Il paradiso mostruoso
delle donne di Jane
di ELENA STANCANELLI
Non mi piace Jane Campion, dice una mia amica, tutta quella sua intensità mi sfianca. Ha ragione, la mia amica. Le sue donne, quelle di Campion, sono matte, isteriche, innamorate alla follia, affamate di tutto, sfondate dalla vita. Tutte, sempre.
Forse è colpa della Nuova Zelanda. È un posto talmente eccessivo che non deve essere facile mettersi con calma ed esplorare sentimenti lievi, sussurrare. Lo penso guardando questa serie tv in sei puntate, Top of the lake, protagonista Elisabeth Moss (Peggy Olson di Mad Men, certo) regia di Jane Campion. Che si svolge appunto in uno di quegli estremi della terra, dove il cielo, l’acqua, le piante, l’orizzonte sono mostruosi e ineludibili. Qui, sulle sponde di un lago ovviamente maledetto, sparisce una ragazzina, Tui, di dodici anni, incinta. Bella e misteriosa come una divinità. Elisabeth è un’agente di polizia, con un passato doloroso, che, tornata sul lago a trovare la madr…
Forse è colpa della Nuova Zelanda. È un posto talmente eccessivo che non deve essere facile mettersi con calma ed esplorare sentimenti lievi, sussurrare. Lo penso guardando questa serie tv in sei puntate, Top of the lake, protagonista Elisabeth Moss (Peggy Olson di Mad Men, certo) regia di Jane Campion. Che si svolge appunto in uno di quegli estremi della terra, dove il cielo, l’acqua, le piante, l’orizzonte sono mostruosi e ineludibili. Qui, sulle sponde di un lago ovviamente maledetto, sparisce una ragazzina, Tui, di dodici anni, incinta. Bella e misteriosa come una divinità. Elisabeth è un’agente di polizia, con un passato doloroso, che, tornata sul lago a trovare la madr…
Non mi piace Jane Campion, dice una mia amica, tutta quella sua intensità mi sfianca. Ha ragione, la mia amica. Le sue donne, quelle di Campion, sono matte, isteriche, innamorate alla follia, affamate di tutto, sfondate dalla vita. Tutte, sempre.
Forse è colpa della Nuova Zelanda. È un posto talmente eccessivo che non deve essere facile mettersi con calma ed esplorare sentimenti lievi, sussurrare. Lo penso guardando questa serie tv in sei puntate, Top of the lake, protagonista Elisabeth Moss (Peggy Olson di Mad Men, certo) regia di Jane Campion. Che si svolge appunto in uno di quegli estremi della terra, dove il cielo, l’acqua, le piante, l’orizzonte sono mostruosi e ineludibili. Qui, sulle sponde di un lago ovviamente maledetto, sparisce una ragazzina, Tui, di dodici anni, incinta. Bella e misteriosa come una divinità. Elisabeth è un’agente di polizia, con un passato doloroso, che, tornata sul lago a trovare la madre malata di cancro, finisce per guidare l’inchiesta. Questa è la trama.
Un po’ di thriller, qualche allucinazione, dell’amore. Ma il punto è la comunità. Tolti Elisabeth e il suo collega detective, Campion mette in scena un giudizio universale nel quale tutti i maschi sono ur maschi, rozzi violenti analfabeti ruttanti, e tutte le femmine streghe, nevrotiche, ferite, ma nonostante tutto decise a riprendersi quel che resta della loro vita. Loro, le donne, vivono dentro alcuni containers piazzati su una spiaggia detta Paradise, guidate da Holly Hunter, una specie di guru che vede, capisce e consiglia. Un rehab dell’anima.
Siamo noi? Oppure è la Nuova Zelanda e tutta quella maledetta intensità?
@elenastanka
Forse è colpa della Nuova Zelanda. È un posto talmente eccessivo che non deve essere facile mettersi con calma ed esplorare sentimenti lievi, sussurrare. Lo penso guardando questa serie tv in sei puntate, Top of the lake, protagonista Elisabeth Moss (Peggy Olson di Mad Men, certo) regia di Jane Campion. Che si svolge appunto in uno di quegli estremi della terra, dove il cielo, l’acqua, le piante, l’orizzonte sono mostruosi e ineludibili. Qui, sulle sponde di un lago ovviamente maledetto, sparisce una ragazzina, Tui, di dodici anni, incinta. Bella e misteriosa come una divinità. Elisabeth è un’agente di polizia, con un passato doloroso, che, tornata sul lago a trovare la madre malata di cancro, finisce per guidare l’inchiesta. Questa è la trama.
Un po’ di thriller, qualche allucinazione, dell’amore. Ma il punto è la comunità. Tolti Elisabeth e il suo collega detective, Campion mette in scena un giudizio universale nel quale tutti i maschi sono ur maschi, rozzi violenti analfabeti ruttanti, e tutte le femmine streghe, nevrotiche, ferite, ma nonostante tutto decise a riprendersi quel che resta della loro vita. Loro, le donne, vivono dentro alcuni containers piazzati su una spiaggia detta Paradise, guidate da Holly Hunter, una specie di guru che vede, capisce e consiglia. Un rehab dell’anima.
Siamo noi? Oppure è la Nuova Zelanda e tutta quella maledetta intensità?
@elenastanka