Si può veramente raccontare tutto in nome della libertà letteraria? Sono anni che se ne discute, soprattutto in Francia, dove l'autofiction rappresenta un vero e proprio genere letterario. Mai come in questi ultimi giorni, però, si è così tanto parlato della legittimità della scrittura autobiografica. Non solo in seguito alla pubblicazione di Belle et Bête, autofiction in cui la giurista Marcela Iacub racconta la relazione sessuale vissuta per qualche mese con Dominque Strauss-Kahn, ma anche e soprattutto dopo la condanna da parte del Tribunale di Parigi dell'autrice e del Nouvel Observateur - che aveva dedicato la copertina del settimanale alla vicenda - per violazione della privacy.
SCOPRI LA PRIMA PAGINA DI RSERA
Tanto più che nel mese di marzo ci saranno altri due processi di questo tipo, il primo contro Christine Angot, nota al grande pubblico per aver scritto due libri sul proprio incesto, il secondo contro Lionel Duroy, entrambi accusati di mettere in scena non solo la propria vita, ma anche quella di chi non avrebbe mai dato il proprio consenso al fatto di ritrovarsi nelle pagine di un romanzo. Il problema del libro della Iacub, però, è ben diverso da quello che pongono in generale le autofiction.
Nel momento in cui un autore racconta parte della propria vita, e decide di farlo attraverso un processo narrativo, la realtà viene trasfigurata dalla scrittura. Si parte da sé, e da quello che si è vissuto o subìto, per farne un'esperienza universale, per lasciare una traccia, per dare un senso a ciò che sembra non averne alcuno. Certo, talvolta può accadere di mettersi in scena oppure anche di strumentalizzare alcune persone. Ma perché non si avrebbe il diritto di cercare le parole per raccontare il dolore che si è attraversato, spesso in modo drammatico, come fa Angot quando ci parla della violenza del padre?
Diversa sembra l'operazione commerciale di Belle et Bête. In questo caso, come ammette la stessa Iacub, sarebbe stata la voglia di scrivere un libro che l'avrebbe spinta a vivere un'avventura con DSK. Non un romanzo per raccontare quello che aveva vissuto, ma un'esperienza per poi farne un resoconto. Trasformando così Strauss-Kahn (è qui tutto il paradosso della vicenda) in vittima.
Il problema non è la scrittura autobiografica. Il problema è la manipolazione. Speriamo che i giudici sappiano fare la differenza. Sarebbe veramente un peccato se, in seguito alla triste vicenda DSK-Iacub, il rispetto della privacy impedisse a chi trova le parole per raccontare l'irraccontabile di parlarci di quelle zone d'ombra che, anche se in modo diverso, caratterizzano la vita di ognuno di noi.
Twitter: @MichelaMarzano
SCOPRI LA PRIMA PAGINA DI RSERA
Tanto più che nel mese di marzo ci saranno altri due processi di questo tipo, il primo contro Christine Angot, nota al grande pubblico per aver scritto due libri sul proprio incesto, il secondo contro Lionel Duroy, entrambi accusati di mettere in scena non solo la propria vita, ma anche quella di chi non avrebbe mai dato il proprio consenso al fatto di ritrovarsi nelle pagine di un romanzo. Il problema del libro della Iacub, però, è ben diverso da quello che pongono in generale le autofiction.
Nel momento in cui un autore racconta parte della propria vita, e decide di farlo attraverso un processo narrativo, la realtà viene trasfigurata dalla scrittura. Si parte da sé, e da quello che si è vissuto o subìto, per farne un'esperienza universale, per lasciare una traccia, per dare un senso a ciò che sembra non averne alcuno. Certo, talvolta può accadere di mettersi in scena oppure anche di strumentalizzare alcune persone. Ma perché non si avrebbe il diritto di cercare le parole per raccontare il dolore che si è attraversato, spesso in modo drammatico, come fa Angot quando ci parla della violenza del padre?
Diversa sembra l'operazione commerciale di Belle et Bête. In questo caso, come ammette la stessa Iacub, sarebbe stata la voglia di scrivere un libro che l'avrebbe spinta a vivere un'avventura con DSK. Non un romanzo per raccontare quello che aveva vissuto, ma un'esperienza per poi farne un resoconto. Trasformando così Strauss-Kahn (è qui tutto il paradosso della vicenda) in vittima.
Il problema non è la scrittura autobiografica. Il problema è la manipolazione. Speriamo che i giudici sappiano fare la differenza. Sarebbe veramente un peccato se, in seguito alla triste vicenda DSK-Iacub, il rispetto della privacy impedisse a chi trova le parole per raccontare l'irraccontabile di parlarci di quelle zone d'ombra che, anche se in modo diverso, caratterizzano la vita di ognuno di noi.
Twitter: @MichelaMarzano