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A lezione di parità dai genitori pinguini

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Qualcuno forse ricorderà il bel documentario naturalistico La marcia dei pinguini di Luc Jacquet in cui si raccontava l’incredibile migrazione artica cui sono costretti questi animali. In uno dei punti più emozionati del film, una coppia di pinguini deve proteggere il proprio cucciolo, che rischia di morire di fame e stenti durante il lungo viaggio. Mentre il padre accudisce il piccolo è la madre che parte per l’oceano a cercare qualcosa da mangiare.

La società dei pinguini è infatti straordinariamente paritaria. È così che proprio l’animale polare è diventato il simbolo delle nuove locandine dell’Unione europea per promuovere la conciliazione tra vita privata e professionale, quella che gli americani chiamano «work-life balance», ben sapendo che la bilancia finora pende sempre da una parte: di equilibrio ancora non si può parlare.

La ripartizione dei carichi domestici e famigliari non ha seguito, finora, la stessa progressione del mondo del lavoro. A questo tema l’Europa vuole dedicare il 2014, designato ufficialmente come anno della conciliazione tra vita privata e vita professionale. Le politiche di austerity in gran parte del continente mostrano una battuta d’arresto delle politiche dedicate a questo obiettivo. Anzi, i tagli al Welfare e i piani di ristrutturazione aziendale rischiano di indebolire soprattutto le donne sia per i servizi pubblici garantiti che per gli strumenti professionali (flessibilità orizzontale e verticale).

Non è solo questione di donne visto che ormai tutti gli studi dimostrano che l’integrazione della forza lavoro femminile è il miglior modo di
combattere l’impoverimento e l’esclusione sociale. Ben venga il pinguino, e tutto ciò che di buono possiamo imparare. Meglio ancora se invece di “conciliazione” si incominciasse a parlare di “condivisione”, tanto per chiarire che non è solo un problema femminile.
@anaisginori