Parla con lei

Una campagna contro il sessismo 2.0

di MICHELA MARZANO

2 minuti di lettura
Nonostante i progressi che si registrano quasi ovunque in tema di uguaglianza uomo/donna, gli stereotipi di genere restano ancora oggi estremamente forti. Non solo perché le donne continuano a guadagnare di meno rispetto agli uomini, a non accedere a posizioni di responsabilità e a rinunciare al lavoro per dedicarsi ai figli, ma anche perché, nonostante le battaglie culturali e sociali portate avanti dalle femministe soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, è ancora molto presente la tendenza a “naturalizzare” il genere femminile. Certo, all’epoca di internet e dei social network, anche il sessismo si esprime in modo digitale. Non per questo, però, produce contenuti particolarmente originali. Anzi.

Gira e rigira, anche per le generazioni 2.0, l’essenza femminile è fatta di sottomissione e cura della casa, docilità e ruoli subalterni. È quello che denuncia UN Women, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’uguaglianza dei sessi e l’autonomia femminile, lanciando una campagna pubblicitaria choc in occasione del 25 novembre, ossia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ideata da Christopher Hunt, la campagna mostra il volto di quattro donne di etnie diverse, la cui bocca è coperta dalla barra di ricerca di Google che suggerisce alcuni completamenti automatici legati alle parole “women should, women shouldn’t, women need to, women cannot” (le donne dovrebbero, non dovrebbero, devono, non possono).

UN Women si è basata su una ricerca condotta dall’agenzia di comunicazione Memac Ogilvy & Mather Dubai secondo la quale, per la maggior parte degli utenti del web, le donne dovrebbero “restare a casa”, “non avere alcun diritto”, “essere sottomesse”. Utilizzando la funzione dell’autocompletamento - quella funzione che permette ad un motore di ricerca di intuire quale parola o espressione sta per essere digitata solo in base alle prime lettere - sono infatti queste le espressioni con cui Google completa la frase “Women should”. Mostrando così in modo non equivoco quanto resta ancora da fare per la promozione dell’uguaglianza tra gli uomini e le donne. Non tanto e non solo in tema di pari opportunità, di cui tanto si parla oggi e che ci si illude di promuovere con le quota rosa in politica o nei consigli di amministrazione, ma molto più semplicemente in termini di pari dignità, quella stessa dignità che dovrebbe impedire di considerare le donne come “naturalmente” inferiori agli uomini.
 «I messaggi sono scioccanti» commenta Kareem Shuhaibar di UN Women. «Ma la campagna serve proprio a far prendere coscienza soprattutto ai giovani della gravità della situazione in cui si trovano ancora oggi tante donne». Ecco anche perché, su twitter, è stato appositamente creato l’hashtag #womenshould. Da utilizzare per decostruire questo nuovo sessismo 2.0. O anche semplicemente per mostrare che, il web non serve solo per diffondere vecchi stereotipi, ma anche per costruire una nuova cultura dell’uguaglianza.

Twitter: @MichelaMarzano