Parla con lei

L'orrore dello stupro senza aggravanti

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Una donna è stata stuprata qualche giorno fa, a Bergamo. Ha ventiquattro anni, è giovane. Esce da un locale alle due e mezzo di notte. Va verso la sua macchina, dopo aver salutato le amiche. Un uomo la segue, le grida qualcosa, lei affretta il passo. Lui la rincorre, la sbatte sul cofano della macchina, la violenta e scappa via.

Quasi tutti i giornali scrivono: stuprata ventiquattrenne incinta. Vado a leggere meglio. La donna è stata soccorsa dalle amiche che erano con lei nel locale, e accompagnata in ospedale. Qui è stata medicata, qui le hanno fatte alcune analisi dalle quale è risultata una cosa che neanche la donna sapeva: è incinta. Di qualche settimana, un paio. Ovvio che, se non lo sapeva lei, non lo sapeva nessun altro. Nè tantomeno poteva essere visibile, una gravidanza così fresca. Da nessuno, nemmeno dall'uomo che l'ha stuprata. Il fatto che la donna fosse incinta non può quindi essere considerata un'aggravante, un ulteriore indizio di crudeltà. L'uomo in questione non ha stuprato una donna col pancione. Ha stuprato una donna.

Perché allora "stuprata ventiquattrenne incinta"? Che cosa aggiunge alla notizia, che un embrione stesse lottando per attaccarsi al suo endometrio, mentre la donna subiva violenza? Mi dà fastidio, ma ce la posso fare a sentir dire ancora vigilessa, avvocatessa e quant'altro. So che la lingua è lenta a cambiare, e che ci vuole pazienza. Ma che uno stupro abbia bisogno di presunte aggravanti per farci inorridere no.

Stuprata un'altra donna, può bastare.

Twitter: @elenastanka