Parla con lei

Olga e Nanà i gesti salvano l'amore

1 minuti di lettura
Nanà è la più giovane, Olga è la più vecchia. Sono nipote e nonna, nel romanzo di Rossella Milone, Poche parole moltissime cose (Einaudi). E poi c'è un cane. Sono loro tre gli unici a fare le "cose" di cui parla il titolo. Vanno via, tornano, di solito senza dare troppe spiegazioni. Gli altri, madri padri figli mogli, sono paralizzati. Non riescono a fare altro che parlare, spesso addirittura tacere.

SCOPRI LA PRIMA PAGINA DI RSERA

Pietro e Bruna non sanno nè amarsi nè odiarsi, Ivan e il padre Sergio non si ascoltano neanche quando parlano al telefono, E poi c'è il passato ineludibile nella vita di Albertine, compagna di Ivan. Lei è nata dove è nato il mondo, in Palestina, nella terra lacera, nella patria di tutte le guerre.

La scrittrice mi racconta: "Sono stata lì, dove si accavallano tutti i nervi scoperti dell'uomo: la proprietà, la religione, il diritto alla vita, la sopraffazione, la Storia, il radicamento, l'amore e l'odio, la sopravvivenza. Ci sono tutte le storie, in quella storia".

Questa è la suggestione. I romanzi nascono così, quando qualcosa che incontri fa scopa col tuo dolore, o la tua felicità. Rossella Milone mette in scena coppie, famiglie, modi di amare. Sono tutti minuscoli tentativi di trovar pace, tenersi abbracciati per non farsi portar via. Non accade però quasi mai, quasi a nessuno. Tranne a chi, come la bambina il cane e la nonna, riempie piccole valigie e va a vedere cose.

Poche parole, moltissime cose è un romanzo di donne e di gesti ostinati ma poco eclatanti. Un piccolo e preciso apologo sulla memoria. Con fogli bianchi e quaderni sui quali ricopiare a mano le lettere delle persone che amiamo, perché le storie non sono altro che copie di altre storie, che sono copie di altre storie...
Twitter: @elenastanka