successo in tv, evita di comprare settimanali specializzati in tv, e magari stai lontano da internet.

Tutto questo per dire che, nella puntata di Downton Abbey trasmessa in Inghilterra a Natale (e che in Italia andrà in onda tra un anno), è morta una delle ragioni che trascinavano la storia via dalla (notevolissima) satira sociale e verso lo (stucchevole) fotoromanzo amoroso: la tinca.

Tinca è una parola bellissima del secolo scorso, la usava la gente di cinema per definire i personaggi inutili, senza conflitti potenziali, senza utilità per la trama. Invece di lamentarsi perché l'internet del mondo intero ha spoilerato la morte dell'inutile biondino, invece di pretendere il silenzio stampa, gli spettatori italiani avrebbero dovuto gioire del sollievo che verrà: la tinca morirà, viva la tinca.
Twitter: @lasoncini