Gazebo, che ha concluso la sua prima stagione domenica scorsa su Rai 3, è stato molte cose: il Lorenzo Jovanotti dei programmi di satira, capace di piacere sia al pubblico sia alla critica, oggetto di un consenso generalizzato di portata imbarazzante; il Non è la Rai dei format politici: una struttura impossibile da raccontare, un programma comico senza i comici, fatto solo di quella cosa miracolosa e non depositabile alla Siae che è l'atmosfera; ma, soprattutto, è stato "La Maledizione del Capocomico".
Dicesi "Maledizione del Capocomico" la tradizione per cui ogni programma di culto - molto seguito e molto discusso, molto amato e molto ricordato - produce nel proprio cast illusioni delle quali la vita non sarà mai all'altezza. Vi ricordate quando sembrava che Francesca Reggiani o Stefano Masciarelli fossero rilevanti? Lì il capocomico era Serena Dandini: era la maledizione di Avanzi.
E quando pensavamo avessero un grande futuro Nino Frassica o Maurizio Ferrini? Il capo di tutte le maledizioni è stato Renzo Arbore, e Quelli della notte è stato il suo incantesimo più crudele.
In Gazebo il capocomico si chiama Diego Bianchi e, un po' come Lorenzo Jovanotti Cherubini, l'aver passato i quaranta non lo esime dal nomignolo: Zoro. L'incantesimo di Zoro ha la forma di un tassista: sarebbe Mirko, ma Missouri 4 da sigla di radiotaxi è diventato nome d'arte.
In trasmissione, Missouri 4 era il miglior inviato che il giornalismo politico abbia visto da parecchio tempo. Dopo l'ultima puntata, chissà. Forse farà i cinepanettoni, come ipotizza crudelmente il suo datore d'incantesimo. Farà televendite di materassi. Parteciperà all'Isola dei famosi.
Il vignettista di Gazebo, Makkox, ha disegnato una striscia finale in cui tutti loro faticano a ritrovarsi in vite qualunque dopo aver assaporato la gloria: lui disegna sui marciapiedi, il tassista fa scappare i clienti, la band suona per strada. La consapevolezza è già un vantaggio: almeno sono autoironici, i Marisa Laurito di Gazebo.
@lasoncini
Dicesi "Maledizione del Capocomico" la tradizione per cui ogni programma di culto - molto seguito e molto discusso, molto amato e molto ricordato - produce nel proprio cast illusioni delle quali la vita non sarà mai all'altezza. Vi ricordate quando sembrava che Francesca Reggiani o Stefano Masciarelli fossero rilevanti? Lì il capocomico era Serena Dandini: era la maledizione di Avanzi.
E quando pensavamo avessero un grande futuro Nino Frassica o Maurizio Ferrini? Il capo di tutte le maledizioni è stato Renzo Arbore, e Quelli della notte è stato il suo incantesimo più crudele.
In Gazebo il capocomico si chiama Diego Bianchi e, un po' come Lorenzo Jovanotti Cherubini, l'aver passato i quaranta non lo esime dal nomignolo: Zoro. L'incantesimo di Zoro ha la forma di un tassista: sarebbe Mirko, ma Missouri 4 da sigla di radiotaxi è diventato nome d'arte.
In trasmissione, Missouri 4 era il miglior inviato che il giornalismo politico abbia visto da parecchio tempo. Dopo l'ultima puntata, chissà. Forse farà i cinepanettoni, come ipotizza crudelmente il suo datore d'incantesimo. Farà televendite di materassi. Parteciperà all'Isola dei famosi.
Il vignettista di Gazebo, Makkox, ha disegnato una striscia finale in cui tutti loro faticano a ritrovarsi in vite qualunque dopo aver assaporato la gloria: lui disegna sui marciapiedi, il tassista fa scappare i clienti, la band suona per strada. La consapevolezza è già un vantaggio: almeno sono autoironici, i Marisa Laurito di Gazebo.
@lasoncini