Arianna, la pasionaria del giornalismo
di FRANCESCA CAFERRI
La conosco da quindici anni e fatico a pensare a un momento in cui l'ho vista ferma. Anche nell'aula della scuola di giornalismo dove ci siamo incontrate, Arianna Ciccone non riusciva a stare immobile: si spostava, scriveva, usciva. Il tutto dopo aver macinato a piedi tre chilometri ogni mattina. Del resto, come fai a chiudere un vulcano dentro quattro mura?
Il vulcano Arianna in questi giorni ha fatto molto parlare di sé: dopo essersi inventata da zero, insieme al suo compagno Chris Potter, un Festival internazionale del giornalismo, dopo aver messo Perugia nelle mappe dell'informazione che conta, dopo aver attirato in città decine di migliaia di appassionati e volontari da tutta Italia - e anche da fuori - e portato in Umbria alcuni dei nomi più interessanti della scena mondiale (due su tutti dall'edizione dell'anno scorso: la blogger cubana Joani Sanchez e il guru hi-tech di Barack Obama Harper Reed) Arianna ha detto basta. O, per usare le sue parole (anzi, que…
Il vulcano Arianna in questi giorni ha fatto molto parlare di sé: dopo essersi inventata da zero, insieme al suo compagno Chris Potter, un Festival internazionale del giornalismo, dopo aver messo Perugia nelle mappe dell'informazione che conta, dopo aver attirato in città decine di migliaia di appassionati e volontari da tutta Italia - e anche da fuori - e portato in Umbria alcuni dei nomi più interessanti della scena mondiale (due su tutti dall'edizione dell'anno scorso: la blogger cubana Joani Sanchez e il guru hi-tech di Barack Obama Harper Reed) Arianna ha detto basta. O, per usare le sue parole (anzi, que…
La conosco da quindici anni e fatico a pensare a un momento in cui l'ho vista ferma. Anche nell'aula della scuola di giornalismo dove ci siamo incontrate, Arianna Ciccone non riusciva a stare immobile: si spostava, scriveva, usciva. Il tutto dopo aver macinato a piedi tre chilometri ogni mattina. Del resto, come fai a chiudere un vulcano dentro quattro mura?
Il vulcano Arianna in questi giorni ha fatto molto parlare di sé: dopo essersi inventata da zero, insieme al suo compagno Chris Potter, un Festival internazionale del giornalismo, dopo aver messo Perugia nelle mappe dell'informazione che conta, dopo aver attirato in città decine di migliaia di appassionati e volontari da tutta Italia - e anche da fuori - e portato in Umbria alcuni dei nomi più interessanti della scena mondiale (due su tutti dall'edizione dell'anno scorso: la blogger cubana Joani Sanchez e il guru hi-tech di Barack Obama Harper Reed) Arianna ha detto basta. O, per usare le sue parole (anzi, quelle di Chris) "stop at the top": il festival, così come lo avete conosciuto per sette anni, chiude i battenti.
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Per spiegare il motivo di questa scelta occorre dire che dietro al grande spettacolo di Perugia c'erano pochi - pochissimi - soldi pubblici, tanta - tantissima - fatica e la rabbia, anche quella superlativa, di dover lottare per difendere dei risultati che in qualunque altro paese civile sarebbero stati considerati eccezionali. Per questo, in mancanza di certezze economiche sul futuro, Arianna e Chris hanno annunciato che l'esperienza era pronta a chiudersi: lo hanno fatto prima con un post in rete, come nel loro stile. Poi con un incontro pubblico in cui spiegavano che rinunciavano ad ogni forma di finanziamento pubblico - visto che non ne arrivavano a sufficienza - e che l'unica maniera per andare avanti sarebbe stata il crowdsourcing, il finanziamento dal basso tramite Internet. Così hanno aperto una piattaforma di raccolta fondi: nei prossimi giorni chiunque lo vorrà - privati e aziende - potrà contribuire a finanziare l'evento con un clic.
Quando, in diretta twitter, ho sentito la novità, ho sorriso: non puoi chiudere un vulcano dentro una stanza, tantomeno dietro alle ferree logiche partitiche che governano la distribuzione dei soldi pubblici. Ma se provi a farlo, il vulcano non si spegne: piuttosto esplode e ti travolge con la sua rabbia. Arianna Ciccone questo ha fatto, è esplosa: la sua rabbia è creativa, geniale, incontrollabile, un po' folle. Lo è sempre stata, sempre lo sarà: l'ha portata a creare dal nulla un evento che ha pochi uguali in Italia per numero di appassionati che richiama, qualità degli eventi, ricaduta culturale. Ora l'ha condotta fino a lanciare una sfida che, ancora una volta, in questo Paese non ha precedenti.
Sono un'illusa a sperare che ce la faccia? Che una donna dalla volontà ferrea e dalla creatività fuori dalle righe possa spazzare via un po' della nebbia che circonda questa bella addormentata che chiamiamo Italia? Io dico di no.
Twitter:@francescacaferr
Il vulcano Arianna in questi giorni ha fatto molto parlare di sé: dopo essersi inventata da zero, insieme al suo compagno Chris Potter, un Festival internazionale del giornalismo, dopo aver messo Perugia nelle mappe dell'informazione che conta, dopo aver attirato in città decine di migliaia di appassionati e volontari da tutta Italia - e anche da fuori - e portato in Umbria alcuni dei nomi più interessanti della scena mondiale (due su tutti dall'edizione dell'anno scorso: la blogger cubana Joani Sanchez e il guru hi-tech di Barack Obama Harper Reed) Arianna ha detto basta. O, per usare le sue parole (anzi, quelle di Chris) "stop at the top": il festival, così come lo avete conosciuto per sette anni, chiude i battenti.
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Per spiegare il motivo di questa scelta occorre dire che dietro al grande spettacolo di Perugia c'erano pochi - pochissimi - soldi pubblici, tanta - tantissima - fatica e la rabbia, anche quella superlativa, di dover lottare per difendere dei risultati che in qualunque altro paese civile sarebbero stati considerati eccezionali. Per questo, in mancanza di certezze economiche sul futuro, Arianna e Chris hanno annunciato che l'esperienza era pronta a chiudersi: lo hanno fatto prima con un post in rete, come nel loro stile. Poi con un incontro pubblico in cui spiegavano che rinunciavano ad ogni forma di finanziamento pubblico - visto che non ne arrivavano a sufficienza - e che l'unica maniera per andare avanti sarebbe stata il crowdsourcing, il finanziamento dal basso tramite Internet. Così hanno aperto una piattaforma di raccolta fondi: nei prossimi giorni chiunque lo vorrà - privati e aziende - potrà contribuire a finanziare l'evento con un clic.
Quando, in diretta twitter, ho sentito la novità, ho sorriso: non puoi chiudere un vulcano dentro una stanza, tantomeno dietro alle ferree logiche partitiche che governano la distribuzione dei soldi pubblici. Ma se provi a farlo, il vulcano non si spegne: piuttosto esplode e ti travolge con la sua rabbia. Arianna Ciccone questo ha fatto, è esplosa: la sua rabbia è creativa, geniale, incontrollabile, un po' folle. Lo è sempre stata, sempre lo sarà: l'ha portata a creare dal nulla un evento che ha pochi uguali in Italia per numero di appassionati che richiama, qualità degli eventi, ricaduta culturale. Ora l'ha condotta fino a lanciare una sfida che, ancora una volta, in questo Paese non ha precedenti.
Sono un'illusa a sperare che ce la faccia? Che una donna dalla volontà ferrea e dalla creatività fuori dalle righe possa spazzare via un po' della nebbia che circonda questa bella addormentata che chiamiamo Italia? Io dico di no.
Twitter:@francescacaferr