Nella scuola materna di Roma “Ugo Bartolomei” oggi non si è festeggiata la festa del papà, ma quella della famiglia. La decisione è stata presa dalle maestre per non mettere in difficoltà uno dei bimbi che, al posto del papà e della mamma, ha due mamme - quella biologica e la compagna della madre - e che si sarebbe sentito escluso da uno di quei momenti di festa cui i bambini tengono tanto. Una decisione giusta e che dovrebbe far riflettere tante altre maestre, visto che molto spesso, per superficialità o per conformismo, non si fa molta attenzione alla sensibilità e alle fragilità dei più piccoli. Si festeggia la mamma, pur sapendo che ci sono degli orfani. Si fanno portare in classe alcune fotografie dei bimbi appena nati, dimenticandosi che ci sono dei bambini adottati che non ne hanno nemmeno una. E così via. Come se le differenze - tante volte subite, senza scelta e senza colpa, da parte dei più piccoli - dovessero essere cancellate, osteggiate e normalizzate fin dall’inizio.
Una decisione giusta, quindi. Che avrebbe dovuto essere accolta all’unanimità tra i genitori e i commentatori visto che, prima o poi, quando ci si conforma alla “normalità”, finiamo tutti per essere feriti e non rispettati nella nostra specificità. E invece, come accade purtroppo quasi sempre di fronte a questo genere di situazioni, la decisione è stata aspramente contestata. Non solo da quelle famiglie tanto “normali” che considerano che i propri figli non dovrebbero mai confrontarsi con l’”anormalità”, ma anche dall’assessore capitolino alla Scuola e alla Famiglia, Gianluigi De Palo, che ha chiesto alla scuola «di evitare di scadere in simili prese di posizione che hanno una valenza ideologica». Cioè?
Ammetto di non capire quale sia questa valenza ideologica. Esattamente come non capisco le proteste di alcuni membri di Fratelli d’Italia che hanno voluto vedere nella decisione la volontà ideologica di affermare l’esistenza di «altre forme di famiglia differenti dall’unione stabile tra uomo e donna». Dov’è l’ideologia in tutto ciò? Non è piuttosto ideologico voler negare l’esistenza di “altre famiglie”, visto che queste “altre famiglie” esistono già?
Twitter: @MichelaMarzano
Una decisione giusta, quindi. Che avrebbe dovuto essere accolta all’unanimità tra i genitori e i commentatori visto che, prima o poi, quando ci si conforma alla “normalità”, finiamo tutti per essere feriti e non rispettati nella nostra specificità. E invece, come accade purtroppo quasi sempre di fronte a questo genere di situazioni, la decisione è stata aspramente contestata. Non solo da quelle famiglie tanto “normali” che considerano che i propri figli non dovrebbero mai confrontarsi con l’”anormalità”, ma anche dall’assessore capitolino alla Scuola e alla Famiglia, Gianluigi De Palo, che ha chiesto alla scuola «di evitare di scadere in simili prese di posizione che hanno una valenza ideologica». Cioè?
Ammetto di non capire quale sia questa valenza ideologica. Esattamente come non capisco le proteste di alcuni membri di Fratelli d’Italia che hanno voluto vedere nella decisione la volontà ideologica di affermare l’esistenza di «altre forme di famiglia differenti dall’unione stabile tra uomo e donna». Dov’è l’ideologia in tutto ciò? Non è piuttosto ideologico voler negare l’esistenza di “altre famiglie”, visto che queste “altre famiglie” esistono già?
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