Parla con lei

La letteratura?
E' roba da talent

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RaiTre produrrà un talent per aspiranti scrittori, che si chiamerà Masterpiece. Alla selezione si sono presentati in 5.000. Ancora non sappiamo quasi niente, ma già il dissenso monta. I reattivi commentatori della rete, con la sobrietà che li contraddistingue, già parlano di genocidio culturale e orrore di massa. Un brivido percorre la coscienza critica di tutti noi: spariamo subito o aspettiamo che il primo coniglio sporga il musetto dalla tana, reggendo con le zampette tremanti i fogli A4?

Siamo tutti puristi della letteratura, tutti arruolati per difendere gli scrittori, il loro ruolo, il loro senso. Benissimo.

Ma dov'eravamo quando le case editrici inzeppavano i loro cataloghi di roba che vendeva tantissimo ma non aveva niente a che fare con la letteratura?

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Dov'eravamo quando gli editori pubblicavano Alba Parietti accanto a Jorge Amado, Marco Alemanno accanto a Joseph Conrad, Ligabue accanto a Philip Roth, Giuliano Sangiorgi accanto a David Foster Wallace?

Dove eravamo quando Fabio Volo, Luciana Litizzetto, Serena Dandini, Giorgio Faletti, artisti che abbiamo ammirato moltissimo nella loro professione, diventavano i nostri scrittori? Lo dico con profondo rispetto per tutti loro, semplicemente si tratta di mestieri diversi, tutto qui.

Prima togliamo senso alle parole, poi, una volta che spogliate del loro senso vengono usate per definire cose a caso, ci scandalizziamo. Uno scrittore è un cantante, un presentatore tv, un comico, uno che si iscrive a un talent show per piazzare il proprio manoscritto?

Nessuna di questa cose.

Ma se una, allora perché no tutte quante?
Twitter : @elenastanka
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