di ANAIS GINORI
Nel paese della natalità più alta d'Europa (2,3 figli per ogni donna), non poteva mancare un reality dedicato alla maternità. Il programma, trasmesso sul principale canale privato Tf1, si chiama Baby Boom. Le protagoniste sono puerpere di un ospedale vicino Parigi dove si sfornano parti come in una fabbrica. Di tanti format, non è il più scemo, né il più volgare. Le donne, molte giovani, si mostrano nella loro incerta attesa, con insicurezze e fragilità che sono proprie di questo periodo della vita. Il reality esiste dal 2011 e quest'anno ha inaugurato la nuova stagione prefissandosi di dare un quadro meno idilliaco della maternità.
"Potremmo chiamarlo Baby Blues" ha detto uno dei produttori, presentando la serie. È una buona notizia: non si capisce perché ci sia ancora così bisogno di edulcorare certe difficoltà nel diventare genitori. A parte qualche rara eccezione (il film di Alina Marrazzi, Tutto parla di te), capita raramente di mostrare la maternità nel suo lato più oscuro, in quella linea d'ombra che separa la donna dalla madre. Basterebbe riconoscere che questo passaggio esistenziale suscita, inevitabilmente, emozioni contrastanti. La parte di dolore psicologico e angoscia può assumere varie sfumature, intensità. Ma esiste in quasi tutte le donne. Vista dall'Italia è una doppia buona notizia. Le mamme francesi non sono come si tende a rappresentarle nel cliché: capaci di figliare e lavorare rimanendo sempre eleganti e in forma. L'unica differenza è forse la loro capacità di non colpevolizzarsi troppo. Prima ancora del reality tv, c'è stato l'esilarante spettacolo Mother Fucker dell'attrice comica e neomamma Florence Foresti. Il suo motto iconoclasta: "Non tutte le donne farebbero figli, se sapessero quel che accade davvero". Viva la sincerità.
Twitter: @anaisginori