Magari il video girato nel camerino di Jovanotti ieri, quello in cui Fiorello parlava dell’acqua di cocco, era una prova generale. Qualche sera prima, al concerto bolognese di Lorenzo c’era Bibi Ballandi, produttore della tv di lustrini che non ci si vergogna di ammettere d’aver visto, quella appunto di Fiorello, o di Celentano, quella con le luci basse. Ballandi per il quale facciamo tutti il tifo da anni: magari è la volta buona, magari questo è l’anno che convince Lorenzo a fare un varietà.
C’è questo fatto che la tv italiana è quella cosa che i capaci non vogliono fare. Ci pensavo mercoledì, mentre a Cool Tour (Rai 5) Lorenzo veniva intervistato da Carlo Massarini e si confermava un formidabile generatore di citazioni citabili e l’essere parlante che ogni autore televisivo vorrebbe avere a disposizione.
Ma la tv di Ballandi non è tv: è un evento. La tv è catena di montaggio, è roba di tutti i giorni o tutte le settimane, non avvenimento speciale di quattro puntate. Nei paesi in cui la tv viene presa sul serio, quelli bravi vanno in onda tutto l’anno. Da noi ci sono i bravi, e poi quelli che fanno la tv. L’incrocio dei due insiemi contiene forse solo Fabio Fazio (e Maria De Filippi, che riesce a trasformare il tutte-le-settimane in evento).
Fiorello, che era l’evento-Ballandi per eccellenza, ha (per ora?) smesso. È una forma di bullismo che andrebbe studiata: sono così eccezionale che posso fare a meno del mezzo. Dicevano facesse la radio come laboratorio per la tv, e lui ha smesso anche quella. Lo coprirebbero d’oro per andare su Rai 1, e lui usa il telefonino per fare quel che gli pare su Youtube. È arrivato al punto ideale: quello in cui la tv ha bisogno di lui molto più di quanto lui ne abbia della tv.
Chissà se Ballandi riuscirà a convincere Fiorello a tornare o Jovanotti a debuttare. Una delle frasi di Lorenzo che mi sono segnata l’altra sera rispondeva a una domanda di Massarini sull’aver smesso di fare il rapper: «Il rap con le bollette pagate è sempre più difficile». Chissà se vale anche per il varietà.
Twitter: @lasoncini
C’è questo fatto che la tv italiana è quella cosa che i capaci non vogliono fare. Ci pensavo mercoledì, mentre a Cool Tour (Rai 5) Lorenzo veniva intervistato da Carlo Massarini e si confermava un formidabile generatore di citazioni citabili e l’essere parlante che ogni autore televisivo vorrebbe avere a disposizione.
Ma la tv di Ballandi non è tv: è un evento. La tv è catena di montaggio, è roba di tutti i giorni o tutte le settimane, non avvenimento speciale di quattro puntate. Nei paesi in cui la tv viene presa sul serio, quelli bravi vanno in onda tutto l’anno. Da noi ci sono i bravi, e poi quelli che fanno la tv. L’incrocio dei due insiemi contiene forse solo Fabio Fazio (e Maria De Filippi, che riesce a trasformare il tutte-le-settimane in evento).
Fiorello, che era l’evento-Ballandi per eccellenza, ha (per ora?) smesso. È una forma di bullismo che andrebbe studiata: sono così eccezionale che posso fare a meno del mezzo. Dicevano facesse la radio come laboratorio per la tv, e lui ha smesso anche quella. Lo coprirebbero d’oro per andare su Rai 1, e lui usa il telefonino per fare quel che gli pare su Youtube. È arrivato al punto ideale: quello in cui la tv ha bisogno di lui molto più di quanto lui ne abbia della tv.
Chissà se Ballandi riuscirà a convincere Fiorello a tornare o Jovanotti a debuttare. Una delle frasi di Lorenzo che mi sono segnata l’altra sera rispondeva a una domanda di Massarini sull’aver smesso di fare il rapper: «Il rap con le bollette pagate è sempre più difficile». Chissà se vale anche per il varietà.
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