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Dalle operaie di Ny alle sartine di Barletta

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TRIANGLE era il nome della fabbrica tessile dove lavoravano le operaie di New York che perirono nel rogo del marzo 1911. È in memoria di quelle vittime - per convenzione si dice fossero 146, anche se il numero preciso non si è mai saputo - che si commemora ogni anno, l'8 marzo, la giornata internazionale delle donne, fin dal principio legata alla condizione del lavoro e a una discriminazione che riteniamo oggi scomparsa, almeno in Occidente.

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Ci si può rifiutare di partecipare alle celebrazioni un po' loffie, mimose&cioccolatini, di questa giornata dedicata alle donne e ai loro diritti: la parità non c'è ancora, il corpo femminile continua a essere un campo di battaglia e poi gli uomini allora? A loro spettano gli altri 364 giorni all'anno? Tutto vero. Eppure, come in una macchina del tempo, quel 1911 può tornare con sconcertante attualità.

Triangle è infatti il titolo del documentario che Costanza Quatriglio ha incominciato a girare e sarà pronto tra qualche mese. La regista, già autrice del bel film Terramatta, presentato allo scorso festival di Venezia, riallaccia un filo simbolico tra quel rogo newyorchese e quello che è avvenuto, esattamente cento anni dopo, in quel di Barletta, Puglia. Ottobre 2011. Di nuovo un'azienda tessile, cinque operaie vittime nel crollo della palazzina fatiscente in cui erano segregate.

Quatriglio indaga la condizione materiale, psicologica ed esistenziale di queste sartine. Il paragone storico può sembrare azzardato. Un secolo fa le donne non votavano, non andavano a scuola, non potevano divorziare né scegliere se e quando fare figli. "La connessione tra questi due eventi tragici, così lontani fra loro - spiega la regista - è data dalla totale mancanza di percezione dei propri diritti da parte delle operaie".

Dal taylorismo di inizio Novecento al precariato post-globalizzazione degli anni Zero, c'è come un destino circolare che si ripete, in una geometria variabile dell'emancipazione. Può capitare così che in un angolo d'Italia ci siano donne che non riescono ad affrancarsi da quella che Quatriglio definisce "una gabbia psicologica e mentale". Hannah Arendt scriveva: "La libertà va rimessa al mondo ogni giorno". Buon 8 marzo.

Twitter: @anaisginori