La libertà è anche giocare a squash
di FRANCESCA CAFERRI
QUESTA è la storia di Malala. Anzi no, è la storia di Maria. Ma non è troppo diversa da quella di Malala. Invertite le armi - i libri per Malala, la racchetta da squash per Maria - e il finale (nessuno ha sparato a Maria, ma è minacciata come a lungo è stata Malala prima di essere vittima di un attentato) e avrete la stessa storia: quella di una ragazzina pachistana proveniente da una delle aree più conservatrici del Paese che sfida il mondo, e la società che la circonda per prima, per realizzare il suo sogno ed essere da esempio a quelle che verranno dopo di lei.
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Il sogno di Maria si chiama squash: di questa disciplina, popolarissima nel suo Paese, vuole diventare la campionessa del mondo. E, passo dopo passo, l'obiettivo non è più tanto assurdo, soprattutto da quando Maria ha lasciato il Pakistan e si allena sotto la guida di uno dei maestri mondiali della specialità, Jonathan Power. …
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Il sogno di Maria si chiama squash: di questa disciplina, popolarissima nel suo Paese, vuole diventare la campionessa del mondo. E, passo dopo passo, l'obiettivo non è più tanto assurdo, soprattutto da quando Maria ha lasciato il Pakistan e si allena sotto la guida di uno dei maestri mondiali della specialità, Jonathan Power. …
QUESTA è la storia di Malala. Anzi no, è la storia di Maria. Ma non è troppo diversa da quella di Malala. Invertite le armi - i libri per Malala, la racchetta da squash per Maria - e il finale (nessuno ha sparato a Maria, ma è minacciata come a lungo è stata Malala prima di essere vittima di un attentato) e avrete la stessa storia: quella di una ragazzina pachistana proveniente da una delle aree più conservatrici del Paese che sfida il mondo, e la società che la circonda per prima, per realizzare il suo sogno ed essere da esempio a quelle che verranno dopo di lei.
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Il sogno di Maria si chiama squash: di questa disciplina, popolarissima nel suo Paese, vuole diventare la campionessa del mondo. E, passo dopo passo, l'obiettivo non è più tanto assurdo, soprattutto da quando Maria ha lasciato il Pakistan e si allena sotto la guida di uno dei maestri mondiali della specialità, Jonathan Power. Che l'ha portata a diventare una delle prime 50 atlete del mondo.
La storia di Maria inizia da lontano: ha 12 anni quando, a sorpresa, vince un torneo di sollevamento pesi nella sua regione, il Waziristan, la famigerata provincia pachistana ai confini con l'Afghanistan dove i Taliban sono di casa. Per permettere alla figlia di partecipare al torneo a cui teneva tanto il padre aveva escogitato un trucco: capelli corti, pantaloni lunghi e sguardo basso,
Maria era stata iscritta con il nome di Chingaiz e spacciata per un maschio. La vittoria diede alla bambina un po' di soldi e la voglia di proseguire il suo cammino nel mondo dello sport: quando padre e figlia decisero che la loro prossima tappa sarebbe stata lo squash, Shams-Ul Wazir, il padre, provò di nuovo a farla passare per un uomo. Ma il trucco stavolta non riuscì e la piccola dovette accontentarsi di partecipare ai campionati femminili della specialità. In pochi anni, li conquistò, divenendo la campionessa nazionale pachistana.
Come in Sognando Beckham, la ragazzina aveva raggiunto il suo obiettivo, sfidando pregiudizi e problemi. "Ma da lì - ha raccontato Maria alla televisione americana Hbo che in questi giorni ha raccontato la sua storia - sono iniziati i problemi". Le minacce si sono fatte più frequenti, fino a quando il padre non è stato costretto a proibirle di giocare in pubblico, per la sua sicurezza e quella della famiglia.
Per 3 anni, la ragazza si è allenata da sola, in casa, fino a quando non è arrivata una risposta a uno dei tanti "messaggi in bottiglia" che aveva mandato: Jonathan Power, il campione di squash diventato insegnante, aveva ascoltato la sua richiesta di aiuto ed era pronto ad accoglierla nella sua accademia, in Canada. "È stato incredibile - ha raccontato lui alla tv Usa - è partita fidandosi delle mie parole, con un biglietto di sola andata e 200 dollari in tasca".
Maria da quel giorno ha iniziato due nuove lotte, quella contro la nostalgia di casa e quella per arrivare al vertice delle classifiche mondiali. A 21 anni, è convinta che l'obiettivo sia a portata di mano, che si possa discutere solo di "quando" ci arriverà e non di "se" ci arriverà. Le minacce, nel frattempo non sono cessate: "Mi ammazzeranno? - ha detto ai cronisti americani - facciano pure. Ma prima devo diventare la campionessa del mondo e dimostrare al mio Paese che le cose possono cambiare". Parola di Malala. No, scusate, Maria.
Twitter: @francescacaferr
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Il sogno di Maria si chiama squash: di questa disciplina, popolarissima nel suo Paese, vuole diventare la campionessa del mondo. E, passo dopo passo, l'obiettivo non è più tanto assurdo, soprattutto da quando Maria ha lasciato il Pakistan e si allena sotto la guida di uno dei maestri mondiali della specialità, Jonathan Power. Che l'ha portata a diventare una delle prime 50 atlete del mondo.
La storia di Maria inizia da lontano: ha 12 anni quando, a sorpresa, vince un torneo di sollevamento pesi nella sua regione, il Waziristan, la famigerata provincia pachistana ai confini con l'Afghanistan dove i Taliban sono di casa. Per permettere alla figlia di partecipare al torneo a cui teneva tanto il padre aveva escogitato un trucco: capelli corti, pantaloni lunghi e sguardo basso,
Maria era stata iscritta con il nome di Chingaiz e spacciata per un maschio. La vittoria diede alla bambina un po' di soldi e la voglia di proseguire il suo cammino nel mondo dello sport: quando padre e figlia decisero che la loro prossima tappa sarebbe stata lo squash, Shams-Ul Wazir, il padre, provò di nuovo a farla passare per un uomo. Ma il trucco stavolta non riuscì e la piccola dovette accontentarsi di partecipare ai campionati femminili della specialità. In pochi anni, li conquistò, divenendo la campionessa nazionale pachistana.
Come in Sognando Beckham, la ragazzina aveva raggiunto il suo obiettivo, sfidando pregiudizi e problemi. "Ma da lì - ha raccontato Maria alla televisione americana Hbo che in questi giorni ha raccontato la sua storia - sono iniziati i problemi". Le minacce si sono fatte più frequenti, fino a quando il padre non è stato costretto a proibirle di giocare in pubblico, per la sua sicurezza e quella della famiglia.
Per 3 anni, la ragazza si è allenata da sola, in casa, fino a quando non è arrivata una risposta a uno dei tanti "messaggi in bottiglia" che aveva mandato: Jonathan Power, il campione di squash diventato insegnante, aveva ascoltato la sua richiesta di aiuto ed era pronto ad accoglierla nella sua accademia, in Canada. "È stato incredibile - ha raccontato lui alla tv Usa - è partita fidandosi delle mie parole, con un biglietto di sola andata e 200 dollari in tasca".
Maria da quel giorno ha iniziato due nuove lotte, quella contro la nostalgia di casa e quella per arrivare al vertice delle classifiche mondiali. A 21 anni, è convinta che l'obiettivo sia a portata di mano, che si possa discutere solo di "quando" ci arriverà e non di "se" ci arriverà. Le minacce, nel frattempo non sono cessate: "Mi ammazzeranno? - ha detto ai cronisti americani - facciano pure. Ma prima devo diventare la campionessa del mondo e dimostrare al mio Paese che le cose possono cambiare". Parola di Malala. No, scusate, Maria.
Twitter: @francescacaferr