Parla con lei

L'usignolo di Nasser torna in ologramma

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"Cuore mio, non chiedermi dove sia finito l'amore. Era una cittadella della mia immaginazione che è crollata: Innaffia il mio cuore e lasciami bere dalle sue rovine". Recitano così i versi che da qualche giorno stanno commuovendo l'intero mondo arabo. A intonarli è lei, la regina della canzone araba, la diva più amata, quella per sempre rimpianta: Umm Khaltoum. Canta, fiera nel suo vestito dorato, il suo immancabile fazzoletto in mano, i capelli neri raccolti in alto come faceva nell'età più matura, i suoi piccoli gesti rituali diventati un culto per i milioni di persone, dai re agli accattoni, che la venerano in ogni angolo di questa regione, anche il più nascosto. La regina della musica canta e sfida la morte, che l'ha portata via dal mondo nel 1975. La sua voce questa volta però non si alza dal nastro di un taxi sgangherato o dal mangianastri di un caffè nel mezzo del nulla, dove chiunque abbia visitato questa regione avrà imparato ad ascoltarla.

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Il ritorno di Umm Khaltoum è frutto della tecnologia: in due settimane, un'agenzia pubblicitaria di Amman ha messo a punto il suo ologramma e lo ha posizionato sullo sfondo del Cairo a cantare una delle sue melodie più famose. L'occasione è stata il lancio di una nuova televisione in Egitto, ma neanche i più ottimisti si aspettavano che la campagna avesse un tale successo. Reso pubblico per la prima volta in ottobre, l'ologramma è diventato un successo clamoroso, tanto da costringere i suoi autori a realizzare una versione per YouTube. On line da qualche giorno, il video è diventato virale in pochissimo tempo, scaricato in ogni paese della regione: dagli anziani nostalgici come dai giovani cresciuti nel mito.

Il perché di tanto successo è facile capirlo: per gli arabi, Umm Khaltoum non è solo una cantante, è la cantante. Amata, idolatrata, adorata, come racconta Selim Nassib nel suo bellissimo romanzo Ti ho amata per la tua voce, per la sua musica, ma anche per quello che rappresentava. Vicina a Nasser, è stata per anni il volto pubblico del sogno panarabo del presidente egiziano, la portavoce più efficace di una politica, come quella egiziana degli anni '50-'60, che puntava ad imporsi sul palcoscenico internazionale.

Il sogno di Nasser finì con la Guerra dei sei giorni prima e con la morte del suo fautore poi. Umm Khaltoum morì poco dopo, nel 1975, nella sua amata Cairo: milioni di persone la piansero, in patria e all'estero. Il corteo funebre si estese per più di dieci chilometri. Ora Umm Khaltoum è tornata a casa. Nel video canta per sei minuti, sullo sfondo delle luci del Cairo: poi la sua immagine si dissolve, lentamente, come quella delle fate di quando eravamo bambini. Ma gli arabi continuano a sognare, a cliccare su YouTube, a rimpiangere la sua voce. Simbolo di speranza, di ottimismo, di un passato che pare non voler tornare più.
Twitter: @francescacaferr