Parla con lei

La fiducia delle donne è una bolla di sapone

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Adesso arrivano anche pubblicità che sembrano interessarsi autenticamente ai problemi delle donne, come dimostrerebbe l'ultimo video realizzato da Dove. Grazie all'aiuto di uno specialista in ritratti robot che aveva lavorato per la polizia di San Jose, Dove cerca di vendere il proprio sapone mostrando come le donne non abbiano fiducia in loro stesse. Quando l'uomo cerca infatti di farne il ritratto sulla base delle informazioni che gli vengono fornite dalle dirette interessate, il risultato non è mai particolarmente brillante: le donne amplificano i propri difetti e non si mettono affatto in valore. Quando invece le donne vengono descritte da altri, i ritratti sono molto più vicini alla realtà, riproducendo in modo accurato i tratti del viso e la forma degli occhi o della bocca. Ecco perché poi queste donne, trovandosi di fronte ai due ritratti, finiscono con il commuoversi, riconoscendo la severità con la quale si sono giudicate da sole. Naturalmente il filmato si chiude con l'immagine del sapone Dove, come se, a forza di utilizzarlo, anche queste donne potessero convincersi della propria bellezza e avere maggior fiducia in loro stesse.

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E se invece non servisse a niente utilizzare saponi e creme, perché la fiducia in sé non dipende dall'oggettività delle proprie caratteristiche, ma sempre e solo dal modo in cui si è stati guardati quando si era piccoli e si continua ad essere guardati in seguito? E se per cominciare ad avere un po' più di fiducia in se stessi si dovesse metterla di dipendere dai giudizi altrui, convincendosi che la cosa che conta di più è il modo in cui ci si guarda da soli?

La pubblicità è stata accolta molto bene da tante persone, contente di ritrovarsi di fronte ad una marca di sapone che non utilizzava né top model dalla bellezza irraggiungibile, né violenza o volgarità capaci solo di ridurre il corpo della donna a mercanzia. Ma c'è anche chi si è soffermato in modo critico su quest'uso strumentale delle fragilità emotive di tante donne convinte, a torto, di non essere "sufficientemente belle". Perché se è vero che "Dio conta le lacrime delle donne", come si legge nel Talmud, e che quando qualcuno le conta fa maggiore attenzione a non ferirle, è anche vero che ci si potrebbe domandare se oggi, chi le conta, non lo faccia anche (o forse solo) per motivi commerciali. Non so se le donne ci guadagnino veramente a contestare la strumentalizzazione del corpo, lasciandosi commuovere dalla strumentalizzazione delle loro emozioni...

Twitter: @MichelaMarzano