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Il secondo figlio è fatale alle scrittrici

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Il segreto per essere una scrittrice di successo e insieme una buona madre è fare un figlio soltanto. Lo sostiene Lauren Sandler, in un libro dal titolo One and Only: the freedom of having an only child, and the joy of being one. Susan Sontag, Joan Didion, Mary Mc Charty Margareth Atwood e molte altre scrittrici che amiamo, scrive Sandler, sono madri di figli unici. La cui esistenza è stata funestata, ma resa anche specialissima, dal mestiere della madre.

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"Una volta David (David Rieff il figlio di Susan Sontag) aveva gli occhiali sporchi. La madre gleli tolse dal naso, li sciacquò e glieli rimise addosso. Credo che sia l’unico gesto materno che le abbia mai visto fare". Lo scrive Sigrid Nunez, compagna di David e autrice di Sempre Sontag.

Joan Didion in Blue night racconta della figlia Quintana, amatissima, morta pochi mesi dopo il padre e compagno di una vita di Joan, lo scrittore John Gregory Donne (vicenda, quella della sua morta fulminea, raccontata nello splendido e straziante L’anno del pensiero magico). Quintana, dice Didion, aveva appeso sulla parete un foglio su cui aveva segnato la lista di "ciò che dice mia madre: lavati i denti, spazzolati i capelli e fai silenzio che sto lavorando".

Spesso le scrittrici, sostiene Sandler, decidono di avere un figlio per non sottrarsi all’esperienza umana più potente, e decidono di averne uno solo perché concentrare e delimitare è qualcosa di simile a una malattia professionale. Il secondo figlio, così com’è accduto a Sylvia Plath, rischia di essere fatale.
Twitter: @elenastanka