SE IO FOSSI Fabio Fazio, probabilmente avrei anche la buona educazione di Fabio Fazio, e quindi non avrei preso a male parole Renato Brunetta. Non essendolo, ho continuato a chiedermi, per tutta quella mezz'ora, che esercizi di yoga si facciano per ottenere quella calma che in confronto Kate Middleton è una punk.
VIDEO LO SCONTRO BRUNETTA-FAZIO
Se io fossi Fabio Fazio, metterei ogni domenica, quella di Brunetta come quella di Enrico Letta, un redattore a monitorare i social network. Mi farei portare, a fine serata, una selezione di commenti. Quelli che giornalisti inavvertiti e convinti che Facebook sia una comunicazione privata lasciano in giro; dicendo che loro sì sanno fare le interviste, che quello non sarà mica un intervistatore, non è neanche un giornalista, vuoi mettere il loro tesserino dell'Ordine.
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Li leggerei e quel punto, se fossi Fabio Fazio, sorriderei magnanimo. Se fossi me, invece, li metterei da parte per l'inevitabile momento in cui i giornalisti in questione pubblicheranno un libro. L'inevitabile momento in cui quello che dice di saper fare le interviste meglio del conduttore di Che tempo che fa sarà disposto a vendersi un rene per andare a presentare il suo libro lì.
Se io fossi Fabio Fazio, quando dico a Brunetta che il mio programma rientra dei costi con la pubblicità (un'informazione talmente ovvia che chiunque non voglia fare la figura dello sprovveduto dovrebbe solo rispondere "Ma certo, lo so"); quando puntualizzo l'ovvio, ovvero che quello in cui lui è ospite è un programma di successo nonché l'ultimissimo dei problemi d'investimento della Rai; quando glielo dico e quello replica "Non è proprio così", ecco, se fossi Fabio Fazio lo inviterei garbatamente a cambiare argomento e proseguire l'intervista.
Se fossi me, però, non riuscirei a non mettermi a ridere e a non dire qualcosa del tipo: "Scusi, ma allora se va ospite da Porro cosa fa: pretende che le restituisca il cachet in contanti in diretta?".
Twitter: @lasoncini
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Se io fossi Fabio Fazio, metterei ogni domenica, quella di Brunetta come quella di Enrico Letta, un redattore a monitorare i social network. Mi farei portare, a fine serata, una selezione di commenti. Quelli che giornalisti inavvertiti e convinti che Facebook sia una comunicazione privata lasciano in giro; dicendo che loro sì sanno fare le interviste, che quello non sarà mica un intervistatore, non è neanche un giornalista, vuoi mettere il loro tesserino dell'Ordine.
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Se io fossi Fabio Fazio, quando dico a Brunetta che il mio programma rientra dei costi con la pubblicità (un'informazione talmente ovvia che chiunque non voglia fare la figura dello sprovveduto dovrebbe solo rispondere "Ma certo, lo so"); quando puntualizzo l'ovvio, ovvero che quello in cui lui è ospite è un programma di successo nonché l'ultimissimo dei problemi d'investimento della Rai; quando glielo dico e quello replica "Non è proprio così", ecco, se fossi Fabio Fazio lo inviterei garbatamente a cambiare argomento e proseguire l'intervista.
Se fossi me, però, non riuscirei a non mettermi a ridere e a non dire qualcosa del tipo: "Scusi, ma allora se va ospite da Porro cosa fa: pretende che le restituisca il cachet in contanti in diretta?".
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