Parla con lei

Ai figli serve amore incondizionato

di MICHELA MARZANO

2 minuti di lettura
CHE TANTI GENITORI vogliano il bene dei propri figli è fuori discussione. Così come è fuori discussione il fatto che l'educazione, in famiglia, non comporti solo baci, carezze e incoraggiamenti, ma anche regole e talvolta punizioni. Ma si può poi nel nome del "bene" sottoporre un figlio a maltrattamenti e ricatti? Può un genitore obbligare i figli al successo, costringendoli a sacrifici disumani?

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È quello che è successo a Treviso, dove il padre di un quattordicenne è stato recentemente indagato dalla procura della Repubblica in seguito alla constatazione delle "vessazioni fisiche e psichiche" subite dal ragazzo. Il padre voleva farne un campione di nuoto. Ecco perché non esitava né a costringere il figlio a sottoporsi ad allenamenti massacranti, né ad imbottirlo di integratori alimentari e prodotti iperproteici. Il tutto accompagnato da ricatti emotivi: quando il figlio vinceva una gara erano lodi e abbracci; quando invece perdeva, non c'erano altro che rimproveri e freddezza. Fino a trasformare la vita del ragazzo in un vero e proprio incubo.

Come si fa a sentirsi amati ed accettati quando l'affetto sembra dipendere solo da quello che si fa e dai risultati che si ottengono? Come si può crescere in modo equilibrato quando fin dalla più tenera età si impara che l'amore è qualcosa che si merita e che, per meritarlo, ci si deve costantemente sforzare, impegnare e sacrificare, fino al punto di ammalarsi?

Viviamo sempre di più in un'epoca in cui il valore di una persona sembra dipendere dal successo e dalla visibilità pubblica che ottiene. Come se la vita potesse avere senso solo quando si riesce ad adeguarsi alle aspettative altrui. Come se le fragilità e le debolezze fossero soltanto difetti da correggere e cancellare. E se il senso della vita fosse invece altrove? Se il valore della persona fosse intrinseco e quindi indipendente da tutto quello che si riesce o meno ad ottenere?

Quando si è piccoli, non si sa di avere un valore. Si dipende in tutto e per tutto dagli adulti, e si immagina che il proprio valore sia direttamente proporzionale alle manifestazioni di affetto. Ci si sforza di essere esattamente come gli altri vorrebbero che si fosse. Si è pronti a qualunque sacrifico pur di non perdere l'amore dei genitori. Ecco perché compete agli adulti, soprattutto ai genitori, di insegnare ai bimbi che l'amore non è qualcosa che si merita o si perde in base a come ci si comporta. L'amore dei genitori dovrebbe essere incondizionato. E rappresentare quella certezza su cui appoggiarsi per crescere e affrontare poi le difficoltà della vita.

Peccato che tanti genitori siano talmente prigionieri dei propri problemi e delle proprie frustrazioni da non capire che i figli non sono lì né per realizzare quello che loro stessi non hanno mai realizzato, né per colmare la propria ansia.
Intendiamoci bene, non si tratta di essere genitori perfetti. Basterebbe accontentarsi di essere genitori sufficientemente buoni, come spiega D. W. Winnicott, ossia genitori capaci di amare i figli per quello che sono e non per quello che dovrebbero essere.
Twitter: @MichelaMarzano